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Wikileaks e Israele

Lorenzo Cremonesi - Corriere (solo sul sito Internet) 7/12/2010

Tra le rivelazioni di WikiLeaks riguardanti il Medio Oriente c'è quella per cui diversi Stati Arabi, con Arabia Saudita in testa, considerano l'Iran molto più pericoloso che non Israele. Non è veramente una novità. Ma ora ha un carattere di maggior ufficialità. In senso più ampio: le tensioni tra sciiti e sunniti sono per alcuni degli attori coinvolti molto più acute e minacciose che non quelle tra Israele e mondo islamico.  Sapevamo da molto tempo ormai che lo spettro della "minaccia" israeliana è spesso alimentato a bella posta dai regimi nella regione per distrarre il pubblico dai reali problemi interni. Già nel 1991 gran parte del mondo arabo fu ben contenta di sostenere la guerra americana contro l'Iraq di Saddam Hussein, isolando poi  Yasser Arafat (che invece Saddam aveva sostenuto) e relegando la questione palestinese a fanalino di coda delle proprie preoccupazioni.

   Certo è che siamo ben lontani dalle guerre del 1967 e 1973. La questione palestinese è ormai una causa marginale tra i "Paesi fratelli". Forse non se ne sono accorti in ampi settori della sinistra europea. Ma WikiLeaks dovrebbe contribuire ad aprire gli occhi. Così come dovrebbe aprire anche quelli di coloro che, tra i difensori del nazionalismo israeliano, sostengono a spada tratta la politica della durezza contro ogni compromesso con i palestinesi in nome della sacra difesa contro "l'accerchiamento arabo". Israele dalle sue parti non è più solo contro tutti. Nasser e persino i tempi della prima intifada sono morti da un pezzo. Dovrebbe essere evidente che la questione israelo-palestinese è ormai solo una delle tante problematiche del Medio Oriente. E non la più grave.

 

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