Valanga WikiLeaks «Berlusconi portavoce di Putin» «La Russia uno Stato della mafia»

Secolo XIX 28 novembre 2010

Migliaia di file diffusi ieri sera da Wikileaks, il sito di Julian Assange, rivelano i giudizi inconfessati della diplomazia statunitense su molti leader mondiali, scatenando una tempesta diplomatica. Tra i commenti che in poche ore hanno fatto il giro del mondo, anche critiche al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, giudicato, in varia corrispondenza riservata, «incapace, vanitoso e inefficace», «portavoce di Putin in Europa» e «stanco» per i troppi «festini».

Ma nelle rivelazioni, la cui diffusione è stata duramente condannata dalla Casa Bianca, ce n’è per tutti: la Russia è «virtualmente uno Stato della mafia», Ahmadinejad è «il nuovo Hitler», Gheddafi «un ipocondriaco» e Sarkozy «un imperatore nudo». E Assange, di cui si sono perse le tracce, preannuncia la pubblicazione di altri documenti

I file online, coinvolgono 274 ambasciate, consolati e missioni diplomatiche americane in tutto il mondo. Lo rende noto Wikileaks sulla home page del sito. In totale i documenti sono 251.287 e includono 261.276.536 parole, un numero sette volte maggiore di quello dei file pubblicati sulla guerra in Iraq. Il periodo di tempo preso in considerazione va dal 28 dicembre 1966 al 28 febbraio 2010. Dei `cable´ - telegrammi - svelati da Wikileaks, 15.652 sono classificati segreti, 101.748 come confidenziali mentre 133.887 non sono classificati. È l’Iraq - si legge nel sito - lo Stato di cui si discute con più frequenza, essendo citato in 15.365 documenti diplomatici. Sono poi 8.017 i telegrammi provenienti dal Dipartimento di Stato mentre l’ambasciata da cui è stato inviato il maggior numero di documenti è quella ad Ankara, in Turchia.

Russia: prematuro commentare
È prematuro commentare il giudizio su Vladimir Putin espresso da diplomatici americani secondo quanto emerso dai documenti pubblicati da Wikileaks. Lo ha affermato Vladimir Peskov, portavoce del premier russo Putin, citato da Interfax. «Prima di esprimere giudizi o commenti si dovrebbe vedere il testo originale, se esiste. Poi controllare la correttezza della traduzione di certe parole ed espressioni. Solo dopo si potrà dire qualcosa», ha detto Peskov. Il portavoce ha aggiunto che è anche necessario chiarire il livello dei diplomatici e dei funzionari che hanno fatto questi commenti e in quali documenti. «In questo modo si potrà stabilire se si riferivano a Putin o meno. Solo dopo sarà possibile commentare», ha sottolineato.

La Russa: gossip scadente
«Ci sono ancora tantissime notizie non note, ma quelle uscite non mi sembrano stravolgenti». Così il ministro della Difesa Ignazio La Russa commenta in un’intervista al Corriere della Sera le rivelazioni di Wikileaks. Il ministro spiega di non essere «particolarmente preoccupato»: «Si tratta - dice - di informazioni che dovevano rimanere riservate, probabilmente sono frutto di un’azione illegale, e, con mia sorpresa, sembrano uscire da giornaletti specializzati nei gossip. O per questa natura scadente o perché sono frutto di informazioni destinate a essere riservate credo che non dovremmo annettere a questa fuga un’eccessiva importanza».

Ciò che conta, sottolinea, «è che i rapporti tra noi e l’America sono ottimi». «Che Berlusconi sia l’artefice del primo incontro tra Russia e Stati Uniti e che abbia difeso, nelle sedi importanti, il buon diritto della Russia a essere ascoltata - aggiunge - senza mai venire meno ai propri impegni con gli Stati Uniti, non ce lo deve certo spiegare Wikileaks: basta ascoltare qualsiasi diplomatico». «Qui ci si butta sull’ovvio, sul banale - afferma il coordinatore del Pdl -. Mi riferisco, per esempio, a quella secondo cui Berlusconi appare stanco perché va a letto tardi: siamo al ridicolo». Per il ministro comunque queste rivelazioni sono destinate a «cambiare» il «sistema di relazioni diplomatiche», con gli stessi diplomatici che «dovranno essere più attenti, più riflessivi e anche più prudenti nei loro rapporti».

