Santa Sede: il Governo attuale, rappresentante legittimo del popolo libico
Nota della Sala Stampa dopo la morte di Gheddafi
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 21 ottobre 2011 (ZENIT.org).- La Santa Sede ritiene il Consiglio Nazionale di Transizione (CNT) il rappresentante legittimo del popolo libico, indica una nota della sua Sala Stampa diffusa questo giovedì dopo la morte del colonnello Gheddafi.

“Atteso che il CNT si è ormai insediato in modo effettivo come Governo a Tripoli, la Santa Sede lo considera il legittimo rappresentante del Popolo libico, conformemente al diritto internazionale”, indica il testo.

“A questo proposito è opportuno ricordare che è prassi costante della Santa Sede, nello stabilire relazioni diplomatiche, riconoscere gli Stati e non i Governi”.

Per questo, aggiunge la nota, “la Santa Sede non ha proceduto ad un formale riconoscimento del Consiglio Nazionale di Transizione (CNT) come governo della Libia”.

La Santa Sede “ha già avuto diversi contatti con le nuove autorità della Libia”, sottolinea il testo. “In primo luogo la Segreteria di Stato, che ha la responsabilità per i rapporti diplomatici della Santa Sede, ha avuto contatti con l’Ambasciata libica presso la Santa Sede, in seguito al cambiamento politico a Tripoli”.

“Durante la sua recente partecipazione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il Segretario per i Rapporti con gli Stati, S.E. Mons. Dominique Mamberti, ha avuto l’opportunità di avere un colloquio con il Rappresentante Permanente della Libia presso l’ONU, Sig. Abdurrahman M. Shalgham”.

“Più recentemente il Nunzio Apostolico in Libia, S.E. Mons. Tommaso Caputo, che è residente a Malta, si è recato a Tripoli per una visita di tre giorni (dal 2 al 4 ottobre) durante i quali ha incontrato il Primo Ministro del CNT, il Dott. Mahmoud Jibril. Mons. Caputo è stato ricevuto anche presso il Ministero per gli Affari Esteri”.

In occasione di questi incontri, entrambe le parti hanno sottolineato “l’importanza delle relazioni diplomatiche fra la Santa Sede e la Libia”.

La Santa Sede ha anche avuto l’opportunità di “rinnovare il suo appoggio per il popolo libico e il suo sostegno alla transizione”, e “ha augurato alle nuove autorità ogni successo nella ricostruzione del Paese”. Dal canto loro, “i responsabili della nuova Libia hanno comunicato l’apprezzamento per gli appelli umanitari del Santo Padre e per l’impegno della Chiesa in Libia, soprattutto tramite il servizio negli ospedali o altri centri di assistenza di 13 comunità di religiose (6 in Tripolitania e 7 in Cirenaica)”.

Il comunicato di riconoscimento della nuova autorità inizia sottolineando che “la notizia della morte del colonnello Muhammar Gheddafi chiude la troppo lunga e tragica fase della lotta sanguinosa per l’abbattimento di un regime duro e oppressivo”.

“Questa vicenda drammatica”, osserva il testo della Santa Sede, “obbliga ancora una volta alla riflessione sul prezzo di sofferenza umana immensa che accompagna l’affermazione e il crollo di ogni sistema che non sia fondato sul rispetto e la dignità della persona, ma sulla prevalente affermazione del potere”.

“Ci si deve dunque ora augurare che, risparmiando al popolo libico ulteriori violenze dovute a spirito di rivalsa o di vendetta, i nuovi governanti possano intraprendere al più presto la necessaria opera di pacificazione e di ricostruzione, con uno spirito di inclusione, sulla base della giustizia e del diritto”.

Allo stesso modo, si auspica che “la comunità internazionale sia impegnata nell’aiutare generosamente la riedificazione del Paese”.

Quanto alla “piccola comunità cattolica” della Libia, la Santa Sede afferma che “continuerà ad offrire la sua testimonianza e il suo servizio disinteressato in particolare nel campo caritativo e sanitario”.

“La Santa Sede si impegnerà in favore del popolo libico, con gli strumenti a sua disposizione nel campo delle relazioni internazionali, nello spirito della promozione della giustizia e di pace”, conclude il testo.

 

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