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COME RIFARE L’UNIONE SOVIETICA IN DIECI ANNI

Un documento riservato redatto da alcuni esperti russi per conto di ambienti governativi, dal quale emerge un dettagliato progetto per ricostruire l’impero e fronteggiare il nemico di sempre: l’Occidente*.

Pubblicato in: Limes 2/1996 "OMBRE RUSSE"

* Pubblichiamo il testo del Rapporto Surikov, una cui versione abbreviata è apparsa sul giornale Segodnja il 20 ottobre 1995 (n. 261, pp. 1-3). Si tratta di un’analisi redatta per conto dell’Istituto indipendente di ricerche per la Difesa – Nezavisimyj Institut oboronnykh issledovanij (Inobis) – da un gruppo di studiosi, a quanto pare su incarico di non precisati «dipartimenti governativi». La pubblicazione su Segodnja è stata curata da Anton Surikov, uno degli autori dell’articolo. Surikov è un giovane esperto di problemi di sicurezza, legato al ministero della Difesa, segnalatosi per alcuni lavori che sostengono la necessità di un approccio duro nei confronti dell’Occidente.

 

LA PRINCIPALE FORZA ESTERNA potenzialmente in grado di minacciare la sicurezza nazionale della Federazione Russa, gli interessi economici e politici della Russia nel mondo, e di influenzare la situazione politica ed economica in Russia e le sue relazioni con le ex repubbliche dell’Urss, sono gli Stati Uniti d’America, i quali, di regola, perseguono la loro politica interagendo con altri paesi occidentali, con Israele e con il Giappone. L’obiettivo principale di questi paesi nei confronti della Russia consiste nell’impedire alla Federazione Russa di diventare una forza influente dal punto di vista economico, politico e militare, e nel trasformarla in una colonia assoggettata all’Occidente, il quale vuole accedere alle sue materie prime. Sono quindi gli Usa e i loro alleati a costituire le fonti principali di minaccia alla sicurezza nazionale del paese. Essi devono perciò essere considerati come potenziali nemici della Federazione Russa.


La natura delle minacce fondamentali alla sicurezza nazionale della Russia poste da fattori esterni

A) La minaccia principale viene dalla politica degli Usa e dei loro alleati, tesa a interferire negli affari interni della Russia nel tentativo di imporre in Russia uno sviluppo favorevole all’Occidente. Il modello economico propostoci dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca mondiale consiste nell’orientare la Russia verso l’esportazione di materie prime e l’importazione di ogni altra merce, nell’incoraggiare gli altri paesi della Comunità di Stati Indipendenti (Csi) a non pagare i loro debiti alla Russia, nel far filtrare il capitale russo verso Occidente, nello strangolare la nostra industria nazionale, la nostra scienza, la nostra agricoltura. I tentativi di distruggere il potenziale di alte tecnologie della nostra industria, specialmente nel complesso militar-industriale, sono oggi evidenti. Per questo scopo si impedisce alla Russia di accedere ai mercati mondiali nei settori degli armamenti, dello spazio, dei missili, degli aerei, delle tecnologie e dei materiali nucleari.

L’Occidente è sostenuto da una parte dell’élite russa e fa affidamento su elementi che da noi operano nel campo degli affari. L’Occidente non è interessato all’accumulazione di capitale in Russia, giacché questo denaro potrebbe essere impiegato per modernizzare l’industria e l’agricoltura russa, per convertire e rivitalizzare le alte tecnologie del complesso militar-industriale, per migliorare l’efficienza delle forze armate e per risolvere i problemi sociali dei nostri militari. Viene perseguita la cosiddetta «strategia dei buchi neri», che significa pompare fuori dal paese risorse e capitali. La Cecenia di Dudaev era il più conosciuto ma non l’unico di questi «buchi neri» su terra russa. La politica delle esportazioni deruba il paese dei suoi tesori nazionali a favore di un piccolo gruppo di persone, i cosiddetti «nuovi russi».

La fuga dei capitali verso l’estero (la parte del leone la fanno il complesso petrolifero ed energetico) ammonta a 1-2 miliardi di dollari al mese, secondo alcune fonti. La maggior parte di questo denaro è trasferita sui conti esteri dei «nuovi russi» o investita in immobili, azioni e obbligazioni all’estero.

