Tea Party - Cronache del mondo conservatore

Il modello statunitense resta il peggiore del mondo esclusi tutti gli altri

di Marco Respinti
Published on l'Occidentale (http://www.loccidentale.it)

4 Novembre 2011

Hans-Adam II (gustatene per intero il chilometrico nome come si addice a rampollo di nobile casato: Johannes Adam Ferdinand Aloys Josef Maria Marko d’Aviano Pius) è il felicemente regnante principe del Liechtenstein. Pur restando in possesso del titolo di capo di Stato, il 15 agosto 2004 ha ceduto il governo al figlio Alois il quale è recentemente salito alla ribalta delle cronache per avere detto al mondo intero che nel suo Paese l’aborto mai e poi mai, in perfetta sintonia con la maggioranza dei cittadini del Paese alpino espressisi in un referendum.

Lui, il padre, ha invece scritto un bel libricino dal titolo più che esplicativo, Lo Stato nel terzo millennio; in italiano lo ha tradotto e pubblicato IBL Libri di Torino, il ramo editoriale dell’Istituto Bruno Leoni. Di fronte all’insostenibile pesantezza del Moloch che in Occidente chiamiamo a ragion veduta e con cognizione di causa “Stato” grosso modo a partire dall’evento-simbolo della Pace di Westfalia (1648) che concluse la sconvolgente Guerra dei Trent’anni (1618-1648), il principe del Liechtenstein pensa a come uscirne e per farlo indica alcuni modelli di riferimento. Fra questi vi è quello Stato sui generis (in relazione agli altri, in specie europei) che sono gli (è il plurale del federalismo) Stati Uniti d’America, “Stato” solo per analogia, moderni (nel senso ideologico dell’espressione) fino a un certo punto, non certo il paradiso in terra ma nemmeno l’inferno.

All’argomento il principe dedica alcune paginette davvero preziose, contenute nel capitolo 6, La Rivoluzione americana e la democrazia indiretta, tra l’altro osservando: «Le colonie inglesi del Nord America erano certamente caratterizzate dalla cultura inglese, ma non solo, perché lo sfondo europeo era molto più variegato che in altre colonie. Le colonie spagnole, francesi e portoghesi, come le altre colonie inglesi, erano occupate principalmente dalla popolazione originaria della potenza coloniale e spesso avevano, oltre a ciò, una numerosa popolazione indigena, come ad esempio in America Latina, Africa o Asia. Nelle colonie nordamericane dell’Inghilterra si rispecchiava invece la pluralità nazionale e religiosa dell’Europa. Una parte della popolazione era fuggita dall’Europa per ragioni religiose: i protestanti dai cattolici, i cattolici dai protestanti, e altre minoranze religiose da entrambi. Se un conflitto su una tassa, in qualche modo infelicemente condotto, non avesse portato all’esplosione della guerra di indipendenza, l’attuale territorio degli Stati Uniti sarebbe rimasto probabilmente parte dell’Impero britannico fino al XX secolo come le altre colonie inglesi».

Poco oltre, il principe poi ricorda: «Dopo la conquista dell’indipendenza, i Padri fondatori degli Stati Uniti d’America si trovarono dinanzi a un problema: una legittimazione religiosa dell’autorità statale era difficilmente possibile a causa della pluralità delle fedi. Nemmeno cercare una nuova legittimazione dinastica dopo che si era rifiutata la dinastia inglese appariva come una soluzione. Quale legittimazione ideologica non erano stati ancora inventati né il nazionalismo né il socialismo. In mancanza di alternative migliori restava soltanto la legittimazione democratica dell’autorità statale. I Padri della Costituzione americana, avendo studiato la storia, conoscevano però le debolezze della democrazia tradizionale. Perché il popolo esercitasse la propria sovranità erano necessarie assemblee popolari e ciò era possibile soltanto in unità politiche piccole, nelle quali gli elettori potessero riunirsi regolarmente per decidere. Alla fine del XVIII secolo gli Usa erano però già troppo grandi per realizzare un modello siffatto sia per quanto riguardava la superficie, sia per il numero degli abitanti. Per di più, i Padri della Costituzione americana temevano che le masse popolari potessero essere facilmente influenzate da parole d’ordine populistiche e potessero quindi mettere a rischio non soltanto l’esistenza dello Stato di diritto, ma lo Stato in quanto tale».

Quindi: «I Padri fondatori degli Stati Uniti d’America trovarono una soluzione tanto semplice quanto geniale. Essi presero la forma di Stato inglese, fecero alcuni miglioramenti e fissarono tutto ciò in una legge fondamentale, che chiamarono Costituzione, sostituendo la legittimazione religiosa del Re con la legittimazione democratica del Presidente. La Camera alta e la Camera bassa furono sostituite dalle due Camere del Senato e dei Rappresentanti, elette dal popolo. I membri del Senato, d’altro canto, fino al 1913 furono eletti solo indirettamente dal popolo e precisamente dai parlamenti dei diversi Stati membri. Successivamente anche il Senato, insieme alla Camera dei Rappresentanti, venne eletto direttamente dal popolo. Altri elementi nuovi e importanti erano la posizione particolarmente forte e indipendente della magistratura e la notevole autonomia dei singoli Stati federati. La Corte Suprema, che se non per il nome certo per la funzione è una Corte costituzionale, ebbe la competenza di abrogare leggi deliberate dal Presidente e dal Congresso ove ritenesse che contrastassero con la legge fondamentale. I giudici di questo tribunale vengono scelti congiuntamente dal Presidente e dal Senato, con nomina a vita. Negli Usa altri giudici vengono in parte eletti direttamente dal popolo. L’autonomia dei singoli Stati federati era simile, particolarmente nella fase iniziale, a quella degli Stati sovrani. La guerra civile del XIX secolo e le due guerre mondiali del XX secolo, insieme con la tendenza alla centralizzazione imposta nei decenni passati dalle autorità federali di Washington, hanno fortemente indebolito tale autonomia, la quale è tuttavia ancora maggiore di quanto sia solitamente in Europa, forse con l’eccezione della Svizzera».

Un principe davvero illuminato, Hans-Adam II del Liechtenstein, che in una repubblica tanto particolare qual è quella statunitense trova motivi d’ispirazione universali, il segno di un patriottismo costituzionale autentico e non tracotante, nonché lezioni che gli storici e i politologi professionisti non sono purtroppo più in grado di insegnare. Il modello statunitense, insomma, resta il peggiore del mondo esclusi tutti gli altri. Questo è ciò che a quelle latitudini i conservatori ripetono da sempre: ci voleva un “vecchio europeo” (non un “europeo vecchio”) per caprili al meglio.

Marco Respinti è presidente del Columbia Institute, direttore del Centro Studi Russell Kirk e autore di L’ora dei “Tea Party”. Diario di una rivolta americana.

 

 

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