Niente handicappati siamo inglesi

Di Mario Palmaro - La Bussola Quotidiana 5/8/2011


   
In Gran Bretagna si abortiscono i bambini  “difettosi” con sempre maggiore leggerezza, anche per futili motivi. Lo si è appreso nei giorni scorsi, quando sono stati finalmente resi pubblici i dati sugli aborti tardivi legati a malattie del feto.
    Tra le patologie che spingono le madri ad abortire spiccano la spina bifida e la sindrome di Down, ma anche difetti rimediabili come il labbro leporino: solo nel 2010 sono stati registrati sette casi di questa malformazione al palato, che hanno comportato l’eliminazione di altrettanti nascituri. Un aborto praticato ben oltre il limite di ventiquattro settimane, che in Inghilterra è il tempo gestazionale entro il quale l’intervento abortivo non ha limitazioni: basta chiederlo per “motivi sociali” e lo si ottiene. Proprio come accade in Italia entro i primi 90 giorni, a norma della legge 194.
    Per molti anni il governo laburista ha cercato di mantenere segreti questi dati per motivi di privacy, e soltanto l’ostinazione dei movimenti per la vita ha potuto piegare questa forma di complicità omertosa del potere statale.
    Gli abortisti non volevano che queste informazioni venissero divulgate, essendo consapevoli che l’opinione pubblica sarebbe stata scandalizzata dalla dilagante mentalità eugenetica e dalla tendenza ad abortire per motivi palesemente futili. Nel 2002 la notizia che era stato abortito un bambino a causa di una malformazione del palato facilmente operabile aveva provocato una grande eco nella società inglese e le forti proteste delle associazioni pro life. Per questo motivo i dati furono segretati, con il pretesto della privacy. Ci sono voluti sei anni di serrata battaglia legale condotta dalla ProLife Alliance perché venissero nuovamente resi pubblici.
    Si scopre così che dal 2001 al 2010 gli aborti eugenetici sono aumentati in Gran Bretagna del trenta per cento, vale a dire dieci volte quanto è avvenuto per gli aborti in generale.
    La vicenda inglese non costituisce certo un’eccezione, ma conferma la regola in atto in quasi tutti i Paesi che hanno legalizzato l’aborto: la diagnostica prenatale viene utilizzata per individuare ed eliminare i nascituri con problemi. Da principio si lascia intendere che l’aborto venga applicato solo in caso di gravissime patologie e malformazioni; in realtà, una volta accettata l’idea che la società ha il diritto di impedire la nascita di certi malati, i criteri di eliminazione rivelano la loro intrinseca arbitrarietà. Così, anche malattie che sarebbero gestite senza problemi in un  paziente già nato, divengono sufficienti a giustificare per lo stato l’aborto. Tutto è molto aberrante, ma anche molto logico. In fondo, a chi spetta decidere quando una vita non è degna di essere vissuta? Gli stati liberali hanno affidato questo tremendo potere alle donne, e ognuna di loro lo esercita secondo canoni di giudizio più o meno imposti dal senso comune della società in cui vivono.
    Uno scenario orribile, di cui lo stesso sistema di potere si vergogna. La linea del governo inglese presenta una tragica analogia con la condotta tenuta da Hitler tra il 1939 e il 1941, quando egli attuò il piano T4 per l’eliminazione dei difettosi: il Fuhrer volle che l’opinione pubblica ne fosse tenuta all’oscuro, e dovette sospendere il piano – che nel frattempo aveva ucciso decine di migliaia di handicappati – quando alcuni tedeschi cominciarono a sospettarne l’esistenza.
    Oggi la decisione terribile di togliere la vita è assunta purtroppo dalle madri, in ciò determinate anche da una società che non perdona a nessuno un corpo diverso da canoni di perfezione pubblicitaria.
    Nessuno si illuda che questo fiume carsico di vergogna scorra solo nelle viscere della Gran Bretagna:  anche in Italia l’aborto eugenetico si attua da oltre trent’anni a norma di legge. Speriamo che il nostro governo abbia il coraggio di aprire i suoi archivi e di pubblicare questo tristissimo libro nero dell’aborto.

 

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