1

REFERENDUM SUI MINARETI IN ITALIA? NO, PERO'...

di Renato Farina - Da "IL GIORNALE" di martedì 1 dicembre 2009

In Svizzera hanno votato no ai minareti. Un bel referendum anche in Italia? Impossibile. Non si capirebbe che cosa abrogare.

La Lega allora chiede di mettere la croce sulla bandiera. Dal punto di vista procedurale si può fare. Basta cambiare un articolo della Costituzione, il numero 12 («La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni»). Dopo di che, una volta passata la legge costituzionale, si passerebbe al referendum confermativo che non ha bisogno di quorum. Vale la pena? Mettere la croce in mezzo al nostro drappo è un`idea di buona volontà ma bislacca ed esteticamente insopportabile. Piuttosto si cambino del tutto i nostri colori. Incollare la croce su una bandiera bellissima ma storicamente massonica sarebbe un pasticcio indecente. Tanto vale proporre come nazionale lo stupendo stemma di Milano, che tra l`altro è stato riprodotto sulla maglia celebrativa dell`Inter: una bella croce rossa su fondo d`argento. Non si farà. Ovvio: la Lega è troppo intelligente e furba per non sapere che le bandiere non si cambiano, salvo cada la monarchia o il comunismo, e qui sono caduti in Svizzera quattro minareti. In realtà in tal modo, con la consueta abilità la Lega si dispone a raccogliere nel suo secchio l`onda svizzera.

E qui proviamo a ragionarci su. Il popolo svizzero - e soprattutto quello ticinese, che è lombardo di stirpe - ha votato imprevedibilmente sì alla proposta di vietare la costruzione di minareti. Si badi: non di moschee o di luoghi di culto, ma dell`antagonista storico e simbolico del campanile. Insomma ha detto di no al multiculturalismo. C`è spazio per tutti, ma nei limiti della libertà religiosa, non si può dare invece forma urbanistica e disegnare una linea del cielo che contraddica la cultura profonda della Svizzera, che sono i campanili.

1 commenti che arrivano da Bruxelles (Unione Europea: qui la Svizzera non c`entra) e soprattutto dal Consiglio d`Europa (qui la Svizzera c`è, e i suoi esponenti sono i più tosti nell`attaccare la tradizione cristiana e a parlare di islamofobia) mostrano il distacco esistente tra élite e popolo. Non capiscono niente. Lasciano credere che i cittadini che hanno votato così siano dei barbari sottosviluppati e razzisti i quali non sopportano altre fedi che la loro, e soprattutto le preghíere islamiche. Balle. Essi vedono un`avanzata dei simboli alieni alla nostra storia, anzi nemici dei valori che l`hanno costituita nella libertà, e vogliono impedire un`invasione reale, dovuta anche all`insipienza degli intellettuali e dei politici che reggono loro la coda di paglia.

Di qui la ribellione della gente, che ha battuto persino i sondaggi scientifici. La gente ha per la prima volta dopo anni superato la soglia del 50 per cento, che pure in Svizzera non è vincolante. Perché sente questo tema. È il tema delle campane, che sono al centro degli ultimi libri di Oriana Fallaci. Non è una questione di fede, ma di realtà. La nostra realtà è questa, essa accoglie, ma non può sopportare chi nega la propria forma; e vuole sottometterla.

Questo sono i minareti. La Lega traduce questo sentimento in italiano. E chiede la croce sulla bandiera.

Penso che ci sarebbe un modo molto più semplice e condiviso di proporre il medesimo punto di vista. Ed è di inserire un riferimento forte nell`articolo 1 della Costituzione. Questa soluzione avrebbe il pregio di essere realistica. Impedirebbe la confusione tra libertà religiosa e di culto (che è sacra) con il diritto all`invasione e allo stravolgimento delle basi su cui è stata edificata la nostra civiltà. Lo si voglia o no è il cristianesimo, ed è il crocifisso (non la croce: essa è un oggetto, al massimo un segno, positivo senz`altro, ma rischia di essere scambiata per un martello da picchiare in testa agli altri; il crocifisso è una persona appesa ai legni per amore).

La Lega aderisca allora alla proposta di legge costituzionale che Alessandra Mussolini, Mario Pepe, Manuela Di Centa e io abbiamo depositato alla Camera dei deputati. L`idea è stata della Mussolini, io ho steso la relazione. In un unico articolo propone la modifica all`articolo 1 della Costituzione, concerne il riconoscimento delle radici cristiane della civiltà italiana. È stata presentata il 20 maggio 2009.1 colleghi si accomodino a firmare, specie i leghisti.

Eccola: «1. Al primo comma dell`articolo 1 della Costituzione sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: "e riconosce le radici cristiane come fondamento della civiltà italiana"». Si potrebbe aggiungere anche «il cui simbolo è il crocifisso». In questo modo non lo potrebbe più toccare nessuno, nessuna corte al mondo potrebbe staccarlo dalle nostre pareti salvo violare l`essenza stessa di ciò che tiene insieme l`Italia.

Trascrivo la relazione: «I Padri costituenti, dopo l`esperienza della guerra, vollero marcare, con il primo articolo della Costituzione, la volontà di ricostruzione del popolo italiano. Ricostruzione in senso materiale e morale, e per questa ragione fu giustamente introdotto come fondante il lavoro. In quel momento non c`era bisogno di notare l`ovvio, e che cioè esistesse, più profondo delle divisioni ideologiche, un sostrato comune, un «ethos» nazionale e locale che non può che definirsi «cristiano». Oggi, in un momento di diffuso smarrimento, specie delle giovani generazioni, è importante che quanto era sottinteso nella visione dei Padri costituenti sia esplicitato e posto come visibile punto di coesione del nostro popolo e come punto di paragone necessario per uomini di altre culture e tradizioni che, stabilendosi in Italia, la vogliano arricchire con la loro differenza integrandola, però, con il portato della nostra civiltà. Siamo consapevoli che in questa definizione di civiltà cristiana concorrono gli apporti della cultura classica, di quella giudaica, di quella celtica e, in fasi successive, di quella illuministica. Ma la cultura-civiltà cristiana è da intendere come il luogo sintetico e simbolico più importante e caratterizzante della nostra storia e del nostro presente. Ed è per questo che qui si propone di modificare l`articolo 1 della Carta costituzionale, introducendo il riconoscimento delle radici cristiane come fondamento della nostra civiltà».

Ecco come, con l`aggiunta di cui sopra, potrebbe essere alla fine il primo articolo della nostra Costituzione:

«L`Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro, e riconosce le radici cristiane, il cui simbolo è il crocifisso, come fondamento della civiltà italiana. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione».

 

Indietro

Condividi questo articolo
Facebook! Twitter! Google! Segnala su OK Notizie Digg! Live! Yahoo!