Libia, la gaffe dell' Aise

Dimitri Buffa - L'Opinione 26/2/2011

  “I servizi se servono devono servire sennò che servizi sono?” Per quelli di informazione e sicurezza italiani (nella fattispecie l’Aise) la nota battuta di Totò, al secolo il principe Antonio De Curtis, sembra attagliarsi perfettamente. Specie dopo la storica gaffe dello scorso 3 febbraio quando il direttore pro tempore dei servizi di informazione e sicurezza che si occupano di minaccia dall’estero, l’ex Sismi, cioè Adriano Santini, audito in gran segreto ( ma non abbastanza dal Copasir da impedire che sulla cosa uscisse un pezzo de “L’Unità” a fima di Claudia Fusani lo scorso 24 febbraio a pagina 11), aveva tranquillizzato tutti sulla Libia di Gheddafi dicendo ai commissari di maggioranza e opposizione del comitato poltico presideuto da Massimo D’Alema che a Tripoli e Bengasi un rischio di contagio dei moti popolari che avevano già rovesciato Ben Alì in Tunisia e Horsni Mubarak in Egitto, era “da escludersi”. Perché, a dire di Santini, quella di Gheddafi era tutta un’altra situazione e il raiss libico teneva la situazione sotto controllo.

Ora, per citare ancora Totò, “ogni pazienza ha un limite”. Anche perché ‘sta gente pagata dai sei a tredicimila euro al mese per andare in giro per il mondo a raccogliere informazioni sembra avere meno spirito di osservazione di un turista, sia pure per caso. Chi scrive ad esempio, senza muoversi da casa propria, in data 20 gennaio 2011 aveva appreso al telefono da un suo caro amico e professore di arabo tunisino, non libico si badi bene, che “adesso vedrete che entro due settimane anche Gheddafi farà la stessa fine di Ben Alì e Mubarak”. E questo non era espresso come auspicio ma quasi come certezza. Perché la persona in questione sapeva di cosa stesse bollendo in pentola nella “Grande Jamahyrya” dai tanti amici su facebook di origine libica, residenti anche in paesi europei. Ma evidentemente all’ex Sismi su facebook non ci va nessuno, sennò se ne sarebbero accorti anche loro.

D’altronde se tutto quello che nel 2010 era stato raccolto sul Maghreb si riassume in quelle striminzite tre paginette della relazione per il 2010 sulla politica di informazione e sicurezza, trasmessa proprio ieri al Parlamento dal Dis, cioè l’ex Cesis con a capo Gianni De Gennaro, si capisce anche del perchè di questa gaffe. E infatti, come racconta la Fusani sull’ “Unità”, Santini dice che sulla Libia possiamo stare tranquilli anche perché “i rapporti commerciali ed economici sono tali per cui nessuno in Libia può avere interesse a far saltare il tappo”. Quando ieri al Arabyya e al Jazeera ipotizzavano diecimila morti nella guerra civile scatenatasi nel frattempo deve essere stato un risveglio amaro per il capo di una struttura che chiamarla di “intelligence”, alla luce di queste prestazioni, può fare pensare ad un ossimoro.

E d’altronde nelle pagina 46-49 della suddetta relazione trasmessa ieri al Parlamento si parla solo genericamente di “seri rischi” che corrono “l’Italia e l’Europa” dopo l'esplosione delle rivolte in Nord Africa. Nel linguaggio burocratichese che non si riesce a debellare da questi organismi, si osserva poi che ”i fermenti sociali e le forti aspirazioni al cambiamento, amplificati e condivisi sul web, potrebbero far registrare nuovi picchi di contestazione”. Il web che però, specie nel settore socail networks, resta uno sconosciuto per gli analisti dell’Aise. Si parla solo genericamente di fenomeni nei quali potrebbero inserirsi “tentativi di strumentalizzazione in chiave islamista” e di “natura terroristica”. In pratica l’esegesi della scoperta dell’acqua calda.

Se i servizi devono servire a questo, avrebbe detto Totò, allora vuol dire che non servono a niente. E che anche cambiandogli nome per legge, e indirizzo e responsabili periodicamente, il prodotto rimane sempre lo stesso.

 

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