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Ecco lo “squadrone” dei piloti israeliani pronti a volare sull’Iran

Ha già bombardato Tunisi, Damasco e Baghdad. Decolla da Megiddo, ci sono unità che lo sostengono da terra

In gergo militare è lo “squadrone”. Comunemente è noto come la “lunga mano d’Israele”. Sono i piloti addestrati per missioni a lungo raggio. Sette anni di studi pratici e teorici di qualità unica, in cui i piloti hanno stretto i denti e dato l’anima. “I migliori all’aviazione”, recita un detto ebraico fra i cadetti. Sono la crema dell’esercito più piccolo, più agguerrito, più peculiare e più discusso del mondo. E’ l’unità di piloti che dovrà colpire le installazioni atomiche iraniane in caso Gerusalemme decida per l’attacco. Si parla già di quanti di loro cadranno prigionieri nelle mani del regime iraniano.

Prenderanno il volo dalla base di Ramat David
presso Megiddo, dove secondo la Bibbia avverrà la fine del mondo. E proprio da lì sono partiti quando tre anni fa hanno distrutto un reattore nucleare in Siria. Era l’“Operazione Frutteto”. In questi mesi i piloti si sono addestrati sopra la Romania, l’Ungheria e la Sardegna. Distanze simili a quelle che dovranno percorrere fino ai siti della Repubblica islamica dell’Iran. L’unità ha alle spalle le pietre miliari nella storia della difesa israeliana. Nell’“Operazione Insetto” del 1982 i piloti annichilirono la contraerea siriana nella valle della Bekaa. Nel 1985 volarono a quattromila chilometri di distanza per bombardare il quartier generale dell’Olp a Tunisi. L’“Operazione Gamba di Legno” durò appena sei minuti. Nel 1991 portarono in salvo 15 mila ebrei etiopi. Furono sempre loro che nel 1981, senza rifornimento, distrussero il reattore di Saddam Hussein a Osirak. Ze’ev Raz, che guidò l’attacco su Osirak, dice che la missione iraniana è più complicata perché ha più obiettivi. Ma l’aviazione è pronta “per ogni scenario”.

Teheran è il nuovo puntino
sulla mappa da quando nel 1996 Amos Gilad, capo dei ricercatori dell’esercito, annunciò alla leadership israeliana che l’atomica iraniana sarebbe diventata la preoccupazione principale per lo stato ebraico. Per arrivare in Iran i piloti hanno due strade: sopra i paesi arabi, con conseguenze politiche rilevanti e con il sostegno necessario degli Stati Uniti; o la via lunga, sopra l’oceano Indiano. Guideranno caccia F16 che chiamano Ra’am (tuono) e Sufa (tempesta). Quando l’unità venne formata, cinquant’anni fa, i velivoli erano i Mosquitos e i Mustang.
Questi piloti sono fra i più colti dell’esercito, perché Ezer Weizmann, l’eroe della guerra del 1967 che ha costruito dal niente l’aviazione ebraica, nelle riunioni nei kibbutz ripeteva sempre che un pilota deve avere anche un’istruzione speciale e che questo non lo fa diventare un “fascista egocentrico”. Di questo squadrone il volto più noto è quello di Ilan Ramon, il primo astronauta israeliano, per tutti “Ilan shelanu”, il nostro Ilan, morto nella sciagura dello Shuttle Columbia del 2003. Quando partì per lo spazio, Ramon portò con sé una Torah e un disegno della Terra vista dalla Luna fatto da un bambino, Peter Ginz, morto ad Auschwitz. Ramon era in squadra, il più giovane di tutti, anche nella spericolata missione che distrusse il reattore nucleare di Saddam. Anche il figlio di Ramon, Assaf, è morto pilotando due anni fa.

La leggenda nera dello squadrone si tramanda di padre in figlio. Il massimo eroe dei cieli, Arlosor Lev, quando scoppiò la guerra del Kippur si offrì volontario, distrusse numerose postazioni egiziane e cadde in mare, disperso per sempre. Un altro Lev è morto nel 1981. Dello squadrone faceva parte Ron Arad, desaparecido in Libano. Infine, fra le donne, c’è la nipote di uno dei capi della rivolta del ghetto di Varsavia. Roni Zuckerman è la prima donna pilota di aerei da combattimento. E’ la nipote di Yitzhak Zuckerman e di Zvia Lubetkin che furono tra i capi della rivolta ebraica nel ghetto di Varsavia, repressa dai nazisti soltanto dopo ingenti perdite e la distruzione totale del ghetto.

Nello strike a sostenere dal basso
i piloti saranno due sottomarini, uno pare sia già nelle profondità del Golfo Persico, un altro naviga fisso davanti al porto di Haifa. Ci sarà anche l’unità 669 della base di Tel Nor, quella delle missioni di salvataggio via terra. Il loro unico limite operativo è se un soldato israeliano cade prigioniero in una città, come nel caso di Ron Arad a Beirut. Quando i caccia israeliani distrussero il reattore di Saddam, la 669 stazionava nel deserto iracheno in caso di bisogno. Ci saranno anche i commando dell’unità Shaldag, creata nel 1977 per operare dietro le “linee nemiche”. Oggi nella stanza dei bottoni delle Forze armate ci sono diversi ex membri della Shaldag, a cominciare dal capo di stato maggiore, Benny Gantz.

Nel 2008 i piloti si sono esercitati attorno all’isola di Creta, nome in codice “Glorious Spartan”. Una missione di 1.500 chilometri, la stessa distanza che divide lo stato ebraico dall’impianto nucleare di Natanz, che gli israeliani hanno ribattezzato “Kashan”. I jet hanno sganciato bombe, realizzato raid contro i radar, attuato manovre evasive. In loro supporto velivoli per la guerra elettronica ed elicotteri che trasportavano gli incursori della famosa Sayeret. Una delle simulazioni prevedeva anche il recupero di piloti abbattuti in “territorio ostile”.

Lo squadrone dovrà concludere lo strike in una manciata di minuti: lo scorso gennaio l’ex capo di stato maggiore, Gabi Ashkenazi, ha rivelato che Teheran sarà in grado di raggiungere con un missile lo stato ebraico in dodici minuti. “Due minuti per Baghdad” fu invece il motto dell’operazione dello squadrone nel 1981. Per chi sostiene lo strike, il modello resta Osirak. Un recente rapporto dell’aviazione rende noto che anche allora non si aveva la certezza del successo dell’operazione militare. Israele andò avanti comunque. Fu l’inizio della “dottrina Begin”, dal nome dell’allora primo ministro: strike preventivi per impedire ai nemici di acquisire armamenti letali. Molti di quelli che nel 1981 criticarono Menachem Begin oggi ammettono che aveva preso la decisione giusta e coraggiosa. Anche allora era contrario un capo del Mossad, il servizio segreto.

 

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