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Per Obama  il nucleare, come la ricchezza, dovrebbe essere universalmente ridistribuito

Piera Prister – www.informazionecorretta.com

Se Israele in extremis dovesse decidere di sferrare un attacco militare per distruggere i siti atomici iraniani, difenderebbe non solo se stesso ma tutta la comunità internazionale, erigendosi ad unico ed ultimo bastione del mondo libero e democratico  e si sostituirebbe agli Stati Uniti, che sotto l´amministrazione Obama sono ormai una nazione che sembra aver abdicato a quegli ideali di libertà e di esportazione della democrazia che da sempre l´hanno caratterizzata fin dalla sua fondazione,  perché è certo che gli Stati Uniti hanno abbandonato la linea del tradizionale pragmatismo americano e hanno scelto quella dell´attesa e dell´inettitudine verso i nemici mostrando indecisione e debolezza. Parlando a Il Cairo Obama aveva riconosciuto  all´Iran il diritto al nucleare infischiandosene del diritto di Israele all´esistenza, dato che da anni e  a tamburo battente i negazionisti Ahmadinejad e Khamenei  continuano nel loro logorroico antisemitismo – di cui solo il finto tonto Obama sembra non accorgersi – nel dire  di voler incenerire Israele e nel frattempo riforniscono d´armi  Hamas e  Hezbollah, i Fratelli Musulmani e i Pasradan, tutti  nemici sputati di Israele e degli Stati Uniti. È chiaro che Obama non ha alcuna intenzione di ostacolare l´arricchimento dell´uranio nelle centrifughe dei vari siti nucleari iraniani, perché ogni stato secondo lui avrebbe diritto al nucleare e così anche l´Iran, anche se è il principale sponsor del terrore.  E dopotutto quando era senatore non aveva straripetuto ai quattro venti che l´Iran è un paese piccolo e in quanto tale non pone nessuna seria minaccia agli Stati Uniti?

L´Occidente purtroppo consuma petrolio e benzina fino ad esserne dipendente – o “oil-addict” come ebbe a dire George Bush – e proprio per questo è esposto al ricatto dei paesi musulmani produttori di petrolio e di gas che sono capaci di mettere in ginocchio l´economia dei paesi liberi, i quali ancora non sanno decidersi persino se boicottare o non boicottare economicamente l´Iran visto che dipendono dal suo petrolio.

Israele invece sta valutando l´attacco ponderandone i pro e i contro, d´altronde la scelta è oltremodo difficile, resa ancora più ardua dal fatto che la comunità internazionale, nella sua irrisolutezza e  pavidità con Obama in testa, l´ha lasciato solo abbandonandolo a se stesso.

Per Israele è una scelta inevitabile per la sua sopravvivenza, è una questione di vita e di morte per sé e per tutto l´Occidente, dato che è lo stato ebraico e non più l´America che si identifica nei valori della democrazia, del libero mercato, del rispetto delle donne e dei diritti umani. Israele scenderebbe in campo per la sopravvivenza della civiltà di tutto l´Occidente, visto che ieri il Dipartimento di Stato americano ha diffuso la notizia da brivido che missili balistici iraniani potrebbero colpire le città americane nel giro di cinque anni e anche prima potrebbero colpire l´Italia, la Polonia e la Francia che sono più vicine, e l´ha ripetuta in modo martellante per tutta la giornata con importanti interventi di personalità che hanno commentato la notizia come David Horowitz e John Bolton.

Inoltre si legge sul “Jerusalem Post” del 22 aprile 2010: "Iran begins war games in Gulf", l´Iran ha iniziato le esercitazioni di guerra su larga scala per tre giorni nel Golfo Persico per esibire come un pavone la sua capacità bellica. Il ministro della Difesa iraniano Gen. Ahmad Vahidi ha annunciato che nuove armi saranno testate. Vahidi, lo ricordiamo e´ considerato dai giudici argentini la mastermind dei due attacchi antisemiti e assassini a Buenos Aires e su di lui pende un mandato di arresto dell´Interpol. L´amministrazione Obama lo prende alla leggera, anche se  i vertici militari americani si rendono conto del pericolo ma devono a denti stretti ubbidirgli.

