Da Unesco a CCI: questo sì che è un progresso

Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Informazione Corretta 31/10/2010

Cari amici, lo sapete, no? L'Unesco è quella gloriosa agenzia dell'Onu che ha il compito di tutelare i beni culturali, stabilendo che certe cose sono   - nientepopodimenoche – "patrimonio dell'umanità". Organizza inoltre convegni, pubblica riviste, concede patrocini. Cose bellissime, lodevoli, indispensabili. E per far questo dà da mangiare pane e caviale ad alcune migliaia di funzionari sparsi per il mondo, il cui livello culturale è per lo più, com'è giusto, inversamente proporzionale alla correttezza politica. A spese dei paesi membri, dunque anche delle nostre tasse. Che agenzia entusiasmante! L'anno scorso fu lì lì per eleggere come direttore generale il ministro egiziano della cultura, uno che dichiarava che se avesse trovato in
una delle biblioteche egiziane un testo ebraico l'avrebbe immediatamente bruciato: parole sante, la cultura dev'essere attiva, prendere parte. E i beni culturali devono scaldare non solo i cuori ma anche i corpi della gente. Del resto c'era quel grande precedente della nobile Germania, che aveva fatto rogo, circa settant'anni fa di tutti i libri di autore ebraico o comunque "degenerati". Bellissima pratica, che poi, chissà perché, hanno smesso dopo la guerra. Forse nel frattempo avevano capito che bruciare la gente è più divertente. Poi purtroppo li hanno fatti smettere con le cattive maniere e la gente non si brucia più, al massimo si lapida o si fa esplodere. Fatto sta che poi per una congiura occidentale non elessero l'egiziano, ma credo una bulgara.

L'Unesco però non è cambiata e conserva il compito di preservare i beni culturali – naturalmente nella loro giusta dimensione, che diamine, non per un uso qualsiasi. Sicché ha giustamente protestato per l'inserzione di due monumenti funebri, le tombe dei patriarchi a Hebron e quella di Rachele fuori Betlemme, nella lista israeliana dei beni da preservare e restaurare(http://www.jpost.com/Israel/Article.aspx?id=193278) . Perché l'Unesco si è mobilitato? Forse perché non vuole che questi beni culturali siano salvati? Non proprio. Gli dà fastidio – giustamente, lo ripeto – che se ne occupino gli ebrei. Sono moschee, dice l'Unesco e Israele deve starsene lontano.

Certo, anche i diversamente colti dell'Unesco hanno sentito dire che nella Bibbia è scritto che Abramo comprò a caro prezzo una tomba per la moglie Sara nella grotta di Machpelah vicino a Hebron  (Genesi, (23:2-16), dove poi fu seppellito lui stesso con Isacco e Rebecca, Giacobbe e Lea. E che "sulla strada del ritorno" dopo il soggiorno da Labano, Giuseppe seppellì Rachele morta di parto (35:19-20). Ma si sa che la Torah e la Bibbia sono state falsificate da ebrei e cristiani e che solo il Corano è vero; dunque questa testimonianza e le tracce di una venerazione ebraica ininterrotta da venti o trenta secoli non contano.Si tratta di moschee, punto e basta. Quando qualcosa diventa una moschea, è per sempre una moschea. E non vorrete mica sostenere che Abramo sia più antico della conquista islamica di Eretz Israel? E non conta nemmeno che la tomba di Rachele sia stata semidistrutta dai palestinesi quando l'hanno avuta in mano, o che alla grotta dei patriarchi,quando c'erano loro, funzionava solo la moschea, mentre da quarant'anni Israele abbia organizzato una condivisione fra una
sinagoga e una moschea. Come per il Monte del Tempio, questi luoghi santi adesso, sotto il controllo israeliano sono aperti a tutti, mentre sotto l'occupazione giordana, alla faccia di tutte le risoluzioni internazionali, non c'era modo per un ebreo di accedervi.

In realtà il problema è più generale. La grande moschea di Damasco era una cattedrale cristiana; così Aghia Sofia a Istanbul, ora museo ma per 500 anni trasformata in moschea; così accadde a suo tempo anche al Santo Sepolcro, alla cattedrale di Cordova che ancora gli islamici rivendicano, ai templi induisti del Nord'Est dell'India: praticamente a tutti i luoghi santi di altre religioni sotto dominio islamico. Dove gli altri pregavano, quando arrivano loro mettono su una moschea: così, tanto per chiarire chi comanda. I predicatori islamisti spiegano che presto avverrà anche con San Pietro a Roma. E' naturale, no? L'uso migliore scaccia quello peggiore, la religione più progredita elimina quelle invecchiate.

Fa bene dunque l'Unesco a occuparsi non banalmente della preservazione di beni culturali, ma del loro miglioramento, del progresso dell'umanità, insomma dell'avanzata dell'Islam. Ho un solo rimpianto, però, che per ragioni di timidezza o forse di opportunità politica, l'Unesco esiti ad assumere il suo vero nome, insomma non cambi la sua sigla in CCI, conferenza culturale islamica.

 

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