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Da Giuristi per la Vita: 21/102014


 

CRONACA DI UN "INCONTRO"

Il vero volto di SCALFAROTTO

Di Gianfranco Amato (*)

Presidente dell’associazione “Giuristi per la vita"

    Convocazione Assemblea di Istituto - Liceo Scientifico Cavour - Roma. Il giorno 20 ottobre 2014 è autorizzata l’Assemblea di Istituto per discutere del seguente o.d.g.: L’omofobia e il DDL Scalfarotto. Le adozioni da parte di coppie omosessuali.

    Cominciamo dall’inizio. Che il clima fosse ostile e prevenuto stava nelle cose ed era ampiamente preventivato. Non mi hanno neppure stupito più di tanto gli atteggiamenti provocatori di alcune coppie di ragazze sedute nelle prime file, che con evidente aria di sfida si sono baciate tra di loro davanti a me. Non sono riuscito a prendermela, perché ho provato per loro una profonda e sincera pena!
    Scalfarotto ha esordito presentando il suo ddl in tono disneyano, tutto all’insegna di uno sdolcinato sentimentalismo e facendo esclusivamente leva sull’emotività dei partecipanti. Di giuridico non c’è stato nulla di nulla.
    Alla mia consueta raffica di obiezioni, non ha fatto seguito alcuna reale replica.
    Sull’assenza della definizione del concetto di omofobia, nessuna risposta.
    Sul celebre editoriale di Piero Ostellino, Scalfarotto, invece, mi ha stupito perché ha massacrato il povero giornalista con una veemenza, un astio e un disprezzo del tutto inaspettati (meno male che sono contro l’odio).
    Sulla circolare del Crown Prosecution Service (quella per cui si deve considerare omofobo un atto percepito come tale dalla vittima o da un terzo soggetto), sui rischi della genericità del concetto di “odio” secondo il modello britannico di “hate speech”, e su quanto accaduto in Gran Bretagna (arresto dei predicatori di strada, ed episodi di eterofobia), nessuna risposta, tranne sostenere quanto segue: “Avvocato, Lei è ridicolo perché presenta la Gran Bretagna come un Paese illiberale, mentre i nostri giovani sognano di trasferirsi lì perché è la terra della libertà e del progresso. Magari noi potessimo diventare come il Regno Unito”. Evidentemente per Scalfarotto non conta nulla il principio contra factum non valet argumentum.
    Sul rischio dello “psicoreato” orwelliano perché si puniscono i motivi, nessuna risposta.
    Sul perché gli omosessuali debbano essere considerati una categoria di “discriminati privilegiati”, nessuna risposta (tranne sostenere che gli obesi sono malati e gli omosessuali no, quindi non si possono paragonare).
    Sul rischio dell’“adfirmative action” e la conseguente rivendicazione delle “quote arcobaleno”, nessuna risposta.
    Sulla questione della libertà religiosa, invece, è avvenuto lo show down. A furia di essere incalzato sui punti deboli, Scalfarotto ha perso la pazienza, facendo cadere la maschera. Quando ho detto che non si potrà sostenere ciò che insegna il Catechismo, cioè che “l’omosessualità è un insieme di atti intrinsecamente disordinati e contrari alla legge naturale”, o citare il concetto di San Paolo nelle epistole ai Romani e ai Corinzi sulla “grave depravazione dei sodomiti”, il nostro onorevole ha perso letteralmente le staffe. Ha cominciato ad urlare che era una vergogna il fatto che io mi permettessi di dare del depravato al “suo Federico” (il partner con cui convive), e che considerare l’omosessualità una “condizione immorale” offende profondamente la dignità degli stessi omosessuali, ed è uno dei motivi per cui la legge deve essere approvata.

    Quando gli ho ricordato che questo è l’insegnamento della Chiesa cattolica, mi ha risposto che esiste anche una “violenza verbale” (questa è la tesi sostenuta dall’Arcigay contro alcuni sacerdoti), e che “le parole sono come pietre”.

    A quel punto ho evidenziato come la stessa reazione di Scalfarotto avesse dimostrato la pericolosità di questo intervento legislativo. Ho anche scoperto che quando perde il controllo sparisce quell’aria serene e bonaria che si porta appresso ed emerge l’anima vera (forse è per questo che il suo Ufficio Stampa ha vietato qualsiasi ripresa audio e video del suo intervento).

    Comunque, per ben tre volte ha ripetuto che io mi ero permesso di dare del depravato a lui e al suo compagno, e che la legge serve proprio “per quelli come me”.
    Si è, poi, sfiorata la rissa quando ad un certo punto lui ha sostenuto, per suffragare la tesi dei matrimoni gay, che l’unico fattore da tenere in considerazione è quello del sentimento. Io ho obiettato che, invece, occorre tener conto di altri aspetti, come la bipolarità sessuale, la finalità procreativa, quella educativa, ecc., e che la famiglia, proprio perché è un dato oggettivo di natura, deve essere sottratta alla manipolazione giuridica.

