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Verdi, Rossi, Neri

di Mario Secomandi - Ragionpolitica 4 Dicembre 2009

Dopo nazismo e comunismo, la civiltà liberal-democratica occidentale, fondata sulle radici religiose e culturali giudaico-cristiane, si trova ora ad affrontare un nuovo fenomeno totalitario: l'islamismo radicale. I gruppi fondamentalisti jihadisti sono intenzionati ad imporre la shari'a nei paesi arabi e, non paghi di ciò, provano ad allargare la loro sfera d'influenza soprattutto nel continente europeo, anche tramite la massiccia immigrazione. E' sotto gli occhi di tutti come il Medio Oriente sia tenuto sotto scacco da governanti come l'iraniano Mahmud Ahmadinejad (il quale non fa mistero di ambire sempre più all'arma atomica) e da forze politiche estremiste come Hamas in Palestina o Hezbollah in Libano. Per non parlare del wahabismo totalizzante saudita. Mentre l'avanguardia rivoluzionaria è rappresentata senz'altro da Al Qaeda di Bin Laden ed il suo accolito Al Zawahiri. E' lo stesso islam moderato e riformatore a restare così relegato in una condizione di subalternità e marginalità di fronte all'aggressività e violenza delle fazioni più intransigenti.

Come ben sottolinea il politologo e giornalista francese Alexandre Del Valle in questo saggio, ciò che si registra oggi è una pericolosa formazione a livello mondiale di una sorta di fronte anti-occidentale «verde-rosso-nero», in cui si incontrano le sinistre terzomondiste ed antisioniste, gruppi di estrema destra antisemiti ed i sostenitori dell'applicazione universale della shari'a islamica. Le prime, ad esempio, vedono nelle masse islamiche suburbane delle città europee un «nuovo proletariato» da politicizzare; i secondi sono in parte anche attratti dalla religione maomettana, vista come più «virile e marziale» del cristianesimo, il quale postula pure pietà, compassione e carità verso il prossimo. L'elemento curioso è che le differenze che esistono tra loro (ateismo nichilista dei neocomunisti, lotta e diseguaglianza razziale dei neonazisti pagani, fondamentalismo totalizzante teocratico antiebraico ed anticristiano dei musulmani radicali) sono disposte a passare in secondo piano quando si tratta di cercare di abbattere il nemico comune: gli Stati Uniti ed ancor di più l'Europa, la civiltà liberale, umanista, democratica e cristiana. Nella seconda guerra mondiale l'Occidente era messo in crisi dalle ambizioni espansionistiche del nazismo pan-germanico di Adolf Hilter; nella seconda metà del Novecento era stato il «socialismo reale» sovietico ad aver martoriato le stesse popolazioni che dominava, privandole di libertà, democrazia e benessere, e dunque a costituire una minaccia immensa per l'altra parte del «mondo libero»; adesso è la volta del movimento religioso-politico totalitario e rivoluzionario islamista a pretendere di liberare il mondo dagli occidentali corrotti, «giudei e crociati».

Di fronte al tentativo iraniano e dei regimi islamici di coinvolgere nel nuovo «blocco anti-imperialista» sia alcuni paesi dell'America Latina (come Venezuela di Chavez e Bolivia di Morales) che la Cina, la strategia geopolitica che l'Occidente è chiamato a mettere in campo è costituita dall'allargamento dell'alleanza euro-atlantica all'area russa slavo-ortodossa. In una simile «sfida di civiltà», massima attenzione va altresì prestata nei confronti della «guerra economica» che il gigante capital-comunista cinese ci sta muovendo, fatta di concorrenza sleale e «dumping sociale», con cui questo prova ad innestarsi sul tessuto socio-economico europeo dando filo da torcere a non poche imprese autoctone. La situazione che sembra profilarsi all'orizzonte è tuttavia quella degli States, che cercano di rimanere all'avanguardia sotto il profilo della forza militare e tecnologica, ma contestualmente di un'Europa che deve finalmente spiccare il volo politicamente anche per porre in essere una partnership con la Russia e fare il possibile per acuire relazioni di sinergia ed amicizia con i paesi islamici più moderati, quali quelli del Nord Africa che si affacciano sul Mediterraneo. Si rivela necessario intrattenere rapporti di dialogo e diplomazia anche commerciale con i paesi islamici più disponibili all'incontro, come ad esempio Turchia e Libia. Vanno poi ancora sostenute le missioni di pace in Iraq ed Afghanistan, ed occorre dar manforte alla democrazia israeliana, che non di rado funge da capro espiatorio occidentale alle intimidazioni del «revanscismo islamico» post Guerra Fredda.

Una sinergia culturale ed anche economica con Mosca non è poi cosa così disdicevole, anche perché, prima che il Vecchio Continente si doti di proprie energie rinnovabili e nucleare sufficienti, molto meglio importare gas ed «oro nero» dall'area russa che non da alcuni paesi arabi che potrebbero divenire oltremisura più ostili ideologicamente e politicamente a noi. Pure alla stessa Russia, così come anche a Cina, India ed America Latina converrebbe non lasciarsi tentare dall'abbraccio mortale dello jihadismo islamista ed espansionista radicale, anche perché questo è pronto a sfruttare siffatti alleati di comodo per aumentare la propria sfera di potere ed influenza, per poi perseguire la missione di dominarli od abbatterli, in omaggio alla realizzazione messianica della Umma planetaria e del «califfato universale».

L'Europa deve urgentemente andare oltre i dogmi paralizzanti e suicidi del relativismo, del laicismo e del mercatismo, e potrà risorgere solo ritrovando la propria «anima» nelle sue radici giudaico-cristiane e greco-romane, scrollandosi di dosso le varie «sindromi di Monaco e di Stoccolma». Dopo che ci si è già inchinati e si è già chiesto scusa per errori commessi nel passato coloniale (anche se le altre civiltà quanto a cose disdicevoli hanno fatto e fanno peggio di noi), è ora il momento di smetterla di nutrire il coccodrillo (metafora usata da Churchill per indicare la paura suicida verso il nemico) con la sola speranza di essere mangiati per ultimi. Dobbiamo tornare ad essere orgogliosi e difendere a spada tratta la nostra civiltà fatta di standard di democrazia, libertà, sussidiarietà, sviluppo, interclassismo, laicità, solidarietà, umanesimo, amore per la vita, pari dignità tra uomo e donna, molto superiori a quelli delle altre civiltà antagoniste islamiche, orientali, africane e dell'America Latina.

 

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