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Dietro il "no" ai minareti c'è la paura verso un Islam sempre più aggressivo

Il referendum in Svizzera

di Carlo Panella - l'Occidentale 2 Dicembre 2009

Un referendum ipocrita: questo è stato il voto elvetico sui minareti e per questo, fossi cittadino svizzero, avrei sicuramente votato no. Un giochino delle tre carte, siccome non era possibile violare la libertà di culto – sacra anche in Svizzera – si è permesso un quesito referendario trasversale, privo di ogni senso (i minareti elvetici sono solo decorativi e non vengono usati dai muezzin), ma con una valenza politica esplosiva. E’ infatti evidente che il 57,5% dei voti contro i minareti sottende una enorme paura per le moschee e l’aggressività dell’Islam. Detto questo, è anche ora che la Chiesa Cattolica prenda atto che la sua posizione nei confronti dell’Islam è indifendibile.

E’ incredibile che a tutt’oggi nessuno nella Chiesa, tranne il pontefice Benedetto XVI° – in questo assolutamente isolato – abbia aperto un discorso calmo e pacato con i tanti interlocutori musulmani che affollano i convegni sul dialogo interreligioso sul tema del proselitismo. Non sulla “reciprocità”, che è altra cosa, ma sulla libertà di pensiero. Perché in tutti i paesi islamici (Turchia esclusa) non è permesso ai cristiani (e a chiunque altro) convincere un musulmano ad abbandonare la propria fede. Chi lo fa, viene condannato a morte in Arabia Saudita, Iran, Pakistan, Yemen e Sudan, e a dure pene detentive anche in paesi laici come l’Algeria (due anni di galera) e la Siria.

Considerazioni di opportunità politica – la difesa delle comunità cristiane nel mondo islamico – hanno consigliato alla Chiesa postconciliare questa scelta che però si è rivelata fallimentare, oltre che opaca. Nonostante nessuna voce – tranne quelle di Asia News e di molti vescovi asiatici – si sia levata a denunciare questo oltraggio alla libertà di coscienza, i cristiani continuano a essere perseguitati non solo in Iraq, ma anche in Pakistan, Sudan e Palestina (da Gaza e dalla Cisgiordania stanno ormai scomparendo). Se persino la Chiesa – naturalmente senza nessuna aggressività e in pieno spirito di pace – si rifiuta di affrontare i due nodi che segnano il legame tra religione e violenza nell’Islam – la sottomissione della donna e la libertà di proselitismo, quindi libertà di pensiero – è chiaro che poi si hanno reazioni scomposte come quelle del referendum svizzero.

Gli elettori non sono scemi, in Svizzera e in Europa, quotidianamente verificano un carico di violenza, di sopraffazione di arrogante presunzione di sé, legato alla predicazione islamica normale, “moderata”. E’ questo lo sfondo vero, la molla che agita le paure. Poi c’è Tariq Ramadan che giustifica l’assassinio di bambini ebrei in Israele. Poi c’è il terrorismo islamico. Poi c’è uno Stato islamico, l’Iran, che minaccia di eliminare Israele dalle carte geografiche e nega la Shoà. Si sente, si palpa nell’aria un Islam violento e aggressivo, che non tollera le vignette satiriche, che vuole imporre la sua legge shariatica anche in Europa, anche alle donne europee che, secondo l’Ucoii, per ottenere il divorzio, da schiave quali sono considerate, devono “offrire una compensazione materiale al marito” (sic!).

La tolleranza, il lassismo, addirittura la complicità dei tanti teologi cattolici che fanno finta che il Corano sia solo un libro di pace e nascondono volutamente che è anche un libro di guerra; che non spiegano a tutti che è l’unico libro profetico che insulta cristiani ed ebrei a più riprese e che incita apertamente a umiliarli e sottometterli, creano il feedback che abbiamo registrato in Svizzera. Favoriscono paure indistinte, spingono per scelte violente e radicali.

Si inizi a fare chiarezza sull’Islam di oggi, quello vero, quello che si predica nelle nostre moschee, si spieghi la portata eversiva dei due scismi che oggi lo caratterizzano (quello wahabita, che finanzia tre quarti delle moschee del mondo, e quello khomeinista), si chieda conto ai musulmani moderati del loro silenzio nei confronti degli estremisti (orrendo il loro silenzio nei confronti dei giovani dell’Onda Verde iraniana); si parli con chiarezza dell’oltraggio alla libertà di proselitismo nei paesi islamici, si chieda all’Algeria e al Pakistan di abolire le loro recenti e orrende blasphemy laws. Se lo si farà, si incanalerà la paura dell’Islam in un alveo di confronto serio e pacifico. Oggi una parte dell’Islam vuole una nuova Lepanto e lavora per la rivincita. Per evitarla bisogna avere chiara questa evenienza.