Australia nega il rifugio ad Assange
L’Australia si rifiuta di offrire rifugio al suo cittadino Julian Assange, fondatore del sito Wikileaks che ha cominciato a rilasciare oltre 250 mila documenti segreti del Dipartimento di Stato Usa. Il ministro della Giustizia Robert McClelland ha detto oggi ai giornalisti che la polizia federale sta indagando sulla possibilità che siano state violate delle leggi australiane. Il ministro ha aggiunto di non essere al corrente di richieste da parte di Washington di cancellare il passaporto australiano di Assange, ma non ha escluso un simile provvedimento. Ha aggiunto che sono all’esame diverse opzioni da parte di agenzie governative, in risposta all’ultima diffusione di materiale classificato Usa. «Potenzialmente vi è un certo numero di leggi penali australiane che potrebbero essere state violate», ha detto.

Intanto il ministro della Difesa Stephen Smith ha confermato che una speciale task force intergovernativa sta studiando i documenti per accertare quale danno possa derivare dalla loro pubblicazione. In precedenza, la premier Julia Gillard aveva condannato la diffusione dei documenti come irresponsabile e potenzialmente dannosa agli interessi di sicurezza nazionale.

Qui di seguito riassumiamo alcune delle rivelazioni che stanno emergendo:

Gli Usa chiesero lo stop della fornitura di navi italiane all’Iran
Gli Usa domandarono all’Italia di bloccare la fornitura a Teheran di 12 navi veloci con le quali l’Iran avrebbe potuto attaccare la flotta americana nel Golfo, e la richiesta fu accolta «solo dopo 11 mesi di resistenze, durante i quali le prime 11 navi furono comunque consegnate». È quanto riporta uno dei documenti ottenuti dal sito di Wikileaks, pubblicato dal New York Times, inviato dall’ambasciata americana di Roma al Dipartimento di Stato.

“Piombo fuso”, Israele consultò Egitto e Anp
Nel maggio 2009 il ministro israeliano della difesa Ehud Barak rivelò a membri del Senato e del Congresso americano che, nella imminenza della Operazione Piombo Fuso contro Hamas a Gaza, Israele cercò invano di coordinare le posizioni con Egitto ed Anp. Lo si legge in un documento pubblicato da Wikileaks, inoltrato 2 giugno 2009 dalla ambasciata degli Stati Uniti a Tel Aviv. Secondo il documento Barak disse a quegli esponenti che prima di Piombo Fuso il governo israeliano chiese ad Egitto e all’Anp «se sarebbero stati disposti ad assumere il controllo a Gaza una volta che l’esercito israeliano avesse sconfitto Hamas». «In maniera non sorprendente - aggiunse Barak - Israele ricevette risposte negative da entrambi». In quell’incontro Barak osservò che l’Anp di Abu Mazen era «debole e priva di fiducia in se stessa», anche se in Cisgiordania - ammise - le forze dell’Anp addestrate dal gen. Keith Dayton (Usa) stavano facendo un lavoro «impressionante».

La Russia uno Stato della mafia
La Russia «è virtualmente uno Stato della mafia». Scrivono i diplomatici americani: la Russia e le sue agenzie usano i boss della mafia per effettuare le loro operazioni, la relazione è così stretta che il Paese è divenuto «virtualmente uno stato della mafia».

