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Le pietre e la cattedrale
Solo al compimento dell'opera apparirà la magnifica bellezza dell'unità

Di Andrea Panont, O.C.D.

ROMA, 10 Agosto 2014 (Zenit.org) - A causa del terremoto, è caduta la cattedrale. Al suo posto un mucchio di pietre: piccole, grandi, levigate, ruvide, bianche, grigie, rosse, nere, di forma rotonda, conica, romboidale, cubica, di tutte le forme.

È strano: quelle pietre ben ordinate, formavano una realtà unica e definita: la cattedrale, appunto. Ora, invece, nel mucchio, senza nessun ordine, ciascuna attira l’attenzione su di sé. Ma ognuna da sola non dice più di tanto.

L’ingegnere che ha costruito la cattedrale, accorre sulle rovine. Riconoscendole, ad ogni pietra da un nome, un numero, perché nella ricostruzione ognuna ritrovi il posto che solo essa può occupare.

Ha cura di farlo obbedendo a metodi e mezzi antisismici, per ottenere una cattedrale unita e compaginata con ferro e cemento, capace di sfidare qualsiasi terremoto.

L'ingegnere se ne va. Gli operai devono soltanto eseguire il suo disegno e ordinare le pietre secondo la sua enumerazione.

Quando non capiscono perché questa e non quella pietra, perché così e non colà, devono solo fidarsi dell'enumerazione data: solo alla fine comprendono tutto e hanno la risposta ad ogni loro perché.

Appena ogni pietra è al suo posto, scompaiono le particolarità delle singole pietre perché possa apparire invece la magnifica bellezza dell’unità: la cattedrale.

Che tutti siano uno perché il mondo veda e creda. Che tutti siano uno perché appaia Gesù.

 

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