Black Bloc e indignados
c'è poco da distinguere
 
 
Di Tommaso Scandroglio - La Bussola Quotidiana 17/10/2011

    Non fare di ogni erba un fascio, saper distinguere, discernere, non generalizzare. Sui giornali di domenica e di oggi non si fa altro che leggere queste espressioni conciliatorie sugli scontri avvenuti sabato scorso a Roma. E’ una musica già sentita: c’è qualcuno che manifesta ed altri che si danno alla devastazione di blindati delle forze dell’ordine, di auto, di vetrine di negozi, di banche, di Mc Donalds (un controsenso: è l’unico luogo sulla terra in cui con meno di 7 euro anche il barbone di strada può mangiare, alla faccia di chi lotta per i poveri), di statue della Madonna (è accaduto sabato), infierendo su zigomi, teste e omeri di carabinieri e polizia.
    E mentre i feriti sono ancora all’ospedale arriva subito qualcuno a spiegare a microfoni e  penne dei giornalisti che quelli incappucciati e vestiti di nero nulla hanno a che fare con chi manifesta pacificamente e che come Dio alla fine dei tempi occorre separare le pecore dalle capre. Guai perciò a puntare il dito sui miti indignati, a loro nessun addebito può essere mosso per le riprovevoli azioni degli eversivi casco-muniti. L’obiezione però non regge. Vediamo perché.
    In primo luogo è da registrare un fatto curioso. Gente di nero vestita incline alla distruzione di massa urbana non se ne conta nelle manifestazioni cattoliche. Pensiamo al family day di qualche anno fa, e alle varie marce per la pace (Assisi) o per la vita. Eppure in quanto ad affluenza sono assai partecipate: 1,2 milioni di persone al Family day, ad esempio. Come mai?
    Perché una cosa è manifestare “contro” (vedi ieri), un’altra manifestare “per” (i cattolici). La natura della manifestazioni di protesta è di suo avversativa, antagonista, dialettica. Quindi per nulla pacifica, cioè non orientata alla neutralizzazione dei conflitti, alla composizione delle differenze. Anzi laddove c’è uno squilibrio di qualsiasi genere – sociale, economico, politico, sessuale – si soffia sul fuoco e si esaspera lo scarto che fa la diversità.
    La natura delle manifestazioni cattoliche è difensiva: della vita, della pace, della famiglia, dell’educazione, etc. Si va in piazza al fine di chiedere la tutela di soggetti o realtà deboli. Inoltre è propositiva, offre soluzioni e idee. Se manifestazioni come quella di sabato mostrano un unico viso, il profilo “destruens” inteso come critica demolitoria ad un ordine costituito (governi, Chiesa, finanza etc.), i cortei di matrice cattolica oltre alla censura mettono l’accento sull’aspetto “costruens” della proposta politica che assume carattere riparatorio e migliorativo. I primi hanno un atteggiamento passivo, nel senso che non si rimboccano le maniche concretamente per far girare il mondo in un altro verso, non così i secondi. Basta vedere le opere di volontariato nate in ambito cristiano e contare invece quelle nate dal mondo no global, pressoché inesistenti. Insomma difficilmente gli indignados sono anche “impegnados”.
    Inoltre questi ultimi fanno battaglia - anche senza usare mazze e pietre - contro un nemico: potere, finanza, banche, lobby, industrie, etc.. Le seconde ci invitano ad essere “amici” della vita, pace, famiglia etc. I sentimenti che si agitano nei cuori e nelle menti degli indignados sono inclini al rancore, all’odio, alla rabbia, alla rivalsa se non alla vendetta. I cattolici in genere sfilano quasi in festa.
    Chiaro allora che le derive delle manifestazioni indignate sfoceranno nella violenza: conseguenza naturale dello spirito di chi protesta senza l’intenzione di sfasciare nulla. Dunque i Black bloc non sono patologia di queste manifestazioni ma espressione fisiologica di esse, sono la quintessenza dell’indignazione, sono indignados al 100%, sono la personificazione dei pugni levati dei loro colleghi che senza mezze da baseball stanno sfilando nella via accanto.
     All’opposto le eventuali derive delle manifestazione cattoliche potranno esitare in azioni rinunciatarie. E cosa nota ad esempio che il Family day e le varie manifestazioni pro-life non vedono in genere la partecipazione delle parrocchie proprio perché il loro atteggiamento è sempre estremamente “timido” e remissivo.  Scendere in piazza sarebbe politicizzare con clamore un qualcosa che invece al più occorre risolvere nel buio silenzioso del confessionale. Il rischio del cattolico è semmai quello di fare un passo indietro, di certo non è quello di scagliarsi contro le sedi del Partito Radicale.
    Perciò all’obiezione che i Black bloc non fanno parte del corteo pacifico degli indignados, occorre rispondere che questi agitatori e picchiatori di strada non sono fenomeno eventuale, accidentale nei cortei “pacifici” di protesta, sono elemento ineludibile per i motivi appena visti. Quindi laddove ci sarà un corteo di protesta ci saranno sempre loro, perché è il loro habitat ideale.
    Ciò dovrebbe far un poco riflettere in merito all’opportunità di accordare sempre e senza riserva alcuna i permessi di manifestazione a questi tipi di cortei. È un po’ come permettere il varco della dogana al sig. Rossi affetto da un virus pericoloso. Nessuno si sognerebbe mai di dire che il sig. Rossi è sano e sono solo i virus ad essere pericolosi. La presenza dell’uno comporta la contestuale presenza dell’altro. E’ impossibile separare i due gruppi, perché il più estremo c’è solo a condizione che ci sia il primo, il più moderato.

 

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