In frantumi l'asse con Ankara

a cura di di Alberto Negri - Sole 24 Ore 1/6/2010

Ci volevano persino dei "martiri" turchi in questo caos mediorientale? Il massacro della Mavi Marmara è un disastro umanitario e diplomatico che rischia di mandare definitivamente in frantumi le relazioni tra Ankara e Gerusalemme, l'asse geopolitico più importante della regione anche per gli Stati Uniti e la Nato. La stella di Davide e la Mezzaluna turca, ignorando le diversità culturali e religiose, per anni hanno sventolato assieme nel Mediterraneo: due alleati di ferro, con gli accordi di sicurezza e militari del '94 e del '96, nel fianco sud dell'Alleanza. Quindi non soltanto l'evento è di grande impatto emotivo e politico ma lo scenario è fosco perché, insieme alle esili speranze di pace, possono affondare tutti i piani di sicurezza, compresi quelli degli americani e degli europei che non possono rimanere soltanto spettatori costernati della vicenda.

Entrato da qualche tempo in rotta di collisione con Ankara, Israele, nel mondo musulmano, appare più isolato che mai. Il governo ebraico è riuscito nell'impresa maldestra di mettere la Turchia con le spalle al muro: l'uccisione dei civili su una nave battente bandiera turca, senza avvertire le autorità di Ankara del blitz, è stato un errore grossolano, uno schiaffo ai generali e agli ammiragli che in questi giorni dovevano avviare manovre congiunte con gli israeliani.

L'assalto è destinato a segnare un mutamento fatale - ma già in corso - della politica estera turca. Fu l'operazione Piombo Fuso, lanciata su Gaza dall'ex premier Olmert, ad aprire la crisi. Ankara svolgeva allora il ruolo di mediatore tra Israele e Siria sul Golan e poche ore prima dell'attacco, il 27 dicembre, Recep Tayyp Erdogan aveva concordato con Olmert un nuovo round di colloqui indiretti. Quando gli israeliani cominciarono a colpire, Erdogan si infuriò per non esserne stato informato. I negoziati si interruppero e da quel momento è cominciata una battaglia diplomatica senza precedenti. Erdogan e il presidente Peres litigarono in diretta tv al vertice di Davos del 2009, poi nell'ottobre scorso ci fu la decisione della Turchia di bloccare la partecipazione di Israele a un'esercitazione militare. Come se non bastasse qualche mese dopo arrivò l'umiliazione dell'ambasciatore turco a Tel Aviv, seguita dalle dichiarazioni di Erdogan che definivano «Israele la principale minaccia alla pace».

Da alleati che si scambiavano informazioni, Israele e la Turchia sono diventati sempre più diffidenti fino a sospettarsi reciprocamente di tradimento. Ankara rimprovera Gerusalemme di non avere rispettato i patti, Israele imputa alla Turchia di essere andata in soccorso dell'Iran con l'accordo sull'uranio arricchito mediato con il Brasile. Ma tutto questo sarebbe stato rimediabile, in un'ottica di realpolitik, se non fossero cambiati i dati strategici: oggi in medio oriente le potenze musulmane dominanti sono la Turchia e l'Iran che hanno instaurato con il mondo arabo rapporti ben diversi rispetto al passato. La Turchia ha aperto da tempo una nuova frontiera diplomatica che mette l'accento sul suo ruolo di superpotenza regionale e asiatica, coinvolta in missioni come l'Afghanistan e il Libano. Lo slogan del suo ministro degli Esteri Davetoglu è «zero problemi con i vicini» da qui il miglioramento delle relazioni con i paesi confinanti, dalla Siria all'Iraq, dove Ankara non ha seguito la linea americana, rifiutando nel 2003 il passaggio delle truppe sul suo territorio. I cambiamenti non sono dovuti soltanto all'ascesa del partito islamico e al ridimensionamento del ruolo dei generali ma anche alla convinzione dell'establishment che la Turchia deve utilizzare appieno i suoi asset strategici.

Israele è servito ad Ankara quando, ancora avvolta nella spirale della guerra fredda, aveva bisogno di un alleato in medio oriente. La Siria, che sosteneva i curdi di Ocalan, era un nemico, l'Iraq di Saddam un paese di cui sospettare, l'Iran un concorrente con un'ideologia islamica pericolosa. Fu per questo che la Turchia permetteva agli israeliani di spiare dal suo territorio gli stati confinanti: alcune delle guerre del medio oriente, contro i curdi per esempio, sono state alimentate da questa collaborazione. Ma quando i turchi hanno inaugurato una politica neo-ottomana di espansione e buon vicinato, Israele è diventato prima un amico ingombrante, poi un alleato scomodo e da ieri uno stato ostile.

 

Indietro

Condividi questo articolo
Facebook! Twitter! Google! Segnala su OK Notizie Digg! Live! Yahoo!