Leader afghani corrotti
Le accuse di corruzione in più occasioni mosse dagli Stati Uniti nei confronti dei dirigenti dell’Afghanistan si sono spesso fondate su qualcosa di più semplici sospetti. Un esempio? Quando il vicepresidente afghano Ahmed Zia Massoud lo scorso anno visitò gli Emirati Arabi Uniti, le autorità locali, in accordo con gli agenti americani della Dea (Drug Enforcement Administration), scoprirono che l’uomo portava con sé 52 milioni di dollari in contanti. Un successivo e ironico telegramma dell’ambasciata americana di Kabul definì il denaro «una somma significativa», precisando che Massoud poteva portarlo senza rivelarne né l’origine, né la destinazione. Il dirigente afghano ha sempre negato di aver portato denaro al di fuori dell’Aghanistan.

Il re del Bahrein chiese agli Usa di attaccare l’Iran
Il re saudita Abdullah esortò più di una volta gli Usa ad attaccare l’Iran per bloccare il programma nucleare di Teheran. I documenti si riferiscono a conversazioni avvenute nel 2008 con l’allora ambasciatore Usa in Iraq Ryan Crocker e con il generale David Petraeus, all’epoca comandante delle truppe Usa nel Paese del Golfo. Da un altro documento emerge che Hamad bin Isa al Khalifa, re del Bahrein (dove gli usa hanno la base della V flotta) chiede agli americani di «impedire» che il programma nucleare del regime iraniano vada avanti.

“Italia megafono di Putin”

Una relazione straordinariamente stretta fra Vladimir Putin e il primo ministro italiano Silvio Berlusconi, che include «regali generosi», contratti energetici redditizi: Berlusconi «sembra essere il portavoce di Putin» in Europa. Così - riporta il New York Times - i diplomatici americani hanno descritto nel 2009 le relazioni fra Italia e Russia.

Ci sarebbe un mediatore «ombra» italiano che parla russo nelle relazioni fra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e Vladimir Putin. È quanto affermano - secondo il New York Times che riporta documenti di Wikileaks - i diplomatici americani nel 2009 descrivendo la relazione fra Berlusconi e Putin, fatta anche di regali lussuosi e redditizi contratti energetici.

“Le feste selvagge di Berlusconi”
«El Pais svela la più grande filtrazione della storia, oltre 250mila note del dipartimento di stato: i documenti ottenuti da Wikileaks rivelano «spionaggio, manovre occulte e corruzione» annuncia la pagina web del quotidiano spagnolo sotto il titolo «I segreti della diplomazia americana allo scoperto», e parla di «rapporti corrosivi su Putin, Ahmadineyad, Sarkozy, Merkel o Berlusconi».

«Del primo ministro italiano, scrive El Pais, si descrivono le «feste selvagge» e viene evidenziata la «sfiducia profonda che suscita a Washington». A proposito del premier di Mosca il giornale spagnolo afferma che i documenti «pongono in evidenza il sospetto americano che la politica russa sia nelle mani di Valdimir Putin, giudicato un politico di stampo autoritario, il cui stile macista gli consente di collegarsi perfettamente con Silvio Berlusconi». Nelle note, secondo El Pais, «la diplomazia americana non mostra una grande stima neanche per il presidente francese Nicolas Sarkozy».

“Berlusconi incapace e vanitoso”
«Incapace, vanitoso e inefficace come leader europeo moderno»: questo il giudizio dell’incaricata d’affari americana a Roma Elizabeth Dibble sul presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il presidente del Consiglio italiano, prosegue Dibble, è un leader «fisicamente e politicamente debole» le cui «frequenti lunghe nottate e l’inclinazione ai party significano che non si riposa a sufficienza». Il telegramma della Dribble è citato dal Guardian, uno dei giornali che ha ottenuto da Wikileaks i documenti segreti.

“Clinton chiese notizie sugli affari di Berlusconi”
Il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha chiesto all’inizio di quest’anno alle ambasciate americane a Roma e Mosca informazioni su eventuali «investimenti personali» dei premier Silvio Berlusconi e Vladimir Putin che possano condizionare le politiche estere o economiche dei rispettivi paesi. È quanto si legge in un documento riservato anticipato dal sito Wikileaks e pubblicato dal settimanale tedesco Der Spiegel.

