Pacifisti che sbagliano

La sua fine tragica, ingiusta, crudele, è la testimonianza più chiara che Vittorio Arrigoni combatteva una guerra sbagliata. I fatti nudi e crudi sono stati sfigurati dalla paranoia, dalle teorie cospiratorie, da una spirale complottistica che acceca la ragione e semina odio e dimentica la pietà e l’amore per la vita.

Mario Sechi - Tempo 17/4/2011

 Vittorio Arrigoni combatteva una guerra sbagliata. E la sua fine tragica, ingiusta, crudele, ne è la testimonianza più chiara e senza appello. Era un uomo a una dimensione e in un diabolico gioco del destino, in un contrappasso dantesco, è finito nelle mani di una fazione di assassini salafiti palestinesi. Non gli israeliani. Non gli Stati Uniti. Non il Mossad. Non la Cia. Nessuna delle solite Spectre evocate nelle teorie cospiratorie da quelli che «la verità è un’altra» e i cattivi sono gli ebrei, gli americani, i tessitori del complotto «giudaico-massonico».

Quando ho visto quel braccio teso e una mano tenergli il capo, la bendatura sugli occhi, ho intuito che difficilmente i suoi rapitori gli avrebbero risparmiato la vita. C’è un’iconografia precisa dell’assassinio nel fondamentalismo islamico, una durezza dei fatti e delle parole che non viene scalfita dalla pietà. La sua morte è una cupa eredità, un big bang simbolico che dovrebbe far riflettere la galassia dell’odio che su Israele ha imbastito nei decenni una mitologia sulfurea, disegnato una tavola del Male e narrato una verità che è pura menzogna. E invece no, ancora una volta i fatti nudi e crudi sono stati non solo ignorati ma sfigurati dalla paranoia, dalle teorie cospiratorie, da una spirale complottistica che acceca la ragione e semina odio e dimentica la pietà e l’amore per la vita. Siamo di fronte a una letale deviazione del dibattito pubblico, a una massa informe che non vede la tragica verità sulla fine di Arrigoni e non prova alcuna pietà per le vittime del fanatismo islamico.

È un grumo d’incoscienza diffusa che non si indigna quando cinque coloni israeliani, tre bambini in tenerissima età e i loro genitori vengono uccisi nell’insediamento ebraico di Itamar. 11 marzo 2011. Famiglia Fogel. Sgozzati da un commando di palestinesi mentre dormivano. Udi, 36 anni, la moglie Ruth, 35 anni, i tre i figli, Yoav, 11 anni, Elad, 4 anni, Hadas, tre mesi. Il governo israeliano ha deciso di rendere pubbliche le foto del massacro della famiglia Fogel. Cari lettori de Il Tempo, andatele a vedere su internet. Capirete subito perché Arrigoni, gli sia lieve la terra, combatteva una guerra sbagliata.

 

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