Il martire dimenticato

di Lorenzo Mondo - Stampa 14/6/2010

Mi ha impressionato il ritorno in patria del vescovo Luigi Padovese, il capo della Chiesa turca. La sua salma è arrivata alla Malpensa su un cargo proveniente da Ankara, qualcuno ha detto come un sacco di patate. Se si esclude il vicerettore provinciale dei Cappuccini, l’ordine a cui apparteneva, non c’era nessuno ad accoglierlo, a rendergli un tributo formale di onore e di pietà. Quasi fosse un clandestino solitario, una imbarazzante presenza. Le autorità turche tendono ad accreditare l’ipotesi, contestata dalla comunità cristiana, che sia stato vittima di un pazzo. Troppe sono le ombre che si addensano intorno all’efferato omicidio.
    Nei giorni precedenti, l’assassino si era fatto visitare premurosamente da uno psichiatra, forse per procurarsi un alibi, perché il modo in cui ha infierito sul sacerdote, decapitandolo (e gridando, secondo alcune testimonianze, «Allah è grande») lascerebbe pensare a una sorta di sacrificio rituale da parte di un fanatico. D’altronde i cristiani non hanno vita facile in Turchia: a parte le continue vessazioni, nel 2006 è stato ucciso il prete cattolico Andrea Santoro e nel 2007 sono stati massacrati tre protestanti che lavoravano per una casa editrice di Bibbie.
    Quanto al Vaticano, si è espresso con prudenza sulla vicenda, non ha nemmeno mandato alle esequie un suo rappresentante, forse per non esporre a rappresaglie i fedeli inermi. Ma il sacrificio del vescovo Padovese, un uomo colto e aperto al dialogo interreligioso, acuisce in chi è dotato di onestà intellettuale la consapevolezza che esiste un sacerdozio fedele alla propria vocazione, capace di mettersi a repentaglio sulle frontiere più accidentate della fede. È una testimonianza che giunge a buon punto mentre dura e duole lo scandalo dei preti pedofili, ancora ieri denunciato da Benedetto XVI con inusitato vigore. È una presa d’atto che assume il senso di un riscatto, e andrebbe valorizzata anziché sottaciuta. Ma più sconcerta la passività della diplomazia internazionale, e più europea, davanti alle persecuzioni che si abbattono sulle minoranze cristiane in ogni parte del mondo e che in Medio Oriente stanno annientando le nobili comunità di origine apostolica. Al cargo del vescovo martire si sovrappone alla fine il vascello fantasma di una cristianità rimasta sola ad affrontare i violenti, torbidi marosi della storia.

 

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