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Templar SignEye of God  

CHI SIAMO, DA DOVE VENIAMO, COSA VOGLIAMO

È nella natura di questo mondo destinato a perire che il giorno si alterni alla notte, che il buon grano sia mescolato alla paglia, l'oro al piombo e la verità più eccelsa alla più sordida menzogna. Nulla di sorprendente, dunque, se intorno al mondialismo - inteso quale visione comprensiva della società e dello Stato - e a quanti se ne fanno portatori nelle diverse epoche storiche, i mondialisti, esiste una gran varietà di opinioni contrastanti: alcuni (pochi in verità) ci considerano poco meno che santi ed eroi, menti illuminate che cercano di gettare ponti tra i popoli per costruire un'umanità nuova; altri (la gran maggioranza) ci accusano di essere una congrega di avidi profittatori, sempre intenti a ordire complotti per sovvertire governi, per abbattere le Tradizioni (dove mai vanno a ficcarsi, le Tradizioni!) e la Religione (quale, di grazia?), per cancellare le diversità nazionali e creare un'umanità "omologata" che adori soltanto il dio Dollaro. Una confusione ancor più grande, se possibile, sussiste riguardo alle nostre origini, alla nostra identità collettiva: c'è chi ci bolla sic et simpliciter come massoni, anticlericali, addirittura satanisti... Nulla di sorprendente, lo ripetiamo, poiché, come dice il Filosofo, la verità è una, l'errore molteplice. Ma poiché la molteplicità delle opinioni errate su di noi rischia di confondere le menti di chi non possiede sufficienti conoscenze e spirito critico, il comitato direttivo dell'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire", in unione con tutti gli aderenti, ha deciso di pubblicare questa succinta esposizione storica, per spiegare in modo chiaro ed esauriente, chi siamo, da dove veniamo e cosa vogliamo.

 

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La nostra storia inizia il mattino del giorno di Pasqua dell'anno del Signore 1118, quando un gruppo di cavalieri crociati, sotto la guida del nobile Hugues de Payns e del suo fraterno amico Gaudefroy de Saint-Homer, giurarono nelle mani del patriarca di Gerusalemme Gormond de Picquigny di voler osservare in perpetuo i voti di castità, obbedienza e povertà e di combattere fino alla morte contro gli infedeli per difendere i pellegrini di Terrasanta; una decisione provvidenziale, poiché subito dopo il re Baldovino II di Gerusalemme, entusiasta dell'iniziativa, assegnava loro come sede alcuni locali del palazzo reale in prossimità della Cupola della Roccia, costruita dai musulmani sulle rovine dell'antico Tempio di Salomone. Così nacque l'Ordine dei Poveri compagni d'armi di Cristo e del Tempio di Salomone (Pauperes commilitones Christi templique Salomonis), presto divenuti più noti come milites templi e, nelle varie lingue europee, templiers, templars, Tempelritter, templarios, Templari.

Dieci anni dopo, il concilio di Troyes approvò la nostra regola, redatta da Bernardo di Chiaravalle, e da allora l'Ordine crebbe in potenza e prestigio, sino a ottenere dai Papi l'esenzione da ogni tassa imposta dai sovrani temporali e l'assoggettamento alla giurisdizione esclusiva della Sede Apostolica. Combattemmo con onore in Terrasanta, anche se non riuscimmo a impedire che i regni cristiani d'Oltremare fossero progressivamente erosi e alfine sconfitti dai musulmani; in compenso ci espandemmo in Europa, ove i nostri adepti si contavano a decine di migliaia e le nostre "case" e castelli crebbero a centinaia, dalla Spagna che riconquistammo pezzo per pezzo fino alla Foresta Nera, e dalla Scandinavia fino alla Puglia.

