Tea Party - Cronache del mondo conservatore

Come la sinistra sta distruggendo l'eccezionalismo americano

di Marco Respinti - l'Occidentale 1/7/2011
 

Nel suo famosissimo We Hold These Truths: Catholic Reflections on the American Proposition, del 1960, il padre gesuita John Courtney Murray (1904-1967) – teologo dall’ecclesiologia problematica, ma interprete autentico dei veri significati della civiltà dell’Occidente angloamericano – scriveva parole di lucida fermezza e di felice assertività su uno dei documenti fondamentali per comprendere non tanto, o semplicemente, le istituzioni statunitensi, ma l’identità stessa del Paese: e cioè i Dieci Emendamenti alla Costituzione federale noti come Bill of Rights che, entrati in vigore nel 1791 come reazione originaria e preventiva alle derive del democraticismo da una parte e alle minacce dello statalismo dall’altro, definiscono la concezione sussidiaria del potere americano e il personalismo filosofico su cui esso si fonda.

Di quel documento dove si ripartiscono le prerogative dello Stato centrale federale (poche poche) e quelle dei singoli Stati sovrani componenti l’Unione (molte, molte di più), dove si sancisce il diritto alla libertà religiosa e la si tutela dalle ingerenza dello Stato, e dove il primato del rule of law splende come il sole in una giornata tersa (ivi compreso il diritto inalienabile al porto di armi) padre Murray scriveva: «Il Bill of Rights statunitense non è un saggio di dottrina razionalistica settecentesca; è invece più un prodotto della storia cristiana. Dietro di esso non si staglia la filosofia dell’Illuminismo, ma quella filosofia più antica che è stata la matrice del Common Law. L’“uomo” di cui si garantiscono i diritti davanti alla legge e al governo è, che egli lo sappia o no, l’uomo cristiano che ha imparato a conoscere la propria dignità alla scuola della fede cristiana».

Il senso di ogni conservatorismo americano, che del Bill of Rights , la “carta dei diritti”, fa il proprio documento d’identità, il proprio scudo e la propria spada, è questo, proprio a partire dal movimento del “Tea Party” che è una continua lezione di storia vivente e un re-enactment perenne di buona filosofia politica. Per credere, leggere il nuovissimo Saving the Bill of Rights: Exposing the Left’s Campaign to Destroy American Exceptionalism (Regnery, Washignton 2011) di Frank Miniter.

Marco Respinti è presidente del Columbia Institute, direttore del Centro Studi Russell Kirk e autore di L’ora dei “Tea Party”. Diario di una rivolta americana.

 

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