Vescovi che condannano Israele e danno un supporto teologico alla 'resistenza' palestinese

La Polemica, di Giorgio Israel

Informazione Corretta 20/10/2010

Si immagini che, ai tempi del comunismo, quella che allora veniva chiamata la “Chiesa del silenzio”, allineandosi alla propaganda sovietica avesse trovato la voce soltanto per denunciare la politica aggressiva degli americani nei confronti dell’Unione Sovietica e dei paesi del blocco socialista, e avesse condannato dal punto di vista teologico l’“imperialismo e i suoi crimini”. Sarebbe stato un atto dettato dalla paura e quindi anche comprensibile, ma comunque vile e ingiustificabile. Della dignità con cui la “Chiesa del silenzio” ha affrontato la persecuzione dei cristiani nei paesi comunisti non c’è traccia nel recente documento dei vescovi del Medio Oriente. Mentre i cristiani sono sottoposti nei paesi islamici a una persecuzione molto più pesante di quella subita nei paesi comunisti, una persecuzione che include assassini feroci e che vede diminuire esponenzialmente la comunità cristiana di quei paesi (incluso il Libano che era a maggioranza cristiana), quei vescovi non trovano di meglio che condannare Israele e fornire un supporto teologico alla “resistenza” palestinese. È da immaginarsi cosa sarebbe successo se qualche ebreo estremista avesse sgozzato un sacerdote o se in Israele fosse stata incendiata una chiesa con i fedeli dentro… Mentre Israele è l’unico posto di quell’area in cui i cristiani sono rispettati. È stato un atto di servile viltà, vergognoso e di cui vergognarsi. Padre Pizzaballa, custode dei Luoghi Santi cristiani, smentisce che quel documento sia stato sottoscritto altro che dai vescovi mediorientali. Forse bisognerebbe fare qualcosa di più che non firmarlo: bisognerebbe sconfessarlo senza mezzi termini.

 

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