In Israele una famiglia sterminata, il mondo tace sull’operazione 'eroica'

Giulio Meotti - Il Foglio 15/3/2011

Roma. Il vice primo ministro d’Israele, Moshe Yaalon, ha paragonato la strage al famoso pogrom di Kishinev del 1903. Domenica a Gerusalemme ventimila persone hanno preso parte ai funerali della famiglia di cinque israeliani sterminata da un commando terroristico palestinese a Itamar, nel cuore del West Bank. La famiglia di israeliani è stata distrutta mentre era immersa nel sonno: padre, madre e tre dei loro figli di undici anni, tre anni e tre mesi. Il capofamiglia, un ufficiale dell’esercito israeliano, non è riuscito a reagire. Si tratta della più grande strage terroristica in Israele dal 2008, quando a Gerusalemme vennero uccisi otto seminaristi ebrei. L’azione è stata rivendicata dalla Brigata dei martiri di al Aqsa, il braccio armato del partito Fatah del presidente Abu Mazen. Il gruppo ha parlato di “operazione eroica”. La famiglia assassinata, i Fogel, era stata evacuata da Gaza nel 2005. “Abbiamo visto scene agghiaccianti”, hanno raccontato i membri di una squadra di soccorso entrati nella villetta. I genitori giacevano esanimi a letto, in un bagno di sangue. Nella stanza dei bambini, il piccolo di tre anni aveva ancora polso all’arrivo dei paramedici, ma gli sforzi di rianimazione si sono rivelati vani. Sul pavimento erano sparsi i loro giocattoli e peluche, intrisi di sangue. Una figlia di dodici anni, sopravvissuta alla strage, aveva partecipato fino a mezzanotte a un’attività scoutistica con i coetanei nel villaggio in Samaria. E’ tornata a casa, bussando alla porta. Nessuno le ha risposto. Quello che ha visto entrando con l’aiuto del vicino è l’intera famiglia con la gola tagliata. La comunità di Itamar aveva già perso ben ventidue abitanti per mano del terrorismo in appena quindici anni. Il villaggio sorge a meno di un’ora di auto da Tel Aviv, ma nelle montagne che si affacciano sulla città palestinese di Nablus, nei cui pressi sorge la terza tomba più sacra agli ebrei, quella del patriarca biblico Giuseppe. In risposta all’appeasement sul terrorismo, per la prima volta Israele ha diffuso le fotografie scattate all’interno della villetta. Il primo ministro Netanyahu ha formalmente protestato con l’emittente americana Cnn per come ha seguito la vicenda (la Bbc si è limitata a due righe di update sul proprio sito internet). “E’ uno spregevole assassinio di un’intera famiglia innocente, genitori, figli, un neonato, che stavano dormendo nella loro casa nella notte di Shabbath”, ha detto Netanyahu. Attorno al villaggio colpito erano stati appena rimossi alcuni checkpoint dell’esercito israeliano. Alla notizia della strage, Hamas è sceso per strada a Gaza in segno di festa, distribuendo dolci. La tv di Hamas ha parlato di “giornata di gloria per il popolo palestinese”. Dall’Iran l’agenzia di stato ha salutato “l’uccisione dei cinque sionisti”. Gerusalemme ha condannato l’incitamento all’odio coltivato da parte dell’Autorità nazionale palestinese di Abu Mazen, che pure ieri ha condannato l’attacco. Mentre gli israeliani seppellivano i propri morti, l’Autorità nazionale palestinese dedicava una piazza a Dalal Mughrabi, l’autrice della più grande strage israeliana, qualla che sequestrò un autobus e uccise una quarantina di passeggeri, fra cui tredici bambini, bruciandoli vivi. A dicembre Abu Mazen aveva premiato con duemila dollari la famiglia di un aspirante “martire” che aveva cercato di colpire un checkpoint israeliano. E poche ore dopo il massacro di Itamar, Abu Mazen ha incontrato palestinesi che inneggiavano in versi ai kamikaze. L’intelligence israeliana sospetta che ci possa essere la mano dell’Iran dietro alla strage. A Khartoum membri di Hamas e dell’Iran si sarebbero incontrati per rilanciare una nuova Intifada. Nel 2002 la stessa comunità aveva visto un’altra famiglia di israeliani sterminata in casa. Anche allora una madre e tre figli. Al Foglio, il sindaco della comunità israeliana colpita, Moshe Goldsmith, dice: “Non cederemo al terrore, diventeremo più forti”.

 

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