Se la Russia ci lascia alla canna del gas
di Teresa Scherillo (makia) - Giornalettismo.com 23 giugno 2010

I russi ancora una volta utilizzano l’energia come strumento di politica estera per mettere pressione agli stati confinanti. Questa volta per far sì che il presidente bielorusso Lukashenko accetti l’unione doganale promossa da Putin.

La Russia ha chiuso ieri le forniture di gas alla vicina Bielorussia in una controversia che ha un unico sottofondo politico. Gli esperti dicono che la chiusura non potrà influenzare i clienti a valle in Europa – che dipendono dalla Russia per più di un quarto del gas – come era già successo precedentemente con l’ Ucraina – perché i gasdotti bielorussi trasportano solo il 20 per cento delle esportazioni russe verso l’Europa e la domanda è molto più bassa adesso a causa delle temperature estive. Ma l’arresto, secondo Christian Science Monitor  riflette la volontà russa di utilizzare l’energia come strumento di politica estera.

UN PRESIDENTE POCO FILO-RUSSO - Mosca, secondo quanto riportato ha perso la pazienza con il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, che a parole si mostra filo-russo, ma persegue in realtà un percorso indipendente sempre più in conflitto con i desideri del Cremlino. Negli ultimi mesi, Lukashenko si è messo sotto i piedi un accordo Bielorussia-Kazakistan-Russia su una unione doganale, sostenuto dal primo ministro russo Vladimir Putin, ha chiesto petrolio russo duty-free come  prezzo di un’ulteriore cooperazione e ha dato rifugio al deposto leader del Kirghizistan Kurmanbek Bakiyev, alcuni dicono contro la volontà del Cremlino.

NIENTE PATTI CON LUKASHENKO -Questo taglio del gas è solo un’altra tappa della crisi generale dei rapporti tra la Russia e la Bielorussia, e del rifiuto di Lukashenko a firmare l’ accordo di unione doganale con Putin“, dice Yaroslav Romanchuk, analista di Strategia, uno dei pochi think tanks indipendenti di Minsk. “Ci sarà presto una campagna per le elezioni presidenziali in Bielorussia e sembra che Putin e Medvedev abbiano abbandonato ogni speranza di venire a patti con Lukashenko“. Lunedì scorso, Medvedev ha ordinato alla Gazprom di tagliare le forniture di gas del 15 per cento ogni giorno, fino a raggiungere l’85 per cento delle forniture russe  fino ad un importo pari al debito di 192 milioni di dollari reclamato da Mosca.

FANNO PASSARE IL GAS DALL’UCRAINA - Lukashenko ha dapprima offerto di coprire il debito con i prodotti delle aziende agricole e utensili, un suggerimento che è stato respinto su due piedi da Medvedev. “Gazprom non può prendere torte, burro, formaggio, o frittelle o qualsiasi altra forma di pagamento che non siano contanti. I nostri partner bielorussi devono capire questo“, ha affermato Medvedev, poi alla fine il vice Primo Ministro bielorusso Vladimir Semashko ha detto che il paese avrebbe cercato di pagare il debito entro due settimane, anche se deve prendere in prestito i soldi. Ma Gazprom ha dichiarato che avrebbe continuato ad esercitare pressioni, re-indirizzando le forniture di gas europeo attraverso i gasdotti ucraini per tutta la durata della controversia.

ACCORDI SOLO CON FILO-RUSSI - Gli analisti dicono che l’esempio ucraino illustra chiaramente come il Cremlino utilizzi il gas per pressare i suoi vicini. Mentre governava il filo-occidentale ex presidente ucraino Viktor Yushchenko, Russia e Ucraina hanno attraversato ripetute annuali “guerre del gas”, e la Russia ha ottenuto dall’Ucraina prezzi dell’energia alle stesse tariffe pagate dai clienti dell’Europa occidentale.Ma dal momento che un leader filo-russo come Viktor Yanukovich è stato eletto nel mese di febbraio, la Russia ha fatto una serie di offerte a Kiev, compresa la concessione di uno sconto del 30 per cento sui prezzi del gas in cambio dell’ uso continuato della Russia di una base navale nella penisola di Crimea.

Per la Russia è stato facile abbassare la bolletta del gas ucraino, una volta che aveva ragioni politiche per farlo“, dice Alessio Makarkin, vice direttore del centro indipendente di tecnologie politiche a Mosca. “Questa controversia con la Bielorussia è tutta frutto dei negoziati sul progetto di unione doganale e di altre questioni politiche. Mosca non è stata felice del flirt di con Lukashenko con l’Occidente e sul suo rifiuto di concedere il riconoscimento diplomatico a Sud Ossezia e Abkhazia”, ha detto. Lukashenko, ex direttore di una fattoria collettiva che è stato spesso denunciato come ” l’ultimo dittatore d’Europa“, è stato liberamente eletto nel 1994, ma da allora ha detenuto il potere sopprimendo l’opposizione con presunti brogli alle elezioni. Recentemente ha detto ai giornalisti che correrebbe per un quarto mandato , nelle elezioni che si terranno all’inizio del prossimo anno.

 

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