    Ho spiegato, infatti, che se si lasciasse decidere al parlamento cosa è un matrimonio e si utilizzasse il solo criterio del sentimento, allora si potrebbe arrivare al paradosso di definire matrimonio come l’unione di cinque donne, di tre donne e tre uomini, o addirittura di un uomo e un cane, considerando l’aspetto affettivo che alcuni nutrono per gli animali domestici. Non l’avessi mai detto. A quel punto mi ha aggredito accusandomi di aver definito il “suo Federico” un cane. I “Si vergogni!” che mi ha urlato addosso si sono sprecati. Totalmente inutile spiegargli il ragionamento basato sul sentimento e che il suo partner non centrava affatto con l’esempio del cane. L’accecamento ideologico era impressionante.
    Come sulla vicenda della famiglia naturale. Ad un certo punto Scalfarotto se ne è uscito dicendo che la cosiddetta “famiglia naturale” nel nostro Paese è nata nel 1975, dopo la riforma, appunto, del diritto familiare. A quel punto ho ricordato all’onorevole che non è proprio così, e ho citato l’esempio della famiglia di Eulau. Ho spiegato, infatti, che nel 2005 ad Eulau in Sassonia un ritrovamento archeologico ha consentito di datare al Neolitico la prima certezza scientifica del modello di famiglia come la conosciamo, grazie al ritrovamento di una sepoltura che conteneva un uomo e una donna, di circa 30-40 anni e di due bimbi di 5-9 anni. La prova che si trattasse di una famiglia era data non solo dal test del DNA ma anche dalla peculiarità della posizione: i membri della famiglia, deceduti per morte violenta, sono stati sepolti abbracciati fra di loro. A quel punto Scalfarotto ha esordito dicendo: “Avete sentito? Per l’avvocato Amato la famiglia naturale è quella del Neolitico! Vuole imporci la sua concezione preistorica!”. Inutile aggiungere commenti.
    Delusione anche sulla questione della norma di salvaguardia del sub-emendamento Gitti. Gli ho ricordato la sua interpretazione autentica data all’Arcigay (le affermazioni omofobe non punibili sono solo quelle fatte “all’interno” e non “all’esterno” di associazioni, movimenti, partiti o chiese), e gli ho chiesto se quindi lui confermava che i cattolici all’interno dello loro sacrestie possono leggersi il Catechismo, San Paolo, e tutte le altre cose più omofobe di questo mondo, mentre all’esterno no. Pensavo che, incalzato, lui attenuasse la posizione, e invece, con mia sorpresa, ha risposto secco: “Certamente!”. Quindi abbiamo anche la conferma verbale della sua interpretazione autentica pubblicata nel mio libro.
    Quando poi ha ribadito che la legge serve perché ci sono persone che escono di casa per andare a picchiare un omosessuale in quanto omosessuale, gli ho chiesto se, coerentemente, allora intendeva introdurre nel suo DDL anche il concetto di eterofobia, visto che esistono persone che escono di casa per andare a picchiare eterosessuali in quanto eterosessuali. Poiché ha fatto finta di non capire, gli ho ricordato quanto successo il 5 ottobre con le Sentinelle in Piedi. Anche in questo caso si è scatenata una bagarre collettiva, e il concetto finale che è uscito è il seguente: “Le sentinelle con il loro comportamento provocano, gli omosessuali no”. Non so, ma il ragionamento mi ha riportato agli anni della gioventù quando, nella folle ubriacatura ideologica, qualcuno sosteneva che “uccidere un fascista non è reato”.
    C’è stato anche un simpatico siparietto con un relatore presentato come un docente di psicologia infantile all’Università La Sapienza, che per un quarto d’ora ha spiegato come possano vivere più felicemente i bimbi adottati dalle coppie gay rispetto a quelli che vivono nelle coppie eterosessuali. Alla fine della dotta disquisizione, mi sono permesso questa domanda: “Professore, approfitto della sua conoscenza scientifica per chiederle se nei primi dieci mesi di vita il rapporto che un neonato ha con la madre è uguale a quello che ha col padre”.

    Mi ha fulminato con lo sguardo perché ha capito dove volevo andare a parare (mettere in discussione l’adozione a due maschi), e quindi ha tentato abilmente di glissare la domanda parlando per dieci minuti della differenza tra genitorialità psicologica e genitorialità biologica”. Al che, con pazienza ho insistito: “Vedo che non mi ha risposto, debbo quindi dedurre che per lei nei primi dieci mesi di vita non vi è alcuna differenza tra il rapporto di un neonato con la madre e quello con il padre?”. Risposta stizzita: “Non c’è assolutamente alcuna differenza”.

