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L’imam che nega la musica alla figlia

Manila Alfano - Giornale 8/12/2010

Non c’è neppure la scusa del rock. La musica maledetta può arrivare anche dalle note un po' stonate di un flauto dol­ce. L’unico rimedio è non ascoltare. La ragazzina ha i tappi alle orecchie. Lo vuole il padre, un imam di Reggello, a pochi chilometri da Firenze. I compagni di scuola suonano e solfeggiano, lei non può ascoltare. Silenzio. Suo padre è stato chiaro. Lo ha detto ai professori e al preside.
Quei tappi, quella censura, sal­veranno l’anima e l’identità della figlia: «La musica è da in­fedeli, lei non può seguire le vostre lezioni». Così lui, il pa­dre padrone, ha chiuso la vi­cenda. O l’ora di musica la fa con le orecchie tappate o la fi­glia non andrà più a scuola. E allora il compromesso lo han­no dovuto trovare le insegnan­ti, lui ha dettato le regole, la scuola ci ha messo la fantasia e la buona volontà. Per non danneggiare la bimba, per non toglierle la possibilità di stare con i compagni di classe: quando ci sarà lezione di musi­ca la­mamma o il papà andran­no a scuola, entreranno in clas­se e le metteranno i tappi alle orecchie. E lei resterà lì sedu­ta, assente e attonita, come se guardasse un film senza volu­me, vedrà una professoressa battere il tempo e ragazzini suonare. Ma non sentirà nul­la. Le verifiche saranno scrit­te, niente pratica. Prendere o lasciare.L’imam non ha inten­zione di mediare. Non impor­ta se c’è una legge che parla di scuola dell’obbligo, non im­porta se alla bambina piace studiare, essere uguale ai com­pagni. L’imam continua a ripe­­tere: «La mia religione vieta al­le bambine di ascoltare la mu­sica, tanto meno quella degli Infedeli».
È per colpa di questa rigidità che l’anno scorso la bambina è stata bocciata. Troppe assen­ze. Gli insegnanti non hanno neppure potuto darle i voti, l’hanno vista troppe poche vol­te.
La preside ha segnalato le assenze al sindaco, ai carabi­nieri. Si è aperto il processo nei confronti del padre che l’ha tenuta a casa, e se a mag­gio il giudice di pace deciderà che il padre è da condannare, gli farà pagare una multa. Al massimo. Intanto il giudice di pace alla notizia dei tappi ha commentato: «Una vittoria per la bambina». E così a Reg­gello ha vinto la rigidità di un imam che detta le sue regole. «È una sconfitta per la scuola» ha detto la dirigente scolasti­ca. Ma Costantino Ciari, consi­gliere comunale a Pian di Scò, comune che confina con Reg­gello non ci sta: «Ma altro che sconfitta della scuola, è la sconfitta dello Stato. E nessu­no, davanti a questa assurda scelta si è meravigliato. Han­no accettato in silenzio, per il quieto vivere. E che succede la prossima volta?».
Eppure la musica non è che l’ultimo «incidente» nelle scuole. Ci sono stati i crocifis­si, tolti dalle pareti delle aule per non disturbare la sensibili­tà dei bambini di altre religio­n­i o per non innervosire i geni­tori che di religione non ne vo­gliono neppure sentire parla­re. Per lo stesso motivo a Nata­le molte scuole hanno scelto di non fare il presepe. Poi ci so­no state le mense e i menù dif­ferenziati.
Anche in questo ca­so sono arrivate accuse ai diri­genti scolastici perché non mostravano abbastanza sensi­bilità nei confronti dei bambi­ni che non potevano mangia­re prosciutto o carne di maia­le. Un problema che non è so­lo dell’Italia. In Francia in tem­po di crisi addirittura diverse scuole hanno dovuto rinuncia­re al menù occidentale per te­nere solo quello musulmano. Scelte che dovrebbero inquie­­tare, un’Europa che dovrebbe interrogarsi davanti ad una perdita continua di identità, che sceglie un buonismo con­troproducente, che oggi arri­va addirittura a imporre il pro­gramma scolastico in nome della religione. Intanto a Reg­gello ha vinto la rigidità di un imam, l’ottusità di un padre padrone che fa predica agli al­tri musulmani, che non na­sconde il suo disprezzo per le donne. Dall’altra parte - scon­fitti - restano la scuola e lo Sta­to, l’Occidente. Lui, il padre padrone, aveva stabilito la sua regola, la scuola ha obbedito. «Ma poi - continua Ciari - cosa succederà quando la ragazzi­na nell’ora di italiano dovrà leggere la Divina Commedia e troverà che Dante ha infilato Maometto all’inferno?». «Co­me è difficile essere la figlia dell’imam» avrà pensato la bambina di Reggello. Guarda­re gli altri da un banco, guar­darli senza poterli sentire.

 

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