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Bombardare le centrali iraniane

Israele è in agitazione, il tempo per fermare l’atomica sta scadendo

Le buone maniere per l’Iran si sono dimostrate finora soltanto un invito a completare il suo progetto nucleare. Ahmadinejad ha già annunciato che le sanzioni sono come un fazzoletto usato da buttare. Gli esperti concordano sui tempi brevissimi prima dell’ora X, dopo la quale il mondo dovrà convivere con l’atomica iraniana. Teheran sta marciando spedito oltre la nostra povera immaginazione verso la costruzione del suo ordigno fatale (lo dirà, pare, anche un rapporto dell’Aiea). L’uranio impoverito è un bisogno esistenziale per questo regime iraniano legato a un disegno egemonico nella regione. Inoltre, per i seguaci della Rivoluzione khomeinista la devastazione atomica è un viatico per il ritorno del Messia sciita.

Israele non può permettersi
che il popolo ebraico viva ancora sotto la minaccia di un nuovo Olocausto in fieri. Per questo da giorni il governo israeliano, per bocca dello stesso primo ministro Netanyahu, dei suoi consiglieri, del ministro degli Esteri Lieberman e di quello della Difesa Barak, è in crescente agitazione e sarebbe pronto, si dice, all’uso della forza per fermare gli ayatollah. Secondo Haaretz, Netanyahu sta convincendo i propri ministri ad appoggiare l’attacco. Non è chiaro se Gerusalemme agirà senza la luce verde di Washington. Ma sarebbe certamente suo diritto vitale alzare in volo i caccia e arrestare questa diabolica impresa tecnologico-politica. Il regime islamico ha inventato vari nascondigli del suo programma per vent’anni. Lo strike è quindi una impresa rischiosa e anche all’interno d’Israele ci sono voci che mettono in dubbio l’efficacia di un bombardamento dal cielo.

L’atomica iraniana però
non sarebbe fatale solo per Gerusalemme. Scatenerebbe la corsa al nucleare in tutto il medio oriente: l’Iraq tremerà di paura per il rischio continuo di invasione, mentre l’Arabia Saudita, l’Egitto e la Turchia vorranno anche loro metterci le mani. Anche l’Europa sarebbe sotto tiro. Hezbollah potrebbe usare i missili senza paura della risposta israeliana, e anche Hamas mirerà su Tel Aviv, adagiata su un tappeto persiano fatto di neutrini. L’atomica iraniana sarebbe la fine d’Israele anche senza colpo ferire: la sua economia fatta di investimenti internazionali si deprimerebbe, l’emigrazione si arresterebbe, i migliori cervelli riprenderebbero la via dell’esilio, la deterrenza verrebbe meno.

L’Iran ha motivazioni da vendere per incenerire Israele. Tra poco rischia di ottenere i mezzi per farlo. Spetta all’America far sì che lo stato ebraico non si senta isolato e decida di agire da solo in nome del celebre “Never again”. L’occidente non può restare a guardare mentre colui che progetta ogni giorno la distruzione del popolo ebraico e nega la Shoah arricchisce al venti per cento l’uranio.

 

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