“Iran ha missili in grado di colpire l’Europa”
L’Iran ha ottenuto 19 missili dalla Corea del Nord, secondo un documento di Wikileaks datato 24 febbraio 2010 e riportato dal Nyt: i missili - avvertono i diplomatici americani - potrebbero dare per la prima volta all’Iran la capacità di colpire una capitale europea o Mosca e la loro avanzata propulsione può accelerare lo sviluppo iraniano di missili balistici intercontinentali. Su richiesta dell’amministrazioen Obama - afferma il quotidiano - il New York Times ha deciso di non pubblicare il testo completo del documento.

“Frattini frustrato”
Il ministro degli Esteri Franco Frattini «ha espresso particolare frustrazione per il doppio gioco di espansione verso l’Europa e l’Iran da parte della Turchia». È quanto rivela un telegramma - pubblicato da Wikileaks e classificato come segreto - inviato a Washington dall’ambasciata americana a Roma lo scorso 8 febbraio, in seguito a un incontro tenutosi tra il titolare della Farnesina e il segretario della Difesa degli Stati Uniti Robert Gates.

La «sfida, secondo Frattini, è portare la Cina al tavolo» dei colloqui sulla questione iraniana. Cina e India, secondo Frattini sono «Paesi critici per adottare misure che potrebbero influenzare il governo iraniano senza ferire la popolazione». Il ministro «ha anche proposto di inserire Arabia Saudita, Turchia, Brasile, Venezuela e Egitto nelle conversazioni», si legge nel documento. Frattini «ha anche proposto un incontro informale tra i Paesi del Medio Oriente» per «consultarsi sulla questione iraniana». E - ha riferito - «il segretario di Stato Clinton è d’accordo».

“La Cina guidò l’attacco a Google”
Il Politburo di Pechino guidò l’intrusione nei sistemi informatici di Google in Cina. È quanto emerge dai file di Wikileaks pubblicati dal New York Times. Un contatto cinese informò l’ambasciata americana a gennaio. L’attacco informatico era parte di una campagna coordinata da figure del governo ed eseguita da esperti pirati reclutati dal governo cinese. Gli stessi entrarono, a partire dal 2002, nei sistemi informatici del governo americano e di alcuni alleati occidentali, in quelli dei Dalai Lama e di aziende americane.

Putin “alpha dog”
Vladimir Putin definito «alpha dog», il maschio dominante : è una delle colorite espressioni contenute dei cablogrammi del Dipartimento di Stato resi pubblici oggi dal sito di Julian Assange Wikileaks. Il presidente russo è uno dei leader mondiali che vengono etichettati senza peli sulla lingua dai diplomatici di Washington: il presidente afghano Hamid Karzai è «ispirato dalla paranoia» mentre il cancelliere tedesco Angela Merkel «evita i rischi ed è raramente creativa». Le definizioni sono state raccolte dal Guardian, uno dei giornali a cui Wikileaks ha passato la mole di documenti diplomatici.

“Usa pronti alla guerra contro l’Iran”
In un dispaccio rivelato dal Der Spiegel si parla di colloqui confidenziali di funzionari Usa con il principe ereditario di Abu Dhabi, Mohammed Bin Zayed in cui secondo il principe «una rapida guerra convenzionale con l’Iran sarebbe meglio delle conseguenze a lungo termine di un conflitto nucleare». Secondo il generale americano David Patraeus l’Iran sarebbe per gli Stati Uniti «il migliore strumento di reclutamento», mentre «il numero di alleanze e di accordi per un sostegno militare tra Usa e partner arabi nel Golfo è considerevolmente aumentato». Secondo quanto scrive il sito del quotidiano britannico, sulla base dei documenti diplomatici visionati, il re Saudita Abdullah «ha ripetutamente esortato gli Usa ad attaccare l’Iran per mettere fine al suo programma di armamento nucleare». L’ambasciatore saudita a Washington, Adel al-Jubeir, scrive il Guardian, in un incontro nell’aprile 2008 con il generale Usa David Petraeus «disse di tagliare la testa al serpente».

