Francesco Cossiga: In memoriam
Il ricordo di Piera Prister

Informazione Corretta 3/10/2010

Francesco Cossiga

da sin. Arafat,Pertini,Craxi,Prodi,D'Alema

Le righe che seguono non vogliono essere nel loro intento un panegirico dell’ex presidente Francesco Cossiga, ma piuttosto un attestato di riconoscimento per un grande merito che gli riconosciamo, quello d’aver svelato, prima di uscir per sempre di scena, la verita’ sulle stragi di Bologna e del Ghetto di Roma, verita’ che non sarebbero arrivate dirette alla Storia senza la testimonianza sua e quella di Abu Sharif sul “Corriere della Sera”, in mezzo all’universale silenzio dei rappresentanti del mondo politico italiano che invece hanno machiavellicamente taciuto, impelagati com’erano nelle malebolge delle loro stesse malefatte.
L’ex presidente della Repubblica Italiana era un uomo che amava essere ancora presente, come protagonista, nella scena politica italiana da cui non s’era mai ritirato, un uomo che ha ricoperto le piu’ alte cariche dello stato e per questo anch’egli responsabile in prima persona delle politiche sbagliate di quei governi catto-comunisti - all’epoca del sequestro Moro e delle stragi - tra cui quella imperdonabile, di aver aperto le porte d’Italia ai Palestinesi – che non erano certo “amici della resistenza” ma tracotanti assassini di Italiani.
E anche l’ignominia d’aver ritirato le volanti della polizia e d’aver spalancato le porte del Ghetto Ebraico di Roma ancora agli stessi che, assecondati, ebbero licenza di mietere altre vittime, assassinarono il piccolo Stefano Tache' e fecero quaranta feriti, proprio la’ dove, quaranta anni prima, il 16 ottobre del 1943 si erano sguinzagliate le SS tedesche a caccia degli ebrei da mandare nei campi di sterminio...
Cosi' l’Italia matrigna non si e’ mai sconfessata, da Mussolini fino ai governi cattocomunisti, era ricaduta ancora nello stesso vizio abietto di intendersela con le belve siano esse state naziste o islamiste, discriminando gli Italiani tra figli e figliastri per finire poi tutti vittime nelle loro fauci.
Quei Palestinesi anche se responsabili dell’eccidio all’aeroporto di Fiumicino nel 1973, alcuni furono liberati l’anno dopo e accompagnati in Libia su aerei dell’Aeronautica Militare Italiana.
Questo per dire che l’Italia era ormai capitolata e i suoi uomini al potere erano collusi ormai con i terroristi palestinesi!
Da allora in poi mettendo tutti in ginocchio con l’arma del ricatto, continuarono come insaziabili autori di altre stragi in un crescendo di bagni di sangue fino a piazzare quella bomba nefasta nella sala d’aspetto della stazione di Bologna. Allora i media a reti unificate ci presentarono il loro leader Arafat come un angioletto di pace, un puttino nudo senza macchia, con l’aureola di luce sulla testa, cosi’ come fece poi l’Accademia Svedese che gli conferi’ pure il premio Nobel per la Pace.
L’unica voce discorde era invece quella di Angelo Pezzana, una voce costante e severa in favore di Israele, che ogni lunedi’ da Radio Radicale ci informava sulla lingua biforcuta di Arafat che parlava di pace in Inglese e di odio in Arabo.

Cossiga era un personaggio anomalo, a volte controcorrente che fustigava un po’ tutti, ma soprattutto era un uomo, unico fra i politici che, arrivato alla fine dei suoi giorni, ha sentito forte l’urgenza morale di svelare la verita’ sulle bombe di Bologna e sulle vicende dell’attentato al Ghetto di Roma quando disse al giornalista Manuel Katz: ”Vi abbiamo venduti”.

E’ stata questa una confessione pubblica di colpevolezza di chi sa che il tempo della vita sta per scadere, e ci si approssima all’appuntamento con la morte, quando ci si guarda indietro e si e’ perseguitati dall’assillo dei pensieri. Poteva tacere e far finta di niente come hanno fatto tutti gli altri uomini di potere, ma egli non l’ha fatto. Ha scelto invece la strada di dire la verita’ dopo aver attirato in un trabocchetto Abu Sharif, l’uomo dell’OLP in Italia, seducendolo con appellativi piu’ che lusinghieri ("amici della resistenza palestinese", "Arafat era un grande statista", etc...) per fargli testimoniare la verita’ sulla strage di Bologna.

Un’urgenza morale seppure tardiva, che pero’ gli altri politici italiani non hanno sentito. Non l’ha sentita il tanto amato Sandro Pertini che pure sapeva. Ne’ Bettino Craxi che fece scappare il terrorista Abbu Abbas autore del sequestro dell’Achille Lauro in cui fu assassinato Leo Klinghoffer. Ne’ Romano Prodi con le sue sedute spiritiche e piattini mobili. Ne’ tanto meno Massimo D’Alema che se l’intendeva con Nasrallah, lo sceicco Hezbollah finanziato dall’Iran, che considera Israele “un cancro da estirpare”. E neppure l’allora sindaco di Roma, Veltroni che pure aveva inaugurato nel 1982 il “Largo Stefano Tache’” in memoria del bimbo assassinato dai Palestinesi, vicino alla Sinagoga di Roma. E diciamo nemmeno, finora, lo ha fatto il presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano quando giustifico’ i carri armati sovietici a Budapest dicendo che "era stato un male necessario".

E’ come se si fossero passati la parola, zitti, tutti cinici con le mani impastate in un ingannevole silenzio autoassolutorio. Ma non e’ stato cosi’ per l’uomo Francesco Cossiga che se n’e’ andato alla grande, perche’ all’ultimo ha avuto il coraggio di sputare il rospo e di rivelare una verita’ scomoda per quell’urgenza che gli premeva nell’animo, come se volesse riscattarsi. Consapevole ormai di non poter stare piu’ al gioco dell’inganno.

Piera Prister Bracaglia Morante

 

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