I partner stranieri prendono parte a tutte le maggiori operazioni destinate a pompar fuori materie prime e capitali. Secondo i servizi speciali russi, la maggioranza del personale straniero impegnato in queste strutture è legato ai servizi segreti occidentali.

I servizi speciali stranieri hanno badato a raccogliere materiale compromettente su molti uomini di affari russi impegnati in attività economiche internazionali, sui funzionari dello Stato e sugli uomini politici legati ad essi. Questo significa che i succitati politici e funzionari non possono perseguire gli interessi nazionali della Federazione Russa. L’esempio più evidente di questa situazione risiede nella politica del governo russo riguardo al petrolio del Mar Caspio. Il processo di peacekeeping in Cecenia è un esempio ulteriore.

B) La Turchia sta rapidamente guadagnando influenza nella vita politica dell’Azerbajdžan, mentre gli Usa, la Gran Bretagna e la Germania sono ossessivamente interessati all’economia di quella repubblica. Lo scopo è di controllare le risorse del Mar Caspio, soprattutto il petrolio.

C) La politica occidentale riguardo al futuro della Nato consisterà probabilmente nell’isolamento della Russia e nella sua espulsione dall’Europa. La Germania è all’avanguardia nel promuovere l’espansione della Nato verso est. In effetti, stiamo assistendo al tentativo della Germania di riprendere la sua espansione verso est e sud-est, già bloccata due volte nel corso del secolo. Oggi questo scopo è perseguito essenzialmente con mezzi politici ed economici, sotto la protezione dello «scudo atomico» americano. Anche gli Usa promuovono l’allargamento a est della Nato.

D) La politica di disarmo unilaterale russo, che minaccia la stabilità strategica del mondo, deve essere considerata dallo stesso punto di vista. Riguardo alle armi nucleari, questa politica viene oggi realizzata in due direzioni principali. Primo, è in atto un processo deliberato che mira a permettere il rapido deterioramento dei nostri sistemi strategici per mancanza di fondi. Secondo, alla Russia vengono imposti accordi internazionali svantaggiosi, come il Trattato Start-2 e gli emendamenti suggeriti al Trattato anti-missili balistici del 1972.

Il principio dell’eguaglianza quantitativa con gli Usa nel campo delle armi strategiche può essere di difficile realizzazione per la Russia. Così, il fatto che le armi nucleari strategiche della Russia resteranno indietro rispetto a quelle americane quanto a numero di testate nucleari sarà probabilmente utilizzato dall’Occidente per considerare la Russia come uno Stato nucleare di secondo livello, mentre gli Usa potrebbero decidere di lanciarsi nel «ricatto nucleare» nei confronti della Russia e dettarle così la sua (americana) volontà.

E) I tentativi dell’Occidente di interferire nelle tendenze integrative all’interno della Csi sono ovvi. Questo è particolarmente chiaro riguardo alla Bielorussia che, più di ogni altra repubblica dell’ex Urss, intende integrarsi con la Russia.


Una strategia per neutralizzare le minacce esterne e per garantire la sopravvivenza nazionale della Federazione Russa

A) Un cambiamento di rotta nell’economia è il principale fattore per la salvezza della Russia. I princìpi basilari di tale cambiamento sono descritti dettagliatamente nei programmi di vari partiti e blocchi partecipanti alle elezioni. Questi cambiamenti includono il rifiuto di cooperare con il Fondo monetario internazionale e con la Banca mondiale; la riconsiderazione dei risultati della privatizzazione; il ristabilimento della legge e dell’ordine nelle sfere del commercio, del sistema bancario e delle esportazioni, aumentando le tariffe sulle importazioni per un periodo di 15-20 anni, cioè fino a quando la nostra industria e la nostra agricoltura nazionali potranno competere con le merci prodotte all’estero; l’espropriazione delle ricchezze e delle proprietà criminali; l’integrazione economica nell’ambito della Csi.

B) Un altro compito vitale per la Russia consiste nell’impedire alle compagnie occidentali di sfruttare illegalmente le risorse del Mar Caspio. Quanto ai compiti per il prossimo futuro, uno dei più urgenti è di por fine alla guerra in Cecenia ristabilendovi legge e ordine, cioè eliminando le formazioni armate illegali e disarmando la popolazione della repubblica. Ovviamente, ciò può essere ottenuto solo con la forza. Sarebbe quindi ragionevole fermare i cosiddetti «processi di peacekeeping» e riprendere le operazioni militari miranti a disarmare ed eliminare le formazioni armate illegali.