Ad Obama hanno affibbiato il nomigliolo di "Obambi", forse per la sua faccia da bambino, ma sbaglia chi crede che sia un ingenuo; in verità la sa lunga molto di più di quanto non si creda. Sempre a Il Cairo aveva detto che avrebbe difeso il diritto delle donne musulmane a portare il velo, e che avrebbe punito per legge chi l´avesse impedito. E chi ha scelto come consigliere per il mondo arabo? Proprio una donna che indossa il hijab  e che è favorevole alla shariah law, si chiama Dalia Mogahed, è "executive director of Center for Muslim Studies" e  rappresenta il lato più radicale dell´Islam. Non ha scelto certo una donna come Hirsi Ali che difende da sempre le donne e che è sparita dalla circolazione per sfuggire ai tagliateste e tagliagole, ma Dalia Mogahed che vorrebbe assimilare tutte le donne musulmane alla sua immagine e somiglianza di donna ubbidiente e sottomessa. Che cosa altro possiamo pensare se non che Eurabia è approdata alla Casa Bianca?

Si aggiunge così un altro tassello che fa luce sulla vera personalità di Obama. A noi, come a moltissimi altri, non resta che fare opposizione aspettando la cartina al tornasole delle elezioni di novembre. Nel frattempo Obama e l´ex presidente Clinton attaccano il dissenso interno a cui vorrebbero mettere il bavaglio, criminalizzando le radio libere e accusando di terrorismo Rush Limbaugh, il più popolare conduttore radiofonico che ha milioni e milioni di ascoltatori in tutta l´America, intorno al quale si raccoglie tutta l´opposizione.

Ma paradossalmente non accusano l´Iran d´essere il  primo sponsor del terrore, l´Iran che è un paese che sfida le libere democrazie e che potrebbe diventare un califfato in grado di opporsi all´Occidente. Fino a ieri arretrato e senza tecnologia, con i proventi del petrolio affluenti nelle sue casse, con i quali ha potuto comprare la migliore e la più sofisticata assistenza tecnica che esista sul mercato, si sta delineando nello scacchiere internazionale come una potenza armata fino ai denti capace d´essere la nazione guida dell´Islam  e di dominare  tutti i paesi musulmani. Inoltre il nazionalismo è un´attraente lusinga per le masse indottrinate ed ignoranti che non hanno lavoro e che conducono una vita grama; come anche per quelle donne che, avvolte nel burqa nero che nega loro una personalità autonoma  e una dignitosa esistenza, si prostituiscono per un tozzo di pane. Il regime le vuole così, dietro il burqa, goffe ombre nella notte, apparentemente tutte caste e rinunciatarie, salvo seppellirle fino al collo e lapidarle come animali sacrificali propiziatori. Ed ora con questo presidente il hijab è legalizzato alla Casa Bianca come nelle università americane dove le ragazze che l´indossano spuntano come funghi.

Barack Obama sembra voler e poter convivere con un Iran atomico, per quell´idea che come la ricchezza, anche le armi atomiche dovrebbero essere equamente ridistribuite. Per ora il presidente americano rimane fedele a quello che, in nome del concetto di  parità e di eguaglianza senza distinzioni, disse nel suo discorso dell´anno scorso a Il Cairo, diretto alla «grande nazione islamica», e cioè che bisogna riconoscere ad ogni stato il diritto di produrre per sé energia atomica. Che cosa ci sia dietro lo vedremo prossimamente, ma nel frattempo ancora per molti americani e per la  maggioranza degli ebrei americani Obama è sempre il presidente anche se è sceso nell´indice di gradimento.

È chiaro che sta affiorando alla luce il suo lato oscuro o meglio oscurantista, cioè un risentimento verso l´America, per i presunti errori della quale si sente in dovere di chiedere sempre scusa, e verso Israele che solo perché esiste sarebbe d´ostacolo alla formazione dello stato palestinese.

 

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