Contrariamente a ciò che molti credono, durante la nostra permanenza in Terrasanta non entrammo in possesso né del Santo Graal, né dell'Arca dell'Alleanza, né tantomeno di conoscenze esoteriche in materia di architettura o in altri campi. Le nostre chiese, cappelle e residenze furono costruite con il contributo di maestri tagliapietre e architetti di tutto il mondo allora conosciuto (anche ebrei e musulmani), ma il loro sapere non proveniva da Salomone, bensì dai matematici greci dell'antichità. Nella Cupola della Roccia, che avevamo trasformato in chiesa, scavammo alla ricerca del tesoro di re Salomone ma trovammo solo poche monete d'oro e d'argento con l'iscrizione "NERO CAESAR AUGUSTUS", oltre a vari bacili in bronzo usati dai Leviti per raccogliere il sangue degli animali immolati. A Costantinopoli, invece, conquistammo un tesoro spirituale: nel 1204 Ottone de la Roche, capo della Crociata che aveva conquistato la città, approfittando della confusione del saccheggio si impadronì della Santa Sindone, sottraendola dalla chiesa di Santa Maria delle Blachernae ove era custodita, e un anno dopo, per timore di incorrere nella scomunica lanciata da Papa Innocenzo III contro i trafugatori di reliquie, la affidò ai nostri emissari ad Atene; da lì fu trasportata prima a San Giovanni d'Acri, poi, via Cipro, a Marsiglia e infine a Parigi. Ivi la custodimmo e venerammo per cento anni, conservandola ripiegata, all'uso orientale, in modo che fossero visibili solo la testa e il volto di Colui che chiamavamo "l'Homme bafoué" (l'Uomo oltraggiato).

La vera fonte della nostra ricchezza fu altrove, al di là dell'oceano: alleatici con i Vichinghi che già da un secolo avevano raggiunto le coste oggi chiamate Terranova e Labrador, e approfittando del clima più caldo dell'attuale, creammo una serie di basi d'approvvigionamento lungo tutta la costa orientale del Nordamerica, e ci spingemmo a sud fino alla Florida e oltre, fino al Messico. Lì stringemmo buoni rapporti con gli indigeni, che ci credettero déi (Quetzalcoatl, il dio barbuto dagli occhi azzurri di cui gli Aztechi incontrati da Cortés attendevano il ritorno dal mare, altro non era che la raffigurazione mitologica dei templari di stirpe normanna incontrati tre secoli prima); edificammo una fiorente colonia, e con il lavoro dei nativi sfruttammo con efficienza le numerose miniere d'argento dello Yucatan. Accumulammo così una ricchezza tale, da divenire i banchieri dei re della terra, e questo fu la causa della nostra rovina.

Il re di Francia Filippo IV detto il Bello (bello forse nel corpo, ma immondo e disgustoso nell'anima), per rimpinguare le casse dello Stato da lui dissanguate nella scellerata guerra con gli Inglesi, dopo aver espropriato i beni dei cambiavalute ebrei e dei mercanti lombardi e tassato fino all'osso il clero di Francia, mise infatti gli occhi sui nostri tesori. Dopo aver tentato invano di farsi ammettere nell'Ordine al fine di assumerne la guida, infiltrò nelle nostre file spie con l'incarico di carpire informazioni utili a coglierci in fallo, e nel funesto venerdì 13 ottobre dell'anno 1307, con la complicità degli inquisitori, fece arrestare i nostri capi in tutto il regno e con la tortura li costrinse a confessare falsamente di aver commesso atti di sodomia sui novizi - per tali vennero fatte passare le umiliazioni cui di buon grado essi si sottoponevano, a imitazione dell'Uomo dei dolori - e soprattutto di aver adorato l'idolo chiamato Baphomet o Bafometto - che in realtà, come sopra abbiamo detto, era il Volto della Sindone -. Il nostro Gran Maestro Jacques de Molay confidava nell'aiuto del Papa; e in verità Clemente V, pur già prigioniero ad Avignone, riuscì a farsi consegnare i prigionieri, che subito ritrattarono le confessioni loro estorte, e ad avocare a sé il processo che si protrasse fino al 1312, allorché al concilio di Vienne i cardinali non riuscirono a trovare un accordo sulla richiesta di condanna. Il Papa stesso era intenzionato ad assolverci formalmente dall'accusa di eresia (la più grave e pericolosa); ma le pressioni di Filippo, deciso addirittura a provocare uno scisma della Chiesa di Francia, e il ricordo terribile dell'attentato di Anagni al suo predecessore Bonifacio VIII prevalsero sulla voce della coscienza. Con la bolla Vox in excelso il Papa, pur riconoscendo l'assenza di colpa, sciolse l'Ordine per legitima suspicio, proibendone la ricostituzione sotto pena della scomunica, e il 18 marzo 1314 Jacques de Molay e il precettore di Normandia Geoffrey de Charny furono arsi vivi a Parigi, sull'isoletta della Senna detta "dei giudei".

