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LE REAZIONI DELLA UE? SONO ARRENDEVOLI E VILI

Castelli: «Meno male che ci sono i popoli» Le reazioni della Ue? Sono arrendevoli e vili

di Igor Iezzi - Da "LA PADANIA" di martedì 1 dicembre 2009

La classe dirigente europea ha paura, pensa ai propri interessi economici ed abdica al ruolo che le dovrebbe essere proprio, difendere la cultura e l`identità del Vecchio continente. Per fortuna che i popoli europei sono di altra pasta e ai propri simboli ci tengono eccome e non hanno nessuna intenzione di arrendersi all`avanzata islamica. Roberto Castelli esulta dopo il voto al referendum svizzero con cui i cittadini elvetici hanno riscritto una parte della costituzione inserendo` il divieto di costruire nuovi minareti.

Il viceministro alle Infrastrutture e presidente della Lega Lombarda punta il dito contro la viltà dei governi capaci solo di autoflagellarsi e di una sinistra che ancora non si è ripresa dai sensi di colpa nei confronti del mondo islamico. Per questo, lancia l`idea di inserire la Croce nella bandiera «come elemento di rafforzamento della nostra identità».

Presidente Castelli, soddisfatto dell`esito del referendum svizzero sui minareti? «Certamente, si dimostra che in tutta Europa governi e classe dirigente sono succubi del "politicamente corretto" e sono sempre più lontani dal sentire comune della gente».

Le reazioni al voto elvetico le sembrano provare questo distacco? «Non c`è dubbio e non è la prima volta. Si pensi anche ai referendum che ci sono stati sulla costituzione europea, dove i cittadini si sono espressi in modo totalmente diverso rispetto ai propri rappresentanti. Lasciano attoniti quei politici che hanno perso il contatto con il popolo».

In questo caso sembra esserci vero terrore da parte dei governanti. Si tira in ballo addirittura la libertà religiosa... «La Lega è uno dei principali difensori della libertà. Ricordo solo che io sono stato l`unico ministro che ha avuto il coraggio e la forza datami dalla Lega di cancellare i reati d`opinione previsti dalla Legge Mancino. Per questo non accettiamo lezioni di libertà e democrazia. Una cosa è la libertà religiosa altro è la resa incondizionata a culture oppressive che quella libertà sono disposti a cancellare. Se un certo diritto lo vogliamo dare agli altri, mi sembra ovvio chiederlo anche per noi».

Ma come si spiega l`atteggiamento dei vertici del Vecchio continente? «In Europa la classe dirigente tende ad arrendersi, c`è una sorta di autofiagellazione di se stessa, prova vergogna di sè, spera nella misericordia del futuro padrone. Questo atteggiamento si riverbera su alcune decisioni, delle vere e proprie stupidate, prese dalle istituzioni europee: si pensi al crocifisso o al dibattito sul presepe. L`Europa sta rinunciando alla propria identità forse a causa di un senso di colpa dovuto al colonialismo che colpisce anche la sinistra. Noi, al contrario, non ci sentiamo in colpa».

Non crede ci sia anche paura? «Sicuramente sì, soprattutto dopo l`assassinio del regista Theo Van Gogh. Siamo di fronte ad una classe dirigente vile. A questo aggiungiamo anche la motivazione economica, con alcuni Paesi islamici si fanno affari. Questa è la più inescusabile, così si vende il futuro dei nostri figli e la nostra identità all`islam. Siamo al cupio dissolvi».

Nel mare di commenti negativi al voto svizzero spicca la preoccupazione della Chiesa che teme un duro colpo sia per la libertà religiosa sia per l`integrazione. Come giustifica questa preoccupazione? «Qui si tratta di fronteggiare una struttura come l`islam che è contro questa libertà. Mi auguro che un giorno ognuno possa pregare fianco a fianco, ma oggi è pura utopia. Dobbiamo essere chiari, l`Europa è sotto assedio. In questa condizione serve fermezza e un futuro di libertà ci potrà essere solo se si rispetta il principio di reciprocità. Per questo ho chiesto, come elemento di rafforzamento della nostra identità, l`inserimento della croce nella bandiera. Del resto è già presente, esiste già una bandiera italiana che contiene non una, ma tre croci, quella della nostra gloriosa Marina militare».

Presidente Castelli, comunque dalla Svizzera ci arriva l`ennesima lezione «Per chi come noi ha la fortuna di vedere come funziona questo paese da vicino, ogni giorno ha una lezione di cultura, democrazia, libertà».

 

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