Cina. Il papa prega, ma anche suona la carica

Sandro Magister - Settimo Cielo l'Espresso Blog 18/5/2011

Al termine dell’udienza generale di mercoledì 18 maggio, in piazza San Pietro, Benedetto XVI ha letto questo invito alla preghiera per la Chiesa in Cina, espresso in una forma e con un’ampiezza del tutto inusuali:

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«Durante il tempo pasquale, la liturgia canta a Cristo risorto dai morti, vincitore della morte e del peccato, vivo e presente nella vita della Chiesa e nelle vicende del mondo. La Buona novella dell’Amore di Dio manifestatosi in Cristo, Agnello immolato, Buon Pastore che dà la vita per i suoi, si espande incessantemente fino agli estremi confini della terra e, al tempo stesso, incontra rifiuto ed ostacoli in tutte le parti del mondo. Come allora, ancora oggi, dalla Croce alla Risurrezione.

Martedì, 24 maggio, è giorno dedicato alla memoria liturgica della Beata Vergine Maria, Aiuto dei Cristiani, venerata con grande devozione nel Santuario di Sheshan a Shanghai: tutta la Chiesa si unisce in preghiera con la Chiesa che è in Cina. Là, come altrove, Cristo vive la sua passione. Mentre aumenta il numero di quanti Lo accolgono come il loro Signore, da altri Cristo è rifiutato, ignorato o perseguitato: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?” (At 9, 4). La Chiesa in Cina, soprattutto in questo momento, ha bisogno della preghiera della Chiesa universale. Invito, in primo luogo, tutti i cattolici cinesi a continuare e a intensificare la propria preghiera, soprattutto a Maria, Vergine forte. Ma anche per tutti i cattolici del mondo pregare per la Chiesa che è in Cina deve essere un impegno: quei fedeli hanno diritto alla nostra preghiera, hanno bisogno della nostra preghiera.

Sappiamo dagli Atti degli Apostoli che, quando Pietro era in carcere, tutti hanno pregato con forza e hanno ottenuto che un angelo lo liberasse. Anche noi facciamo lo stesso: preghiamo intensamente, tutti assieme, per questa Chiesa, fiduciosi che, con la preghiera, possiamo fare qualcosa di molto reale per essa.

I cattolici cinesi, come hanno detto molte volte, vogliono l’unità con la Chiesa universale, con il Pastore supremo, con il Successore di Pietro. Con la preghiera possiamo ottenere per la Chiesa in Cina di rimanere una, santa e cattolica, fedele e ferma nella dottrina e nella disciplina ecclesiale. Essa merita tutto il nostro affetto.

Sappiamo che, fra i nostri fratelli Vescovi, ci sono alcuni che soffrono e sono sotto pressione nell’esercizio del loro ministero episcopale. A loro, ai sacerdoti e a tutti i cattolici che incontrano difficoltà nella libera professione di fede esprimiamo la nostra vicinanza. Con la nostra preghiera possiamo aiutarli a trovare la strada per mantenere viva la fede, forte la speranza, ardente la carità verso tutti ed integra l’ecclesiologia che abbiamo ereditato dal Signore e dagli Apostoli e che ci è stata trasmessa con fedeltà fino ai nostri giorni. Con la preghiera possiamo ottenere che il loro desiderio di stare nella Chiesa una e universale superi la tentazione di un cammino indipendente da Pietro. La preghiera può ottenere, per loro e per noi, la gioia e la forza di annunciare e di testimoniare, con tutta franchezza e senza impedimento, Gesù Cristo crocifisso e risorto, l’Uomo nuovo, vincitore del peccato e della morte.

Con tutti voi chiedo a Maria di intercedere perché ognuno di loro si conformi sempre più strettamente a Cristo e si doni con generosità sempre nuova ai fratelli. A Maria chiedo di illuminare quelli che sono nel dubbio, di richiamare gli smarriti, di consolare gli afflitti, di rafforzare quanti sono irretiti dalle lusinghe dell’opportunismo. Vergine Maria, Aiuto dei cristiani, Nostra Signora di Sheshan, prega per noi!»

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Fin qui l’appello del papa. Va notato che il santuario mariano di Sheshan, citato da Benedetto XVI, a una quarantina di chilometri da Shanghai, è stato presidiato dalle forze di sicurezza cinesi, che vietano l’accesso alle comunità cattoliche “sotterranee” in occasione della giornata di preghiera per la Chiesa in Cina.

Quanto al pericolo, evocato da Benedetto XVI, di una frazione della Chiesa cinese indipendente da Roma e alle “lusinghe dell’opportunismo” che tentano taluni cattolici e sacerdoti, è di pochi giorni fa la minaccia del potente presidente onorario dell’Associazione Patriottica, Antonio Liu Bainian, di procedere all’ordinazione illecita, senza l’approvazione di Roma, di dieci nuovi vescovi.

Inoltre, l’11 maggio a Shantou, un’assemblea fantoccio composta di 15 preti, cinque suore, due seminaristi e 50 laici ha votato la nomina a vescovo di Giuseppe Huang Bingzhang, un ambizioso sacerdote inviso a Roma, già membro del parlamento cinese e pezzo grosso dell’Associazione Patriottica; e questo nonostante la diocesi di Shantou abbia già il suo vescovo, Zhunag Jianjian, ordinato segretamente con l’approvazione della Santa Sede nel 2006 e non riconosciuto dalle autorità cinesi, che lo tengono sotto sorveglianza.

Per i dettagli, vedi “Asia News“.

L’appello di oggi di Benedetto XVI riflette il nuovo corso, più battagliero, della politica vaticana nei confronti della Cina, dopo la nomina ai vertici della congregazione per l’evangelizzazione dei popoli del sottosegretario Savio Hon Taifai e del nuovo prefetto Fernando Filoni, entrambi vicini al “falco” Giuseppe Zen Zekiun, vescovo emerito di Hong Kong e cardinale.

 

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