Altro compito urgente è quello di impedire che il «Contratto per il petrolio del Mar Caspio» venga implementato nella sua forma attuale. A questo scopo bisogna mettere in atto una varietà di misure, tra cui il rifiuto ufficiale di riconoscere la parte del Mar Caspio menzionato nel «Contratto» come zona sotto giurisdizione dell’Azerbajdžan; passi concreti (se necessario anche l’uso della forza) per impedire qualsiasi forma di attività da parte di compagnie straniere nella parte ex sovietica del Mar Caspio, fintanto che lo status legale del Caspio non è definito; impedire alla Turchia di avere collegamenti territoriali con la parte più importante dell’Azerbajdžan; esercitare influenza sul regime di Baku, per esempio minacciando di dividere l’Azerbajdžan e favorendo un’offensiva militare armena a Gyandže e Yevlakh.

C) Un altro compito importante è opporsi con la forza all’allargamento della Nato a est. Per quanto riguarda la Polonia ed altri paesi dell’Europa orientale, la Russia non ha possibilità effettive di interferire in questo processo usando la forza. È dubbia anche l’utilità di formare un blocco tra paesi della Csi e paesi dell’Asia centrale in opposizione alla Nato. Quanto all’Ucraina, è probabile che nel prossimo futuro essa si rifiuterà di partecipare a una tale alleanza militare.

Ma riguardo alla Bielorussia la situazione appare diversa. Con essa la Russia dovrebbe sviluppare una stretta collaborazione militare su una base bilaterale. L’elemento-chiave di tale cooperazione consisterà nello spiegamento di armi nucleari tattiche sul territorio della Bielorussia, nell’oblast’ di Kaliningrad e sulle navi della Flotta del Baltico. Allo stato attuale la Nato dispone in Europa di un potenziale militare due o tre volte superiore rispetto a quello russo, in termini di personale e di armi convenzionali. Dopo che la Polonia, l’Ungheria e l’ex Cecoslovacchia si uniranno a quest’alleanza, il dislivello aumenterà. In una simile situazione l’unica soluzione possibile è di frenare la Nato con le armi nucleari. Ciò concerne non solo il teatro militare occidentale (incluso l’ex confine sovieticopolacco e il Mar Baltico), ma anche quello settentrionale (confine russo-norvegese e Mar di Barents) e quello meridionale (Mar Nero, basi militari russe in Crimea, Abkhazia, Georgia e Armenia).

Per le repubbliche baltiche la situazione è completamente differente. Lo status di neutralità di questi paesi, come quello della Finlandia durante il periodo della «guerra fredda», servirebbe gli interessi russi. Tuttavia, se queste repubbliche si aggregassero alla Nato, la Federazione Russa dovrebbe schierare le sue truppe sul territorio della Lituania, della Lettonia e dell’Estonia.

La Russia dispone di ogni possibile argomento legale e morale per far questo. Per prima cosa, dal punto di vista russo, ogni inclusione dei paesi baltici nella Nato costituirebbe una minaccia non inferiore rispetto a quella posta in passato dallo schieramento dei missili nucleari sovietici a Cuba, dal punto di vista americano.

Secondo, oggi esistono in Estonia e in Lettonia regimi illegali antidemocratici, del tipo di quelli che vigevano nella Repubblica Sudafricana e nella Rhodesia del Sud alcuni anni fa. In tali condizioni, l’elemento sociale discriminato (i cosiddetti «non-cittadini») hanno il diritto di costituire strutture di potere e di forza parallele. Se contro di esse si impiega la forza, hanno il diritto di rivolgersi alla Russia per ottenere aiuto. Quanto alla Lituania, essa non ha riconosciuto il Patto Molotov-Ribbentrop, sicché la Russia e la Bielorussia hanno diritto di riprendersi Klaipeda e la regione di Vilnius.