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Commenti

MammaRosa

04/12/09 14:13

Per Anonimo 02/12/09 22:05

Guarda che non siamo responsabili di tutti i mali del mondo, come a molti masochisti occidentali piace credere. L'Iran dimostra come la guerra è tutta interna a loro stessi, c'è una parte del paese fortemente conservatrice e una parte che chiede modernizzazione. Il piccolo dettaglio è che i conservatori reprimono le Neda nel sangue, metà del paese impedisce con la violenza all'altra metà di vivere come meglio crede. La modernità fa una paura tremenda perchè tutto il sistema crollerebbe miseramente. E noi non c'entriamo davvero nulla.

Anonimo

04/12/09 12:32

L'Islam è giovane, è nato

L'Islam è giovane, è nato dopo il cristianismo, e morirà quindi dopo il cristianismo. Cronologicamente l'Islam sta vivendo il suo medioevo, sono nel loro 1400 anno...presto vivranno il loro rinascimento, tra un secolo circa, quando in Europa saranno una maggioranza...senza bisogno di sparare un colpo, senza bisogno di far altro che partecipare al processo democratico occidentale (in Spagna è nato il primo partito islamico democratico), e aspettare di essere una maggioranza. Non con le bombe, ma con i bambini, così avanzerà il rinascimento islamico, mentre il cristianismo batterà gli ultimi colpi... abbiamo ancora da vederne di cotte e di crude!

FuocoDiVesta

03/12/09 19:30

perchè vietare i minareti è un bene

Il divieto dei minareti mi pare ragionevole, non dimentichiamo che questi servono al muezzin per richiamare (5 volte al giorno) i fedeli alla preghiera; anche la libertà religiosa ha dei limiti e disturbare per 5 volte al giorno la quiete pubblica significa oltrepassarli questi limiti; poi è vero che attualmente in Svizzera i minareti non sono utilizzati dai muezzin, ma in futuro quando la presenza islamica a causa delle immigrazioni e del loro alto tasso di natalità aumenterà inesorabilmente (facendo aumentare anche il loro peso politico) chissà... quindi direi che è meglio prevenire.

lochagos

03/12/09 13:46

errata corrige

Il commento cui mi riferivo era quello di "Anonimo 02/12/09 22:05".

lochagos

03/12/09 11:02

Se lo conosci ...

Commenti come il precedente denotano un'assoluta ignoranza di quello che è l'Islam.

Giancarlo

03/12/09 09:36

Un'altra Lepanto

Può darsi che una parte dell'islam stia preparando una nuova Lepanto. Dovrebbero ricordarsi che in quell'occasione sono stati presi a calci in culo, e che siamo più che capaci di farlo ancora.

Anonimo

02/12/09 22:05

C'è un interesse ad

C'è un interesse ad evidenziare solo le notizie che alimentino odio e paura...non ne usciremo mai se continuiamo a considerare l'aggressività dell'Islam senza guardare alla nostra. Fino a prova contraria, chi ha i soldati in terra islamica siamo noi, chi minaccia di isolamento o distruzione l'Iran siamo noi, chi occupa Libano, Iraq, Afghanistan, Ecc.ecc. siamo noi... Nei panni di un musulmano, mi sentirei sotto attacco da parte dell'Occidente, e penserei che l'Occidente è aggressivo, è violento, forse vuole dominarmi...

elleci

02/12/09 18:25

Islam

Ogni tanto (troppo "tanto") si leggono delle parole di buon senso! E' ora di finirla con quegli ingenui "buonisti" che sono disposti a chiudere un occhio, o tutti e due, per quieto vivere, su ogni aspetto più controverso della predicazione dell'Islam!

stefano Quadrio

02/12/09 16:41

gent.mo dr Panella

Spesso mi sono trovato in disaccordo con Lei; stavolta concordo su tutta la linea. Complimenti.

Anonimo

02/12/09 16:40

referendum svizzero

Ringrazio l'autore Carlo Pelenda per la sua chiara esposizione ed analisi del fatto , che non ho trovato in nessun altro giornale on line o normale . Ovviamente sono perfettamente d'accordo con lui e noto ancora una volta come il Papa porti avanti un esempio saggio di uso della ragione nella fede , ma anche come sia isolato all'interno delle conferenze episcopali

 

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