Israele ha già attaccato l’Iran

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Posted By Yossi Melman On 21 gennaio 2011 @ 15:32 In Analisi & Reportages, Haaretz, Iran, Israel, Italiano | No Comments

21/01/2011

Original Version: Israel has already attacked Iran [1]

Sta emergendo sempre più chiaramente che l’intelligence israeliana, in collaborazione con la sua controparte americana, ha già compiuto un attacco al programma nucleare iraniano; ciò sembra rendere, almeno per il momento, meno imminente un attacco militare – scrive l’analista israeliano Yossi Melman

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Israele non attaccherà l’Iran. Almeno non nei prossimi anni. Non attaccherà prima di tutto perché gli Stati Uniti sono contrari a una mossa del genere. Israele non ha mai preso una decisione indipendente su una questione strategica di importanza globale senza prima coordinarsi o consultarsi con i suoi alleati, o almeno senza prima accertare che tale decisione sarebbe stata favorevolmente ricevuta da Washington. Israele non attaccherà l’Iran dal momento che la sua leadership è divisa su questo argomento, e molti responsabili a livello operativo e politico, incluso il ministro degli esteri Avigdor Lieberman, sono preoccupati che l’avventurismo possa essere disastroso.

Israele non colpirà perché ciò provocherebbe una massiccia ritorsione missilistica da parte dell’Iran, di Hezbollah e probabilmente anche di Hamas (le possibilità che la Siria intervenga sono minime), contro centri abitati e siti strategici – inclusi il reattore di Dimona, centrali elettriche, basi militari ed aeroporti. 

Ma c’è anche un’altra ragione – che gradualmente sta diventando sempre più chiara, e che rafforza la previsione che un attacco israeliano contro le installazioni nucleari ed i sistemi di sostegno logistico iraniani (difese aeree, comunicazioni, sistemi di comando e controllo) sia improbabile nei prossimi anni. Un’offensiva del genere sarebbe ridondante. Infatti secondo alcuni reportage stranieri, l’intelligence israeliana – in cooperazione con la sua controparte americana – ha reso superfluo un attacco del genere.

Da qualche mese ormai, esperti in tutto il mondo si stanno chiedendo perché il programma nucleare iraniano sia stato ritardato – un ritardo che si è manifestato nel parziale blocco delle centrifughe della centrale di Natanz. Fino a circa 18 mesi fa, l’Iran aveva circa 10.000 centrifughe attive laggiù. Ora, secondo i rapporti degli ispettori dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica, solo 4.000 sono operative.

I modelli di centrifughe P-1 sono vecchi e tendono a danneggiarsi; la loro funzionalità richiede un personale con eccellenti capacità tecniche. Anche gli esperti americani che hanno tentato di utilizzare le P-1, secondo il New York Times, hanno incontrato delle difficoltà, in parte a causa della loro progettazione obsoleta.

Comunque, secondo il reportage del New York Times di domenica scorsa, coloro che davvero riuscirono a far funzionare le centrifughe furono gruppi di esperti della Commissione Israeliana per l’Energia Atomica e dei servizi segreti israeliani. Essi avevano costruito un modello della centrale di Natanz presso Dimona e avevano appreso come funzionano queste centrifughe. Questo ha permesso ad esperti di alto livello dei servizi segreti israeliani di creare un sofisticato programma noto come Stuxnet Worm che è stato poi inserito nei sistemi operativi e di controllo della centrale di Natanz. Il programma è entrato nelle reti informatiche, ha assunto il controllo dei sistemi operativi che gestiscono le macchine (costruite dalla tedesca Siemens), ed ha causato seri danni alle centrifughe. Secondo il rapporto, almeno un quinto delle centrifughe sono state bloccate in questo modo.

Vi è disaccordo sulla portata dei danni inferti al programma nucleare di Teheran dal “worm” e da altri sabotaggi attribuiti ai servizi segreti occidentali e israeliani [2] –  come ad esempio la creazione di compagnie fittizie che hanno venduto apparecchiature difettose all’Iran. Meir Dagan, che si è recentemente dimesso dalla guida del Mossad, e che è considerato il principale responsabile di questi sabotaggi, può orgogliosamente affermare che la capacità dell’Iran di sviluppare armi nucleari è stata ora ritardata almeno fino al 2015.

A prescindere dalla durata di questo ritardo, è chiaro che esso ha dato a Israele e all’Occidente  un certo margine di manovra. Gli esperti statunitensi ed europei hanno concluso, sulla base della loro conoscenza delle forze aeree israeliane, che anche il più riuscito attacco avrebbe ritardato il programma nucleare iraniano per non più di tre anni – senza parlare del numero di piloti che non sarebbero tornati a casa dalla missione. L’operazione di spionaggio attribuita ad Israele è riuscita ad ottenere questo ritardo in un altro modo, senza dover subire perdite o complicazioni.

Yossi Melman è un giornalista e saggista israeliano; esperto di intelligence, scrive abitualmente sul quotidiano ‘Haaretz’

 

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