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Libri consigliati/5

Maledetti americani. Destra, sinistra e cattolici: storia del pregiudizio antiamericano

Prezzo: € 8,40

Autore: Massimo Teodori

Editore: Mondadori
Anno: 2003
Pagine: 154
 

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Qual è il filo comune che unisce personalità tanto diverse, vissute in epoche così differenti, come il pontefice Leone XXIII e Umberto Bossi, il filosofo Julius Evola e il sociologo Giuseppe De Rita, Benito Mussolini e il cardinale Carlo Maria Martini, Tiziano Terzani e Marcello Veneziani, i democristiani Giuseppe Dossetti e Giovanni Gronchi e i comunisti Palmiro Togliatti, Pietro Ingrao ed Enrico Berlinguer, i cattolici pacifisti e i rivoluzionari no-global? L’ostilità verso gli Stati Uniti, che è innanzitutto ostilità per una civiltà divenuta egemone nel mondo. La vera colpa degli americani è, per molti di noi, semplicemente quella di esistere: sono colpevoli non per ciò che fanno, ma per ciò che sono.
Con gli strumenti dello storico e del saggista politico, Massimo Teodori descrive in questo libro la parabola del pregiudizio antiamericano in Italia nel Novecento. Sotto accusa, a suo avviso, sono gli ingredienti che hanno fatto grandi, ricchi e potenti gli Stati Uniti: l’individualismo, il capitalismo, lo sviluppo economico e culturale, il primato tecnologico, il benessere diffuso e il pragmatismo contrario a ogni ideologia. Alla base dell’antiamericanismo che accomuna movimenti di destra e di sinistra, comunisti e fascisti, populisti e cattolici retrogradi, radicali antimoderni e localisti tradizionali, è quindi l’estraneità o la diffidenza verso la democrazia liberale nel cui segno si è potuta sviluppare l’American way of life, un modello politico e culturale che è divenuto il paradigma della modernizzazione in Occidente.
Gli Stati Uniti sono stigmatizzati perché hanno superato la gravissima crisi economica degli anni Trenta, hanno vinto la guerra contro il nazifascismo, hanno affrontato e sconfitto il comunismo durante la Guerra fredda e, infine, hanno ispirato la globalizzazione, senza mai abbandonare il quadro istituzionale liberale e cedere alle lusinghe autoritarie.
L’antiamericanismo nasce e cresce con le ideologie radicali e con i fondamentalismi sconfitti dalla storia, che ha decretato il successo della società aperta e dell’economia di mercato. È la malattia psicologica dei perdenti che sono condannati a confrontarsi con la realtà del «secolo americano». Ed è una malattia forse necessaria per bilanciare il successo di un liberalismo che anche negli Stati Uniti, per continuare a essere vitale, deve mettersi continuamente in discussione.

 

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