I cablogrammi diplomatici esaminati dal Guardian svelano inoltre, fra le altre cose, che «dirigenti in Giordania e nel Bahrein hanno chiesto ripetutamente che il programma nucleare iraniano fosse formato con qualsiasi mezzo, compreso quello militare»; che «i leader in Arabia Saudita, negli Emirati arabi uniti (Eau) ed Egitto hanno fatto riferimento all’Iran come ad una «minaccia esistenziale» e «malvagia» e ad una «potenza che ci porterà alla guerra».

Lo scorso febbraio, inoltre - scrive ancora il sito del Guardian -, il segretario alla difesa Usa, Robert Gates, ha avvertito che se gli sforzi diplomatici nei confronti dell’Iran fossero falliti «rischiamo la proliferazione nucleare nel Medio Oriente, una guerra innescata da un blitz israeliano o entrambe le cose». Il capo dell’intelligence militare israeliana, gen. Amos Yadlin, l’anno scorso ha ammonito che «Israele non può permettersi di sottovalutare l’Iran e di essere colto di sorpresa, come lo furono gli Stati Uniti l’11 settembre 2001», scrive ancora il giornale.

E nel maggio dello scorso anno il premier israeliano, Benyamin Netanyahu, secondo i documenti svelati, disse a dirigenti americani di essere d’accordo con il presidente egiziano, Hosni Mubarak, che un «Iran nucleare» avrebbe indotto altri Paesi della regione a sviluppare armi atomiche, fatto che produrrebbe «la più colossale minaccia agli sforzi di non proliferazione dai tempi della crisi dei missili cubani».

“Gheddafi usa il Botox ed è ipocondriaco”
Fra le note filtrate dagli armadi riservati della diplomazia americana, fra «le più delicate» El Pais cita questa sera quelle sul leader libico Muammar Gheddafi. Nei suoi messaggi, secondo ElPais, l’ambasciatore americano a Tripoli «racconta che Gheddafi usa il botox ed è un vero ipocondriaco, che fa filmare tutti i suoi controlli medici per analizzarli dopo con i suoi dottori». Il giornale, che annuncia per l’edizione cartacea in edicola domani mattina ulteriori rivelazioni e dettagli, parla fra l’altro anche dei «sospetti che la presidente argentina Cristina Fernandez de Kirchner solleva a Washington, fino al punto che la segretaria di stato giunge a chiedere informazioni sul suo stato di salute mentale».

Il quotidiano spagnolo afferma che «le espressioni usate in alcuni documenti sono di natura tale da poter dinamitare le relazioni fra gli Usa ed alcuni dei suoi principali alleati» e «possono porre a rischio alcuni progetti importanti della sua politica estera, come l’avvicinamento alla Russia o l’appoggio di alcuni paesi arabi». «La portata di queste rivelazioni è tale, aggiunge El Pais, che si potrà parlare di un prima e di un dopo, per quanto riguarda le usanze diplomatiche». «Queste indiscrezioni possono porre fine ad una era della politica esterna».

“Attenzione alle tendenze islamistiche di Erdogan”
Secondo quanto pubblicato dallo Spiegel nei documenti di Wikileaks gli Usa mettono in evidenza che il primo ministro turco Erdogan costituisce una minaccia islamica perché sarebbe in particolare sotto l’influenza del suo ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu. Secondo i diplomatici americani Davutoglu sarebbe «particolarmente pericoloso» per le influenze fondamentaliste da lui esercitate su Erdogan. Un consigliere del partito turco al governo Akp dichiara ironicamente in un documento americano «vogliamo riprenderci l’Andalusia e vendicarci della disfatta dell’assedio di Vienna nel 1683». Erdogan avrebbe sistemato in posizioni di comando banchieri islamici e si informerebbe esclusivamente attraverso giornali vicini al fondamentalismo. Nel documento è scritto che «il capo del governo turco è circondato da una cerchia di ferro di consulenti sottomessi (ma presuntuosi)» e si considera «il tribuno popolare dell’Anatolia».

