Che cos'è la verità Stampa
! di Luca Negri - Ragionpolitica
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martedì 06 settembre 2011

 

fabrice-hadjadj-che-cos-l.jpgLa domanda è quella che un Ponzio Pilato, forse un po' annoiato, pose a Cristo: Che cos'è la verità. Risuona spesso, perfino nelle conversazioni da aperitivo, ed è risuonata anche all'interno della cattedrale di Rouen, a pochi passi dal rogo di Giovanna d'Arco, nel giugno del 2010. La possibile risposta era lasciata in quell'occasione a due intellettuali francesi con due visoni del mondo lontane abbastanza per dare vita ad una controversia pubblica dal sapore medioevale. I due si chiamano entrambi Fabrice, tutti e due di origine magrebina, pressappoco con la stessa età, quarant'anni circa. Uno è Fabrice Midal, insegnante di meditazione ed alfiere del buddismo nella sua declinazione occidentale. L'altro è Fabrice Hadjadj, probabilmente il più lucido filosofo cattolico in circolazione. Il volume che testimonia la loro disputa, intitolato proprio con la domanda pilatesca, è stato meritoriamente pubblicato in Italia da Lindau. E noi confessiamo spudoratamente che durante la lettura del libro il nostro tifo è stato tutto per il secondo. E non siamo rimasti delusi.

Midal cita la poesia di Rilke, la pittura di Monet, allude all'annullamento dell'io nel riposante Nulla buddista. Con belle parole, immagini seducenti, passione sincera. Hadjadj però è di un'altra razza, o meglio di un'altra religione: quella che non promette il rarefatto Nirvana, ma la risurrezione dei corpi. Ce ne accorgiamo subito, fin dall'esordio del suo intervento. Confessa imbarazzo per la domanda che pare da ora scolastica di filosofia. E lui s'immedesima nello «scaldabanchi» in ultima fila, annoiato dalla lezione così lontana dalla vita reale. Lo «scaldabanchi» infatti preferisce pensare alla bella fanciulla di seconda con il piercing al naso. Chiamalo scemo... Dunque, dice Hadjadj, «bisognerebbe che la domanda prendesse vita, che il Logos si facesse carne o che la Verità fosse una Persona, una Persona bella almeno quanto la graziosa ragazza con il piercing alla narice destra o, meglio ancora, che questa Persona fosse il principio stesso della bella ragazza e di tutte le altre, ornata di piercing ancora più sconcertanti».

La Verità non può che essere una Persona, e quella Persona è Cristo: una verità tangibile, carnale, da mangiare per essere comunicata. Una verità che ha offerto le sue piaghe e i buchi della sua pelle alle dita incredule dello scettico Tommaso.

Cristo ha detto di se stesso: «Io sono la Via, la Verità e la Vita». Ma non con queste parole ha risposto a Pilato. È rimasto in silenzio. «Cristo non ha risposta, perché è lui stesso la risposta». Il prefetto romano della Giudea in fondo si risponde da solo, inconsapevolmente, mostrando il corpo martoriato del Messia ai mandanti delle sue torture: «Ecco l'uomo». «Tutto si gioca qui, nel passaggio da una domanda astratta a una presenza concreta, nel capovolgimento di una soluzione teorica a una richiesta di carne e di sangue». La verità non può essere interessante per noi scaldabanchi se non ha la consistenza del corpo di una bella donna che si denuda. Con questa consapevolezza chiude il suo intervento Hadjadj, confermando anche il fatto che questo pensatore francese si è conquistato, con una manciata di libri, la degna eredità dei grandi intellettuali cattolici suoi compatrioti del secolo scorso: Léon Bloy, Jacques Maritain, Charles Péguy, Georges Bernanos.


 

 

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