Pioggia di missili sulle difese libiche

La guerra in Libia

L' attacco - Al via l' operazione «Alba dell' Odissea»

Per primi sono partiti gli aerei francesi Poi in serata i Tomahawk inglesi e americani

Il Pentagono: con noi anche Italia e Canada

Raid da jet, navi e sottomarini

Fuoco alleato - Lanciati nel Mediterraneo 110 Tomahawk per neutralizzare la contraerea di Tripoli

Incidente diplomatico - Le indiscrezioni parlano di una forte irritazione americana per il protagonismo di Parigi

Stefano Montefiori - Corriere 20/3/2011

«Non possiamo restare a guardare mentre un tiranno dice al suo popolo che non avrà pietà» Barack Obama, presidente degli Stati Uniti

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI - Il colonnello Thierry Burkhard sta spiegando al ministero della Difesa come i 20 aerei francesi in missione sulla Libia siano stati riforniti in volo quando, poco prima delle 18, si interrompe: «Ho notizia di un bersaglio a terra colpito da uno dei nostri aerei. Alle 17.45 l' aviazione francese ha aperto il fuoco contro un veicolo militare riconosciuto come appartenente alle forze di Gheddafi». È il primo scontro tra l' esercito libico e la coalizione, lo spiraglio lasciato aperto solo un paio d' ore prima dal presidente Nicolas Sarkozy - «Gheddafi può ancora evitare il peggio» - si richiude. La sospensione, l' angosciosa attesa cominciata in mattinata con il sorvolo dei caccia Rafale, è finita: sulla Libia cadono i missili di quattro attacchi aerei francesi che distruggono un numero imprecisato di carri armati, almeno 110 Tomahawk vengono lanciati da navi e sottomarini americani e britannici nel Mediterraneo per neutralizzare la contraerea del regime di Tripoli, e nella notte anche l' aviazione inglese lancia raid aerei. La campagna di Libia è cominciata.

«Dei popoli arabi hanno scelto di liberarsi dalla schiavitù. Queste rivoluzioni hanno fatto nascere una immensa speranza nel cuore di tutti coloro che condividono i valori della democrazia e dei diritti dell' uomo. I popoli arabi hanno bisogno del nostro aiuto e del nostro sostegno. È un nostro dovere», ha dichiarato solennemente il presidente francese Nicolas Sarkozy ieri pomeriggio all' Eliseo, al termine del vertice convocato d' urgenza tra i Paesi europei, Stati Uniti, Canada e alcuni Paesi arabi (Qatar, Emirati Arabi Uniti, Marocco e Giordania oltre al ministro degli Esteri iracheno Hoshyar Zebari in qualità di presidente della Lega Araba). Al summit di Parigi era attesa anche l' Unione Africana, che invece a sorpresa non ha partecipato, finendo per condannare l' intervento occidentale. Non è stato il maggiore incidente diplomatico della giornata: le indiscrezioni parlano di una forte irritazione americana per il protagonismo di una Francia «decisa a prendersi la responsabilità del suo ruolo davanti alla Storia», come ha detto Sarkozy.

A Parigi, il Quai d' Orsay ha ricordato che nelle settimane scorse è stata la Francia a chiedere per prima i raid aerei e a riconoscere la resistenza libica; sono stati francesi i primi aerei a sorvolare la Libia e a sparare, mentre Nicolas Sarkozy annunciava al mondo l' inizio delle operazioni. «La leadership è francese», ha riassunto il premier belga Yves Leterme. In serata, da Brasilia, un presidente Barack Obama a lungo prudente ha preso infine la parola in tv: «Non possiamo stare fermi mentre un tiranno dice al suo popolo che non avrà pietà. Oggi ho autorizzato le forze armate degli Stati Uniti a cominciare una limitata azione militare in Libia», forti della «capacità militare senza pari» evocata nel pomeriggio dal segretario di Stato Hillary Clinton.

Il Pentagono precisa che si tratta dell' operazione «Odyssey Dawn», alla quale si affiancano le forze di Gran Bretagna, Francia, Italia e Canada. Questi ultimi due Paesi per il momento non hanno partecipato con azioni dirette. Le missioni vengono coordinate a partire da un quartiere generale americano in Germania, a Stoccarda, che tiene i collegamenti con il comando francese di Lione e britannico di Northwood. Gli americani hanno un ruolo «strategico», riconosce una fonte anonima francese, ma il comando generale delle operazioni deve ancora essere attribuito. Nei prossimi giorni la coalizione dovrebbe allargarsi ad altri Paesi: gli Emirati avrebbero promesso 24 aerei, il Qatar tra quattro e sei, mentre velivoli danesi, norvegesi, canadesi e spagnoli hanno già raggiunto o sono in procinto di farlo le basi italiane, soprattutto quelle siciliane di Sigonella e Trapani. In serata anche la Turchia, membro della Nato, si è detta pronta a dare il proprio contributo per l' attuazione della no-fly zone sulla Libia. Dopo l' opposizione aperta di Russia e Germania e le indecisioni che hanno favorito la sanguinosa repressione di Gheddafi, gli alleati alla fine si sono mossi rapidamente, per cercare di recuperare il preziosissimo tempo perduto: così, a missione cominciata, ancora non è chiaro quale sarà il ruolo della Nato, tra una Francia decisa a impedirne il coinvolgimento e una Gran Bretagna che invece lo auspica.

«Attaccheremo obiettivi civili e militari nel Mediterraneo»: nella notte il colonnello Gheddafi appare brevemente alla tv libica per proferire le sue minacce e - jihadista improvvisato, come a suo tempo Saddam - sputa il suo veleno contro «i crociati». Ora l' Occidente deve fermarlo in fretta.

 

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