Usa-Iran e il dossier nuclare
Le prime rivelazioni da Wikileaks pubblicate dal sito on line del francese Le Monde riguardano i rapporti Usa-Iran e in particolare il dossier nucleare. In alcune dichiarazioni raccolte a Parigi da diplomatici che parlano con un iraniano che lavora a Teheran per un’organizzazione internazionale, l’Iran viene descritto come «una totale dittatura». I documenti rivelano anche un tentativo di assassinare, nel gennaio 2010, «un presentatore televisivo irano-americano» che vive a Londra protetto dai servizi inglesi. Un agente iraniano avrebbe «tentato di reclutare in California un killer per assassinarlo».

“Gli Usa ordinarono di spiare i vertici dell’Onu”
Il Dipartimento di Stato Usa nel luglio 2009 ordinò di spiare i vertici delle Nazioni Unite, compresi il segretario generale, Ban Ki-moon, e i rappresentanti in Consiglio di sicurezza di Cina, Russia, Francia e Gran Bretagna: è quanto scrive il sito del quotidiano britannico Guardian rivelando il contenuto dei documenti segreti pubblicati da Wikileaks. La direttiva «classificata», scrive il Guardian, fu spedita a 30 ambasciate a nome della segretaria di stato, Hillary Clinton, e chiedeva la raccolta di dati personali su questi e numerosi altri dirigenti e anche sottosegretari, consiglieri e collaboratori, comprese le password usate, le chiavi in codice usate per comunicare e anche i dati biometrici. «Informazioni - scrive il Guardian - che sembrano sfumare il confine fra diplomazia e spionaggio».

Iran, “gli alleati arabi degli Usa spingevano per un attacco”
Gli alleati arabi degli Stati Uniti, in particolare l’Arabia Saudita, spingevano per un attacco contro l’Iran per bloccarne il programma nucleare: è quanto rivela il quotidiano britannico Guardian a proposito dei documenti resi noti dal sito Wikileaks.

La procura di Roma valuta estremi di reato
La procura di Roma, una volta esaminato il contenuto e la natura dei documenti della diplomazia americana in via di pubblicazione, valuterà l’esistenza di eventuali estremi di reato. In particolare, secondo quanto si apprende, i magistrati romani valuteranno la classificazione dei documenti: ovvero se si tratta di carte sotto segreto di Stato o definite `riservate´. Questo per decidere l’eventuale apertura di fascicoli e la relativa ipotesi di reato che potrebbe essere violazione di segreto di Stato o violazione di documenti riservati. Inoltre la Procura della Capitale esaminerà i documenti per accertare riferimenti alla sicurezza dello Stato italiano o a cariche istituzionali del nostri paese e eventuali fattispecie di reato.

L’attesa
Ecco il ciclone Wikileaks ed ecco i giudizi senza peli sulla lingua della diplomazia americana sui principali leader mondiali: Ahmadinejad? «Nuovo Hitler». Sarkozy? «l’imperatore nudo». Gheddafi? «Procaci biondine come infermiere». Karzai? «È spinto dalla paranoià’. Merkel? «Evita i rischi e raramente è creativa». Infine Berlusconi: per lui «feste selvagge».

Tutto ciò almeno secondo le prime indiscrezioni che mostrano una copertina di Der Spiegel con i duri giudizi in evidenza sotto 12 foto di altrettanti leader. Non è una indiscrezione invece che il sito di Wikileaks sia in queste ore sotto attacco informatico. «È l’11 settembre della diplomazia», sintetizza con efficacia il ministro degli Esteri Franco Frattini dando voce alla preoccupazione del mondo e del governo italiano. «La Cernobyl della politica internazionale», avverte la stampa israeliana, è prevista per questa notte.

