La Nato ridisegna il suo futuro a Lisbona (ma le armi atomiche non verranno eliminate)

 

di Christian Rocca - Sole24Ore 18 novembre 2010

La Nato ha vinto la Guerra Fredda senza sparare un colpo, successivamente ha accolto tra i suoi membri gli ex nemici del Patto di Varsavia, poi è intervenuta nel cuore dell'Europa contro la politica nazionalista della Serbia di Slobodan Milosevic e subito dopo l'attacco all'America dell'11 settembre ha esteso le attività militari fino all'Afghanistan, fuori dal teatro europeo, applicando l'articolo 5 del trattato di Washington (un attacco a un paese membro è un attacco a tutti gli alleati).

Oggi la comunità atlantica è meno vulnerabile, più sicura, più forte di un tempo. Ma, in mancanza di un nuovo orientamento strategico, rischia di non avere più senso. Siamo nell'era post dopoguerra fredda, le minacce alla sicurezza transatlantica sono nuove, differenti, globali. Magari non tutti ne sono convinti, a cominciare dalle ex repubbliche sovietiche ancora sospettose nei confronti di Mosca, ma 9 anni dopo l'11 settembre, 6 dopo l'attacco a Madrid e 5 dopo la strage di Londra, il cambiamento è in atto e la decisione è presa.

Domani e dopodomani, a Lisbona, i capi di Stato e di governo dei 28 paesi membri discuteranno anche di riduzione delle testate nucleari dislocate nella regione, coinvolgeranno la Russia e confermeranno l'impegno in Afghanistan, ma il momento decisivo sarà quando approveranno il documento strategico (Strategic concept) che cambierà la natura e la missione dell'Alleanza.

Il documento di Lisbona terrà conto dell'attuale contesto internazionale di sicurezza e delle nuove minacce globali: il terrorismo, il proliferare di tecnologie balistiche, le armi di distruzione di massa, gli attacchi ai sistemi informatici, l'interruzione delle linee di approvvigionamento energetico. Il testo elaborato dai saggi Nato è ancora segreto, anche se costruito intorno ai suggerimenti pubblici della commissione guidata da Madeleine Albright. Bisognerà quindi aspettare la versione definitiva per capire se il restyling sarà leggero o radicale.

Di certo c'è che il paradigma strategico del passato non è più sufficiente. La Nato dovrà anticipare e prevenire le nuove minacce alla sicurezza regionale e ritagliarsi un ruolo militare e politico più ampio fuori dai confini tradizionali. Il principio della difesa collettiva resterà il pilastro portante e non muterà nemmeno la ragione sociale: stabilità, pace e libertà in Europa.

La Nato non diventerà una nuova Onu più agile e coesa, ma potrebbe trasformarsi in un'alleanza dei democratici a garanzia della sicurezza transatlantica. Le resistenze dei paesi della nuova Europa, assieme a quelle turche e a quelle franco-tedesche, rischiano nella loro diversità di annacquare la formulazione del nuovo concetto strategico, nell'ammirevole tentativo di tenere tutto insieme. Ai tempi della Guerra Fredda, però, la determinazione degli alleati era massima, l'obiettivo chiaro e l'avversario palese. Solo così, senza titubanze e giri di parole, la Nato ha potuto vincere senza sparare un colpo.

 

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