Terzo, le repubbliche baltiche costituiscono una zona criminale che sopravvive grazie al contrabbando ed è controllata da strutture mafiose. Alla luce dell’invasione americana di Panama e dell’arresto del generale Noriega, anche la Russia può arrestare un certo numero di leader baltici e può istruire processi penali contro di essi.

Tutte le analisi dimostrano che non c’è nessuno che sia disposto a battersi contro la Russia per la causa delle repubbliche baltiche. Sono possibili sanzioni economiche, ma non, pare, fino al punto di trasformarsi in un completo embargo commerciale. Ciò soprattutto in connessione con l’esportazione di risorse energetiche russe. Si ritiene che nel futuro prossimo l’Europa soffrirà una carenza di gas naturale per un totale di 100 miliardi di metri cubi all’anno. Le risorse di gas naturale della Russia ammontano a oltre il 33% delle riserve mondiali. L’esperienza del conflitto per gli oleodotti degli anni Ottanta prova che Germania, Francia, Italia, Finlandia, Grecia e i paesi dell’Europa orientale continueranno ad acquistare materie prime dalla Russia, garantendo così capitali utili all’ammodernamento del complesso industriale ed energetico russo e per la reindustrializzazione del paese.

Infine, nel caso di un totale collasso dei rapporti fra Usa e Russia, quest’ultima dispone di una vasta gamma di argomenti convincenti, come il suo potenziale nucleare e la minaccia di diffondere in tutto il mondo le armi di distruzione di massa. Se la Russia sarà costretta ad arrendersi, potrà ridursi a vendere le sue tecnologie militari nucleari e missilistiche a paesi come l’Iran, l’Iraq e l’Algeria, quando le forze islamiche saranno al potere in quest’ultimo paese. La Russia potrebbe anche concludere un’alleanza militare diretta con alcuni di questi paesi, soprattutto con l’Iran; ed entro la cornice di un tale accordo le truppe russe e le armi nucleari tattiche sarebbero stazionate sulla costa del Golfo Persico e dello Stretto di Hormuz.

D) Il potenziale nucleare della Russia è uno dei pochi argomenti convincenti per l’Occidente. Pertanto il programma di sviluppo delle forze nucleari strategiche deve essere elaborato e realizzato rapidamente, giacché si tratta di svilupparle nella cornice del Trattato Start-1 entro i prossimi quindici anni. I finanziamenti necessari possono essere trovati bloccando la ricostruzione della Cecenia e fermando altri programmi considerati non strettamente indispensabili. L’analisi rivela che se le forze strategiche sono sviluppate entro la cornice dello Start-1, questa variante può essere realizzata sia dal punto di vista economico che tecnico, anche tenendo presente che la Russia ha perso le capacità industriali del ministero per l’Ingegneria generale dell’Urss a favore dell’Ucraina. Il primo stadio di questo processo dovrebbe includere il prolungamento del termine garantito di sfruttamento fino a venti anni per alcuni dei missili balistici a testata multipla. Dopo il 2008 (quando scadrà il Trattato Start-1) sarebbe ragionevole cominciare a schierare altri cento di questi missili, su piattaforme mobili.

Sembra importante resistere ai piani americani di creare un «sistema tattico di difesa anti-missile» così emendando i termini del Trattato del 1972 sui missili anti-balistici. Questi piani minacciano infatti la stabilità strategica del mondo e spingeranno la Cina e altri «piccoli Stati nucleari» ad aumentare le loro forze nucleari missilistiche. Se il sistema americano Abm sarà realizzato, le forze nucleari cinesi cresceranno per forza. Ciò potrebbe spingere l’India a seguire l’esempio della Cina. E allora il Pakistan parteciperà ovviamente alla corsa al riarmo nucleare.

La Russia non dovrebbe consentire l’introduzione di modifiche al testo del Trattato che contraddicano le norme che impediscono di utilizzare i parametri dei sistemi anti-missile per quelli tattici. La tesi per cui Usa e Russia dovrebbero collaborare per elaborare un «sistema Abm tattico» giacché esse avrebbero avversari comuni, non appare convincente. È chiaro che paesi come l’Iran, l’Iraq e la Repubblica democratica popolare di Corea non sono nemici potenziali della Russia. Inoltre, giacché l’imminente fase di «pace fredda» include l’espansione della Nato, ogni forma di cooperazione tra Russia e Usa è quasi impossibile. Infine, giacché l’America persegue la sua politica dei «doppi standard» – vedi il programma nucleare israeliano diretto anche contro la Russia – qualsiasi argomento di parte statunitense riguardo alla non-proliferazione delle armi nucleari non dovrebbe essere preso in considerazione.