Da alcune anticipazioni apparse su Twitter, emerge anche che l’Europa per gli Usa «non è più così importante» e che gli Stati Uniti vedono il mondo come un confronto tra due superpotenze - la seconda è la Cina - con Europa e Germania in posizione di secondo piano. Poi, ancora, il presidente americano Obama «non ha nessuno slancio emotivo verso l’Europa ed il suo sguardo è rivolto più al Pacifico che all’Atlantico» Secondo una prassi oramai consolidata, alcuni media internazionali pubblicheranno le nuove rivelazioni di Wikileaks.

Difficile dire se il sito di Julian Assange riuscirà a fornire la documentazione: alle 17.00 ora italiana ha subito un DDoS (distributed denial of service, letteralmente negazione del servizio), ed è di fatto oscurato. «I documenti che stiamo per pubblicare riguardano essenzialmente tutta le maggiori questioni in ogni Paese del mondo», ha detto Julian Assange collegato in video-conferenza con la conferenza dei giornalisti investigativi ad Amman, in Giordania. «La Giordania non è il posto migliore dove stare se ti cerca la Cia», ha detto l’australiano, spiegando di non poter dire dove si trova in questo momento. Sul capo di Assange, per la verità, pende soprattutto un mandato di cattura internazionale, per stupro e molestie, spiccato dalla magistratura svedese la scorsa settimana e trasmesso all’Interpol.

Nel suo intervento odierno, Assange ha sottolineato di aver passato l’ultimo mese spendendo ogni energia sulla raccolta dei documenti che fanno tremare le cancellerie di mezzo mondo: «Già si possono vedere gli effetti del mio lavoro: gli Usa hanno cercato con tutte le forze di disinnescare il meccanismo, avvertendo i governi ma senza sapere cosa stiamo davvero per pubblicare». Le fughe di notizie però si rincorrono sul web: la nuova pubblicazione conta circa 260.000 documenti diplomatici, tra questi 8.000 sarebbero direttive del Dipartimento di Stato statunitense. Nessuno dei file sarebbe classificato Top secret: la metà sarebbe senza livello di segretezza, il 40,5% «confidenziali», circa 15.652 quelli «segreti».

Ed è giallo sulle copie dello Spiegel che un giornalista freelance avrebbe ottenuto in Svizzera: Symor Jenkins, afferma di aver acquistato a Basilea una copia cartacea della rivista tedesca che dovrebbe uscire in Germania solo domani (alle 22.30 di questa sera dovrebbe uscire nella versione online). Non è ancora stato possibile appurare se si tratti di un falso, di un errore di distribuzione o di un’anticipazione voluta dallo Spiegel.

Nella copertina del periodico compare la scritta `Enthullt´ (Rivelato), e il sottotitolo: «come l’America vede il mondo, il rapporto segreto del Dipartimento di Stato americano» e 12 foto di personaggi illustri: tra questi, solo per citarne alcuni, il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, il colonnello Muammar Gheddafi, il presidente afghano Karzai, il presidente francese Sarkozy e ultimo in fondo a destra, il premier italiano Silvio Berlusconi.

Fughe di notizie a parte, il ministro degli Esteri Franco Frattini si è detto certo che le rivelazioni di Wikileaks saranno «l’11 settembre della diplomazia mondiale» perché «faranno saltare tutti i rapporti di fiducia tra gli Stati». Ma anche oggi ha assicurato che l’Italia aiuterà «in tutti i modi l’amico americano» e che i rapporti tra Roma e Washington sono così forti che non saranno intaccati da Wikileaks.

La documentazione che Assange ha consegnato in anticipo a New York Times, Der Spiegel, Guardian, Le Monde e El Pais, sarebbe stata `prelevata´ dal Secret Internet Protocol Router Network (SIPRNet), a cui hanno accesso centinaia di migliaia di funzionari statunitensi.

 

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