Quel giorno i nostri occhi si aprirono, e comprendemmo che la soggezione del Papato ai sovrani temporali metteva nelle mani di questi un formidabile potere: il potere della fede. L'accusa di eresia, brandita contro di noi come una spada, ci aveva d'un colpo alienato le simpatie del popolo; allo stesso modo qualunque oppositore di questo o quell'altro re o feudatario avrebbe potuto esser messo a morte col favore di una folla plaudente, purché si trovassero falsi testimoni disposti ad accusarlo. Comprendemmo che non ci sarebbe mai stata pace per la Cristianità fin quando Chiesa e Stato non fossero stati profondamente riformati dall'interno come avevano auspicato san Francesco d'Assisi e san Domenico di Guzmán, sottraendo le questioni religiose alla giurisdizione secolare e garantendo a ogni essere umano il diritto di rivolgersi a Dio secondo il dettame di una libera coscienza, senz'altro limite che quello della difesa delle altrui persone e beni. Da allora questa divenne la nostra missione.

 

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La scomunica del 1312 segnò la nostra messa al bando "ufficiale", ma non la nostra fine. Lo stesso giorno dell'arresto di de Molay e degli altri capi templari la Sindone di Cristo, per ordine del nostro Gran Maestro, fu presa in consegna dai membri della famiglia de la Roche (la pronipote di Ottone, Jeanne de Vergy, nel 1340 sposò Geoffrey de Charny, nipote e omonimo di quello arso sul rogo, portandogli in dote la santa reliquia), mentre la nostra flotta ancorata a La Rochelle, carica dei nostri tesori, prendeva il largo alla volta della Scozia, il cui re Roberto I aveva deciso, al pari dei sovrani di Spagna e Portogallo, di non dare esecuzione alla bolla papale. La maggior parte dei cavalieri trovò dunque rifugio in quei paesi; i templari spagnoli costituirono l'Ordine di Montesa che conservò i beni loro già appartenuti, mentre quelli portoghesi costituirono l'Ordine di Cristo che fu guidato per vent'anni dal re Enrico il Navigatore.

Il nostro primo obiettivo fu di consolidare ed estendere le colonie al di là dell'Atlantico: perciò nel 1398 Lord Henry Sinclair, Gran Maestro dell'Ordine scozzese, partì con 12 navi e un equipaggio multietnico verso la terra allora chiamata Nuova Scozia ed oggi Rhode Island ove passò l'inverno, per poi esplorare il New England e il Massachusetts; prove del suo viaggio sono la torre ottagonale costruita a Newport (Rhode Island), la grande stele di Westford (nel Massachusetts) che raffigura un cavaliere in armatura con le insegne di Sir James Gunn, luogotenente di Sinclair, e lo scheletro in armatura ritrovato nel 1832 a Fall River (sempre in Massachusetts). I nostri fratelli di Lisbona, invece, favorirono l'esplorazione dell'America centrale da parte dei Portoghesi.

