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C'è ancora futuro per gli ebrei in Olanda?
L'intolleranza delle società tolleranti
di Paul De Maeyer

ROMA, venerdì, 24 dicembre 2010 (ZENIT.org).- Gli ebrei più coscienti devono rendersi conto che non c'è un futuro per loro in Olanda. Così inizia una provocatoria constatazione dell'ex commissario europeo Frits Bolkestein, 77 anni, fatta nel nuovo saggio del ricercatore israeliano-olandese Manfred Gerstenfeld sul declino della comunità ebraica dei Paesi Bassi, “Het Verval”, e lanciata il 6 dicembre scorso dal quotidiano De Pers.

“Con ebrei coscienti intendo ebrei che sono riconoscibili come tali, come gli ebrei ortodossi”, così ribadisce l'esponente liberale, noto per la discussa direttiva sulla libera circolazione dei servizi in seno all'UE. “Non vedo un futuro per loro a causa dell'antisemitismo soprattutto fra gli olandesi marocchini, che aumentano di numero”, ha spiegato Bolkestein. Secondo l'ex ministro, sarebbe forse meglio che gli ebrei ortodossi consigliassero ai loro figli di emigrare verso gli USA o Israele.

La notizia ha sollevato subito un acceso dibattito in un paese la cui fiorente comunità ebraica pagò un prezzo altissimo durante il nazionalsocialismo. Dei circa 140.000 ebrei olandesi, più di 107.000 perirono nei campi di concentramento di Hitler o per stenti. Fra le vittime della furia nazista nei Paesi Bassi, spiccano Anne Frank e Etty Hillesum, ma anche la filosofa e convertita Edith Stein, trasferita dalle sue superiori dal convento carmelitano di Colonia (Germania) a quello olandese di Echt, pensando - erroneamente - che lì sarebbe stata più sicura.

Fra i primi leader politici a reagire alla 'proposta' di Bolkestein è stata Femke Halsema, deputata del partito ecologista di sinistra GroenLinks, la quale si è chiesta se l'ex commissario europeo non sia diventato “kierewiet”, cioè non si sia “rimbambito”. Per la Halsema, “persone minacciate vanno protette nel loro proprio paese”. Sulla questione è intervenuto anche il controverso leader populista Geert Wilders - considerato da alcuni “l'apprendista stregone” di Bolkestein -. “Non sono gli ebrei 'coscienti' che devono emigrare, ma quei marocchini che si rendono colpevoli di antisemitismo”, ha scritto Wilders su Twitter.

Da parte sua, Bolkestein ha cercato di calmare le acque. Ospite del talk-show “Pauw & Witteman”, dell'emittente televisiva VARA, Bolkestein ha ribadito giovedì 9 dicembre che vuole solo che la gente non guardi dall'altra parte. “Il passato ci dimostra che gli olandesi guardano troppo spesso dall'altra parte”, ha detto.

Bolkestein ha ricevuto non solo reazioni negative. Secondo il deputato Kees van der Staaij, del Partito Costituzionale Riformato (SGP), la preoccupazione del politico liberale è “legittima”. Dai dati dell'ultimo rapporto della polizia olandese sulla discriminazione e sugli atti criminali contro le minoranze, Poldis 2009 [1], emerge che nel 2009 il numero di atti di antisemitismo è aumentato nel paese del 48%. Nonostante un calo generale del numero di incidenti di tipo discriminatorio, quelli di carattere antisemita sono saliti da 141 nel 2008 a 209 l'anno scorso, il 9,4% del totale. Anche il Centro Informazione e Documentazione Israël (CIDI, con sede a L'Aja) è convinto che ci sono “pochi motivi” per reagire così negativamente alle parole di Bolkestein. Già due anni fa, l'ex ministro aveva espresso la stessa preoccupazione in un libro pubblicato dal centro.

