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Papa Ratzinger in Messico e Cuba

Hasta Joseph siempre

Benedetto XVI tra speranze e disillusione 

di Mariaceleste de Martino - televideo.rai.it

22/03/2012

L’attuale Centro America non è certo il Nord America dei giorni d’oggi. La Storia si ribalta, e laddove anche gli indipendenti portoricani ripongono fiducia in un mormone, un classico tradizionale cittadino Usa, invece, deluso da Barack Obama voterebbe Ron Paul, pur consapevole che le possibilità del repubblicano super liberale di diventare candidato alle presidenziali sono vicine allo zero. Nello stesso modo, un cristiano aperto al dialogo interreligioso e all’avvicinamento tra Chiesa moderna e culture non credenti o lontane dalla Chiesa apostolica romana, e che soprattutto si ricorda dello storico e toccante viaggio a Cuba 14 anni fa di Giovanni Paolo II, seguirà con meno entusiasmo il viaggio di Ratzinger nell’isola comunista dove solo Wojtyla riuscì a emozionare Fidel Castro e smuovere gli animi non solo ecclesiastici. Il leader militare ideologicamente ateo manifestò affetto fraterno per il papa e apertura alla sua Chiesa. Il leader marxista-leninista si era preparato alla visita del pontefice leggendo le sue encicliche e i suoi principali discorsi e persino alcune poesie. E aveva rinunciato anche alla sua divisa militare per indossare una classica giacca e cravatta.

L’America latina, in particolare la zona dei Caraibi, è credente ma anche scettica, speranzosa ma non illusa. Il Messico sta soffrendo a due anni dal disastro nel Golfo, c’è ancora petrolio sotto la sabbia, pesci spariti e nulla sarà come prima. E soffre anche di una progressiva erosione del cattolicesimo che, pur restando religione maggioritaria, sta subendo i contraccolpi dovuti all’avanzata della Chiesa evangelica e della laicizzazione della cultura e dei costumi. Cuba soffre dell’embargo Usa che impedisce ogni tipo di sviluppo. Il Vaticano condanna l’embargo degli Usa contro Cuba che “non raggiunge l’obiettivo di un bene superiore ma fa soffrire le persone delle sue conseguenze”, dice. In Messico, poi, dove sta per cominciare una difficile campagna elettorale per le prossime presidenziali, e dove la guerra del narcotraffico diventa sempre più feroce, Ratzinger incontrerà il presidente Felipe Calderon, leader di un Paese “profondamente religioso”, dice il nunzio apostolico Christophe Pierre, ma che “sta cambiando rapidamente”.

L’attenzione più spettacolare è rivolta verso un coccodrillo, che circa tre anni fa veniva trasportato ancora cucciolo da un turista che lo aveva nascosto in un calzino. Al ritorno in Italia il maldestro viaggiatore fu colto in flagrante. Il rettile fu sequestrato e portato al Bio Parco di Roma. Battezzato “Benedictus”, ora verrà rimpatriato, con tanto di benedizione di Monsignor Angelo Becciu, sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato del papa che ha presieduto la cerimonia che si è svolta al Bioparco di Roma dove il rettile alloggiava in attesa di essere rimpatriato. Becciu ha augurato buon viaggio al piccolo animale certo che il popolo cubano lo accoglierà con gioia.

“Vi chiedo di pregare per il mio viaggio apostolico in Messico e Cuba” ha chiesto Ratzinger all’Angelus prima di partire. “Affidiamolo all’intercessione della Beata Vergine Maria, tanto amata e venerata in questi due Paesi che mi accingo a visitare per confermare nella fede i cristiani di quelle amate nazioni e di tutta l’America Latina”, ha detto ai pellegrini in piazza San Pietro in diverse lingue, tra cui anche il polacco sicuramente anche per ricordare Wojtyla, chiedendo di accompagnarlo “con la vicinanza spirituale, affinché in questa visita pastorale si producano abbondanti frutti di vita cristiana e di rinnovamento ecclesiale, che contribuiscano all’autentico progresso di quei popoli”.

Sarà molto diversa la visita di papa Benedetto XVI da quell’incontro indimenticabile tra Fidel e Karol. Nel novembre del 1996, Castro andò a Roma in occasione dell'Incontro mondiale sull'alimentazione promosso dalla Fao. Durante quella visita andò anche in Vaticano per un incontro con Giovanni Paolo II. Visita ricambiata due anni dopo, il 21 gennaio 1998, quando il papa andò a Cuba. Pochi giorni prima del suo arrivo, Castro, per un accordo preesistente, liberò 106 detenuti, che comparivano in una lista di 260 nomi consegnata dal segretario vaticano Angelo Sodano. Fidel Castro ricevette Giovanni Paolo II con tutti gli onori.

Negli ultimi giorni, alcuni dissidenti politici hanno occupato una chiesa cattolica, Nostra Signora della Carità all’Avana, chiedendo al papa di fare pressione sul regime per le riforme. Anzi, c’è stata una serie di tentativi di occupazione in vari luoghi di culto religioso. Tutti membri del Partito Repubblicano di Cuba che le autorità hanno messo fuori legge. A pochi giorni dalla visita del papa la polizia cubana ha arrestato una ventina di dissidenti a una marcia di madri e mogli, “Damas de blanco” (Dame in bianco), di prigionieri politici. “Qualsiasi azione che miri a convertire il tempio in un luogo di pubblica manifestazione politica, ignorando l'autorità del sacerdote, o il diritto della maggioranza che vi si reca in cerca di pace spirituale e spazio per la preghiera, è certamente una atto illegittimo e irresponsabile'”, ha affermato mons. Orlando Marquez Hidalgo, portavoce della curia cubana. “Il papa, pellegrino della carità, viene a riaffermare i valori cristiani”, dice cardinale Jaime Ortega, arcivescovo dell’Avana.

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