Fra i nostri progetti c'era la fondazione di un regno in Messico da chiamare Arcadia, che avrebbe dovuto esser popolato da membri delle tre religioni ed esser ispirato ai princìpi della separazione fra Stato e Chiesa e della tolleranza religiosa; in questo piano coinvolgemmo non solo l'ordine francescano, ma anche il cardinale genovese Giovanni Battista Cybo - che col nostro aiuto divenne Papa col nome di Innocenzo VIII - e uno dei suoi figli naturali, un valente marinaio che aveva sposato la figlia di un nostro gran Maestro e che proteggeva i suoi natali sotto il falso nome di... Cristoforo Colombo. Davvero credevate che la scoperta dell'America sia avvenuta per caso? Chi di voi sa che sulla tomba di Innocenzo, in san Pietro, sta scritto: "Durante il suo regno la scoperta di un Nuovo Mondo"? E come sarebbe stato possibile scrivere una tale assurdità, dal momento che quel Papa è morto il 25 luglio 1492 e Colombo è partito da Palos il 3 agosto, se quel viaggio fosse stato il primo? E perché mai le bianche vele delle tre caravelle recavano impressa la croce rossa del nostro Ordine? Per un caso? Davvero credete che Colombo abbia avuto solo molta fortuna nell'approfittare delle correnti favorevoli, o che fosse ridotto alla disperazione quando il suo equipaggio si ribellò ed egli offrì la sua testa se entro tre giorni non avessero avvistato terra, e la sera del terzo giorno così avvenne? E perché decise di attendere l'alba del 12 ottobre per sbarcare, ancora per un caso? Nessun caso, nessuna fortuna, niente disperazione. Semplicemente, Colombo aveva già percorso quella rotta nel 1485, istruito da marinai portoghesi che a loro volta avevano appreso da noi; semplicemente, la sua spedizione "ufficiale" fu finanziata dai nostri fratelli spagnoli, che fornirono anche marinai esperti nel seguire la rotta; e la data del 12 ottobre, semplicemente, era il giorno in cui Filippo l'Infame aveva inviato i suoi sgherri a portare in tutto il regno di Francia l'ordine di arresto dei nostri predecessori, la vigilia dell'anniversario di quel giorno tremendo e provvidenziale in cui noi Templari scomparimmo visibilmente dal mondo per rinnovarlo nel segreto.

Per nostra iattura Ferdinando V d'Aragona, nuovo re della Spagna riunificata, aveva stretto intesa alle nostre spalle con Rodrigo Borgia, che proprio quell'anno sarebbe divenuto Papa col nome di Alessandro VI, e fece in modo che nell'equipaggio fossero inclusi alcuni "gentiluomini", spie che prima sobillarono i marinai, poi obbligarono il genovese ad attraccare su un'isola anziché raggiungere il continente; non perché il re volesse frenare l'ambizione dell'ammiraglio - al quale era stato promesso il titolo di governatore delle terre da scoprire - come credono gli storici, ma perché il re e il Papa, insieme, volevano metterci fuori gioco e impadronirsi delle nostre colonie e delle nostre miniere.

Alla perdita del Messico rimediammo con la guerra da corsa, e il Nuovo Mondo restò per secoli un rifugio sicuro per quanti fuggivano dalle persecuzioni e una fonte copiosa di ricchezze che, fatte rifluire nella vecchia Europa e oculatamente investite con l'aiuto di mercanti e banchieri (ebrei, ma non solo), ci permisero di alimentare l'ascesa della potenza navale degli Olandesi, in un primo tempo, e poi degli Inglesi. Questi si rivelarono discepoli più fedeli dei primi: mentre l'Olanda, impegnata a difendersi dalle pretese annessionistiche di Luigi XIV, perdeva di vista le colonie d'oltremare, l'Inghilterra consolidò ed estese i nostri insediamenti in Nordamerica; prese stabile possesso del Canada strappandolo ai Francesi, e noi con essa.

Le nostre ricchezze ci permisero addirittura di finanziare la pubblicazione di opuscoli e romanzi utopistici come "La Nuova Atlantide" di Francis Bacon - un ottimo scrittore e filosofo che perdette la carica di Lord cancelliere e finì in rovina in seguito a un'accusa di corruzione giudiziaria (chiedeva troppo per i servigi che ci prestò) -; con quei libelli, mescolando realtà e fantasia, comunicammo all'opinione pubblica allora nascente la novità della vita negli insediamenti d'Oltreoceano, ove nel frattempo era stata proclamata la libertà di religione (e proprio nel Rhode Island; indovinate perché?). Una pratica che abbiamo mantenuto fino ad oggi, anche se adesso utilizziamo films e fictions come Il mistero dei templari della Disney.