    Allora mi sono permesso di eccepire che, secondo quanto mi pareva di ricordare, il rapporto madre-figlio si instauri, in realtà, già durante la vita intrauterina e che al momento della nascita il neonato continui a percepire la mamma come un prolungamento di sé, visto che è solo verso i quattro/cinque mesi che il neonato comincia il lungo processo di individuazione e separazione dalla madre. Intendevo continuare ma la moderatrice mi ha fermato, rinfacciandomi il titolo accademico del professore de La Sapienza. Questo succede quando la scienza è costretta a piegarsi all’ideologia. Dagli sguardi dei ragazzi, però, ho capito che loro sapevano perfettamente ciò di cui parlavo.
    Lo scontro con il Presidente delle famiglie arcobaleno è avvenuto sulla questione della fecondazione eterologa. Quando ho cercato di spiegare come avviene ed il vergognoso commercio di ovociti denunciato nel documentario Eggsploitation, mi hanno aggredito urlando che la questione era fuori tema e che non dovevo parlarne. Ma, come sapete, è alquanto difficile azzittirmi, per cui ho semplicemente gridato più forte degli altri e sono riuscito a trasmettere ai ragazzi l’invito a vedere il documentario (molti hanno annotato il titolo Eggsploitation).
    Considerazioni finali:
     1) Io sono sempre stato abbastanza preoccupato in merito alla vicenda del DDL sull’omofobia, ma dopo l’incontro al Liceo Cavour sono ancora più drammaticamente inquietato. Sapevo che Scalfarotto non fosse un fulmine del diritto, ma il livello di superficialità mostrato nel difendere la sua legge si è rivelato impensabile, così come è davvero preoccupante l’assoluta mancanza di replica alle obiezioni critiche. Per non parlare della conferma della pericolosità del DDL sul terreno scivoloso (e che noi denunciamo da più di un anno) del concetto di “violenza verbale”, nel quale rientrerebbe l’insegnamento della Chiesa cattolica. Abbiamo ufficialmente scoperto che per Scalfarotto si potrebbe anche essere genericamente contrari ai matrimoni omosessuali, ma non si può assolutamente dire che i matrimoni gay sono “contro natura”, o che l’omosessualità rappresenti una “grave depravazione morale”. Questa è omofobia che va punita penalmente col suo DDL. 
     2) Il clima che ho respirato oggi in questa scuola mi ha riportato indietro di quasi quarant’anni. Le due fazioni di studenti (divisi tra favorevoli e contrari al DDL Scalfarotto) si sono contrapposte, con l’alto tasso di antagonismo tipico della loro età, e una certa dose di sincera passione. Resta solo l’amaro in bocca se consideriamo che quarant’anni fa ci si divideva tra fascisti e antifascisti, si contrapponevano sistemi economici e filosofici, marxismo e capitalismo, si lottava convinti di realizzare grandi ideali. Se pensiamo a cosa si è ridotto oggi il tema di confronto tra i giovani, viene da piangere. È davvero avvilente.
     3) L’unica cosa che mi ha consolato, e che non ha reso vana l’enorme fatica di oggi (levata 6.30, arrivo a scuola 8.00, fine 13.15), è il fatto che una quindicina di studenti sono venuti a ringraziarmi, perché non erano al corrente della questione, e le mie argomentazioni li hanno conviti a ritenere pericoloso il DDL sull’omofobia. Qualche ragazzo mi ha persino detto di aver cambiato idea sull’opportunità di adottare questa legge, ascoltando le mie parole. Qualcun altro mi ha detto: “Sa, io non sapevo nulla di questa cosa, però ho visto che Lei sembrava toccare tutti i punti deboli della legge, ma l’onorevole non ne ha chiarito uno, e questo mi è servito per capire che forse c’è qualcosa che non quadra”. Ecco, solo per questi ragazzi la fatica è valsa la pena.


 (*) Gianfranco Amato Avvocato bioeticista. Si è laureato in giurisprudenza nell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ed esercita la professione di avvocato dal 1988. Ha ottenuto un diploma di merito presso la Scuola di BioLaw italiana, organizzata e gestita da Ecsel - European Center for Science, Ethics and Law, in collaborazione con la Cattedra di Tutela internazionale dei diritti dell’uomo e bioetica (patrocinata dal Comitato Nazionale per la Bioetica) e la Cattedra Jean Monnet di Diritto materiale europeo, entrambe operanti presso la Facoltà di Economia dell’Università di Roma La Sapienza. È stato tra i fondatori dell’Associazione Scienza & Vita di Grosseto, di cui ricopre attualmente la carica di presidente. È membro e consulente legale dell’organizzazione britannica Core - Comment on Reproductive Ethics, con sede a Londra, per conto della quale collabora in diverse azioni legali intentante su tematiche bioetiche. Opera nell’organizzazione Adf - Alliance Defense Fund (Usa), di cui è allied-attorney, e collabora con il C-Fam - Catholic Family and Human Rights Institute di New York. È rappresentante per l’Italia dell’organizzazione internazionale Advocates International.

 

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