In generale, l’analisi dimostra che il regime del Trattato di non-proliferazione nucleare non può essere mantenuto per sempre, sicché il numero degli Stati nucleari aumenterà. In questa situazione, la Russia ha due alternative. La prima è di perseguire l’attuale politica del ministero degli Esteri russo, fondata sulla cooperazione con gli Usa, destinata a influenzare i potenziali Stati nucleari del Terzo Mondo. Questa politica appare destinata al fallimento in tempi brevi. La seconda opzione prevede il rifiuto russo di seguire la politica americana sulla non-proliferazione delle armi nucleari e delle tecnologie missilistiche per favorire invece lo sviluppo da parte di Mosca della cooperazione in questo campo con paesi come l’India. Oggi l’India è uno dei pochi paesi i cui interessi nazionali non contrastano con quelli della Russia.

Nel medio-lungo termine, la Russia potrebbe cominciare a sviluppare la cooperazione nucleare con l’Iran e con certi paesi arabi. Questa collaborazione potrebbe portare alla Russia non solo profitti commerciali e influenza politica nell’Asia del Sud-Est e nell’Africa settentrionale, ma aiutarla a frenare in qualche misura i suoi partner nel Terzo Mondo per quel che concerne le loro aspirazioni nucleari.

E) La politica orientata verso l’integrazione nell’ambito della Csi (soprattutto con Ucraina, Bielorussia e Kazakhstan) dovrebbe diventare una delle principali tendenze della strategia russa. Per quanto riguarda la Bielorussia e in certa misura il Kazakhstan, si può dire che questi paesi saranno favorevoli alle spinte integrative provenienti da Mosca. Ma nel caso dell’Ucraina la situazione non è altrettanto sicura. Allo stesso tempo, gli analisti affermano che i risultati delle «riforme» di Kučma in Ucraina sono persino peggiori di quelle di Gajdar in Russia. A differenza della Russia, l’Ucraina non dispone né di gas naturale né di petrolio, e l’Occidente non può provvedere completamente al fabbisogno.

In generale, l’economia ucraina dovrebbe collassare nel giro di 3-5 anni. La repubblica probabilmente si spaccherà e le sue parti meridionale e orientale si esprimeranno naturalmente per la riunificazione con la Russia. Consapevoli di ciò, l’Occidente e le forze nazionaliste ucraine potrebbero tentare di provocare un conflitto tra Russia e Ucraina. La questione della Crimea potrebbe esserne il pretesto.

Bisognerebbe anche rimarcare che lo scopo dell’Occidente consiste nel peggiorare le relazioni della Russia non solo con l’Ucraina ma anche con paesi come la Cina e l’Iran. Inoltre, l’Occidente intende esercitare una potente e costante pressione sull’intero territorio dell’ex Unione Sovietica, e specialmente nelle aree di confine tra Tagikistan e Afghanistan. La Russia dovrebbe dunque optare per un approccio fermo riguardo all’espansione della Nato, alle repubbliche baltiche, al conflitto in Cecenia, alle risorse petrolifere nel Mar Caspio e alla situazione lungo il confine tagiko-afghano, e allo stesso tempo essere molto attenta a reagire ad ogni provocazione da parte delle forze nazionalistiche in Cina e nell’Ucraina orientale e meridionale.

Nel complesso, perseguendo una politica ragionevole, ci si può attendere entro 5-10 anni un rinnovato Stato unitario, comprendente Russia, Bielorussia, Kazakhstan, una parte consistente dell’Ucraina, la Repubblica della Pridnestrovia, l’Abkhazia e l’Ossetia meridionale. Allo stesso tempo, le relazioni della Russia con la Transcaucasia e l’Asia centrale potrebbero essere costruite alla stregua dei rapporti un tempo intercorrenti nell’ambito del Comecon, mentre quelle con i paesi baltici, la Moldavia e l’Ucraina occidentale seguirebbero lo schema delle relazioni sovieto-finniche nel periodo 1944-1991.*

(traduzione di Gianni Nela)

 

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