Nel frattempo alcuni adepti di tendenza riformata avevano fondato la Massoneria, con la quale estendemmo la nostra influenza sulla società civile inglese e da lì, in pochi anni, sull'intera Europa; ma le sommosse scatenate a Firenze nel 1737 da circoli massonici locali favorevoli alla nuova dinastia inglese degli Hannover, protestanti, attirarono contro la nuova associazione gli strali della Santa Sede, nonostante che i massoni avessero ammesso nei loro ranghi e protetto i cattolici sia in Inghilterra che in Irlanda (dove non a caso la scomunica pontificia fu pubblicata solo nel 1798). La motivazione ufficiale fu il carattere "eretico" delle dottrine massoniche e la segretezza dell'appartenenza, ma si trattò solo di un pretesto: le costituzioni redatte dal pastore presbiteriano James Anderson affermavano recisamente che "un libero muratore non può essere un ateo stupido né un libertino senza religione", e come detto le logge accoglievano (e accolgono tuttora) fedeli di tutte le religioni e confessioni cristiane. Il vero motivo della scomunica, ancora una volta, fu di natura politica. Comunque, essa determinò una  involuzione ateistica e anticristiana delle logge continentali, in particolare francesi, che l'Ordine non poteva tollerare. Abbandonammo perciò i massoni europei a loro stessi e fondammo il "Rito scozzese antico e accettato": scozzese in quanto ne furono artefici i nostri maestri di Scozia, discendenti della famiglia Sinclair; antico perché conservava la professione di fede nell'Essere Supremo, Grande Architetto dell'universo, e nell'immortalità dell'anima; accettato perché venne adottato ai primi del XIX secolo dalle logge degli Stati Uniti d'America, le quali provvidero anche a rafforzare il carattere biblico e teista dell'appartenenza. Per questo motivo da allora non abbiamo avuto più alcun rapporto con la massoneria anticlericale franco-spagnolo-italiana, mentre abbiamo continuato a collaborare con il ramo anglosassone in molti campi, soprattutto durante la resistenza al nazifascismo e poi nel corso della Guerra Fredda. Il frutto migliore del nostro lavoro di squadra e compasso fu il superamento dell'ormai antistorica diffidenza di Washington nei confronti della Chiesa cattolica, che portò il Presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan il Precursore e il Pontefice Giovanni Paolo II il Grande ad allearsi per combattere e alfine sconfiggere il comunismo.

 

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Questa è la nostra storia. Oggi una buona parte dei nostri obiettivi iniziali si è realizzata. La Chiesa cattolica ha riconosciuto nella dichiarazione conciliare Dignitatis humanae che il dovere, fondamentale per ogni essere umano, di ricercare la Verità e di aderire ad essa, per essere conforme alla dignità dell'uomo creato intelligente a immagine di Dio deve esercitarsi senza costrizioni esterne, nella libertà da persecuzioni motivate dall'appartenenza o meno a una determinata religione. Gli Stati democratici e liberali, dal canto loro, hanno accettato i princìpi di libertà e uguaglianza per tutti i loro cittadini, combattendo le discriminazioni fondate sul sesso, sulla razza e sulla religione.

Ora resta da compiere l'ultimo sforzo: stabilire l'uguaglianza di tutti gli esseri umani al di là delle barriere costituite dalle diverse appartenenze nazionali. Ciò potrà avvenire solo con la creazione di una Lega delle Democrazie la cui guida dovrà essere assunta dal popolo e dal governo degli Stati Uniti d'America, il primo paese in cui sono stati proclamati gli immortali diritti di ogni uomo alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità. Questa Lega delle Democrazie dovrà utilizzare tutti i mezzi - dalle sanzioni diplomatiche ed economiche fino alla guerra - per abbattere le dittature nazionalcomuniste e le tirannie nazislamiche in Russia, in Cina, in Iran, in Venezuela e in tutti i paesi del Terzo Mondo oppressi dalla fame e dalla miseria materiale e spirituale, per stabilire in quei paesi governi liberaldemocratici rispettosi dei diritti dell'uomo, per costruire apparati burocratici efficienti e rispettosi della legge e una magistratura indipendente da pressioni di gruppi politici, economici e religiosi. Il punto omega di questo processo sarà inevitabilmente la creazione di un Impero mondiale a struttura federale, nel quale la più ampia autonomia finanziaria e gestionale dei singoli territori si accompagni a un massiccio investimento di capitali e di conoscenze per sollevare la condizione della Russia, della Cina e del Sud del pianeta al livello dell'Occidente, e per garantire a tutto il genere umano l'uguaglianza nella libertà e nella prosperità. A questo altissimo impegno si dedica, oggi come ieri, l'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire" e il suo ramo esecutivo, il Partito Mondialista.

 

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