Molti ebrei olandesi condividono d'altronde i timori di Bolkestein. In una lettera aperta al giornale NRC Handelsblad, il venticinquenne Lester M. Wolff van Ravenswade ha descritto il 15 dicembre le difficoltà che incontrano gli ebrei che vivono ad Amsterdam, spesso definita la “capitale della tolleranza”. “Non posso andare ad eventi pubblici vestito da ebreo, e tanto meno uscire il sabato sera. Quale partito bisogna votare per poter vivere in sicurezza con la kippah in testa?”, chiede il giovane, che rifiuta di lasciare la sua città, anche se già in varie occasioni ha temuto per la sua vita.

Parlando con il quotidiano Het Parool (10 dicembre), un esponente di spicco della comunità ebraica di Amsterdam ha annunciato che intende lasciare con la moglie incinta il paese per motivi di sicurezza. Si tratta di Benzion Evers, 22 anni, figlio del rabbino capo di Amsterdam, Raphael Evers. “Mi sento soffocato e limitato qui”, così ha detto il giovane: “emigrare è per noi una soluzione”. Cinque dei suoi fratelli e sorelle hanno d'altronde già fatto lo stesso passo. E quando andrà in pensione, seguirà anche il rabbino Evers.

Non solo nei Paesi Bassi aumentano gli atti di violenza contro gli ebrei. Lo dimostrano i dati provenienti dagli USA e raccolti dall'FBI (Federal Bureau of Investigation) nelle sue statistiche sui cosiddetti “hate crimes” (crimini ispirati dall'odio) per il 2009. Nella categorie di crimini motivati da pregiudizi religiosi, su 1.303 aggressioni 931 erano contro ebrei e delle 1.575 vittime 1.132 erano sempre ebrei (rispetto a 132 musulmani, 59 cattolici, 42 protestanti o 11 atei/agnostici).

La settimana scorsa, il noto Simon Wiesenthal Center (SWC, con sede a Los Angeles, California) ha pubblicato d'altronde la sua classifica annuale con i dieci personaggi o organismi più antisemiti. Ad occupare il primo posto è la decana dei corrispondenti accreditati presso la Casa Bianca, Helen Thomas, 90 anni, che in due occasioni ha sparato quest'anno frasi diffamatorie nei confronti degli ebrei. La prima volta era il 27 maggio, quando la nota giornalista americana di origini libanesi ha dichiarato in una breve intervista su RabbiLive.com che gli ebrei “dovrebbero andarsene dalla Palestina”, anzi “tornarsene in Germania o in Polonia, da dove sono venuti”. Nonostante le sue scuse, la Thomas ci è ricascata il 2 dicembre, quando ha ripetuto a Dearborn, nel Michigan, la stereotipata accusa che gli ebrei vogliono controllare il mondo. “Il Congresso [americano], la Casa Bianca, Hollywood e Wall Street sono in mano ai sionisti”, ha detto la Thomas.

A ritornare sul caso Bolkestein è stato lo scrittore olandese Leon de Winter sul settimanale tedesco Die Zeit (no. 51, del 16 dicembre). In visita a Westerbork – la località nella provincia nordorientale di Drenthe, dove si trovava il campo di smistamento da dove gli ebrei e zingari olandesi partivano per i campi di concentramento in Germania o in Polonia – l'autore ha osservato che “chi parla oggi di ebrei olandesi, ha senso dell'ironia”. “Quanti ebrei ad Amsterdam sono ancora 'riconoscibili' come ebrei? Qualche centinaio? Gli ebrei che io conosco, che sono cittadini non appariscenti, disciplinati, più olandesi che ebrei, tengono da anni di nascosto la valigia pronta”. Per De Winter, le intenzioni di Bolkestein sono “sincere”, ma “è troppo tardi ormai. La vita ebraica che crediamo di vedere è in realtà un'illusione ottica”.

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1) Cfr. http://www.rijksoverheid.nl/bestanden/documenten-en-publicaties/rapporten/2010/07/20/poldis-2009-het-landelijk-criminaliteitsbeeld-discriminatie-van-de-politie/poldis-2009-criminaliteitsbeeld-discriminatie.pdf; http://www2.fbi.gov/ucr/hc2009/data/table_01.html

 

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