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Il tranello a Israele e l'inconfessabile ombra di Teheran

a cura di di Emanuele Ottolenghi - Sole 24 Ore 2/6/2010

Israele è caduto nell'ennesima trappola: il convoglio navale abbordato dai commando navali israeliani era un'imboscata. Molti partecipanti erano estremisti islamici. E i cosiddetti pacifisti erano addestrati alla guerriglia urbana. Per loro l'obbiettivo, in caso di scontro, era il martirio e l'impatto mediatico e politico conseguente. Come ha detto un'attivista sulla barca in un'intervista a un network arabo, «ci aspettiamo una di due buone cose - o il martirio o di arrivare a Gaza». Abbordando la nave turca Mavi Marmara armati di proiettili di vernice, aspettandosi dei riottosi ma non agguerriti esperti di guerriglia urbana, gli israeliani hanno dato loro il martirio desiderato, il tutto filmato da una troupe di Al-Jazeera che viaggiava col convoglio.

Israele poteva evitare questo disastro diplomatico e d'immagine? Si trattava di una situazione impossibile: lasciar passare il convoglio avrebbe reso insignificanti tutte le minacce israeliane a chi avesse forzato il blocco navale di Gaza, non solo aprendo la via a consegne di armi ed equipaggiamento ma anche dando un segnale di debolezza in una regione dove i deboli hanno vita breve. Bloccare il convoglio avrebbe creato una crisi diplomatica con la Turchia, i paesi arabi moderati e il mondo occidentale.
Per Israele il calcolo era dunque tra il male e il peggio, e si trattava di stabilire quale opzione avrebbe causato il male minore. Chiaramente, la mediocre intelligence di cui Israele disponeva ha creato il peggiore dei risultati, visto che una miglior conoscenza dei partecipanti al convoglio, i mezzi di cui disponevano e le loro intenzioni avrebbero permesso ai commando israeliani di agire diversamente.

Il dramma umano risultante ha finora offuscato l'orizzonte strategico e il contesto geopolitico e ideologico di quest'episodio. Dietro al convoglio c'è un'organizzazione islamista turca che ha agito con la benedizione del suo governo. La Ihh - (Insani Yardim Vakfi, IHH - Humanitarian Relief Fund) ha legami stretti con la Fratellanza Musulmana e Hamas, e ha avuto un ruolo chiave nell'ingresso di Jihadisti in Bosnia negli anni Novanta. È illegale in Israele ed è stata indicata come strumento per il finanziamento di Hamas da vari governi occidentali . È tutt'altro che pacifista e attiva in altri teatri salafisti, come Cecenia e Iraq.

Il convoglio è potuto partire grazie alla connivenza di Ankara che ha utilizzato il porto turco-cipriota di Famagosta – un'enclave pirata negata al legittimo governo cipriota dall'occupazione militare turca – per inviare un convoglio senza le carte in regola in piena violazione del diritto marittimo internazionale.

Ankara ora può ben sfruttare la rabbia popolare a fini elettorali in un momento di crisi del partito al governo e a fini di consolidamento interno del potere contro l'esercito (unico contraltare in Turchia all'ascendenza islamista di Erdogan) che resta l'unico potere all'interno dello stato turco a favorire rapporti cordiali con Israele. Ma dietro a tutto questo c'è un altro fattore: l'Iran e la sua ricerca di egemonia regionale. Non è un caso che il dramma si sia consumato lo stesso giorno che l'Agenzia internazionale per l'energia atomica ha fatto circolare due durissimi rapporti sull'Iran e la Siria. Il 31 maggio era l'ultimo giorno della presidenza libanese al Consiglio di sicurezza – un ostacolo al nuovo round di sanzioni Onu contro l'Iran – e si presumeva che questa settimana o la prossima l'Onu avrebbe deliberato contro l'Iran alla vigilia dell'anniversario delle elezioni fraudolente dell'anno scorso.

In breve, il convoglio e i suoi vari complici hanno creato un brillante diversivo per l'opinione pubblica e le diplomazie internazionali. Fino alla settimana scorsa non si parlava che d'Iran, dei trasferimenti di missili a Hezbollah attraverso la Siria, della complicità turca con l'Iran nel violare le sanzioni o nell'inventare soluzioni diplomatiche inesistenti per prender tempo al programma nucleare iraniano. D'ora innanzi si parlerà di Gaza, Israele e le sue malefatte. Un'imboscata, messa a punto dai migliori giocatori di scacchi del mondo - gli iraniani che ne sono gl'inventori - nella quale i martiri e i loro compagni di viaggio sono pedine e l'isolamento d'Israele serve per fare scacco matto. Gli israeliani ci sono cascati, ma non avevano altra scelta.

 

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