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Con il referendum gli svizzeri hanno detto che non si vive senza identità

Leggere bene il voto popolare

di Stefano Fontana - l'Occidentale 30 Novembre 2009

Gli Svizzeri si sono espressi ed hanno dichiarato di non volere i minareti delle moschee musulmane sul loro territorio. La decisione è stata snobbata da molti come frutto di “paura” e con superficiale sarcasmo lo svedese Carl Bildt, presidente di turno dell’Unione europea, ha detto che ''Normalmente, la Svezia e gli altri Paesi si avvalgono di urbanisti per prendere tali decisioni'', senza pensare che proprio perché in Europa si considera solo un fatto estetico la presenza dell’Islam nascono poi le posizioni di rifiuto come quella svizzera. Uguale sarcasmo di segno opposto è stato quello del leghista Calderoli, che ha proposto di inserire la croce nella bandiera italiana. Siamo già arrivati al “Ich bin Schweitzer”? Siamo tutti svizzeri? Non avevano tutti i torti i vescovi della Svizzera a ritenere che il referendum avrebbe innescato sciocche semplificazioni, però questi timori non erano un buon motivo per auspicare che il referendum non si tenesse né per demonizzare ora il suo risultato. Che va, invece, capito.

I livelli della questione sono due. E sono livelli diversi anche se interconnessi. Da un punto di vista religioso si può capire che si tenda alla concordia in quanto si deve amare tutti, anche i Muezzin che per cinque volte al giorno ricordano ai loro fedeli dall’alto di un minareto che Allah è Grande e Maometto è il suo Profeta. Amarli anche se lo fanno sullo sfondo del lago di Neuchatel e delle Alpi svizzere. Si può discutere che sia corretto che la Chiesa cattolica doni ai musulmani il terreno per costruire le moschee anziché darlo, per esempio, ai poveri, oppure che la concordia sia un fine da perseguire sempre e comunque anteponendola anche alla evangelizzazione, però si può capire che il precetto dell’amore del prossimo finisca per prevalere se ci manteniamo sul piano religioso. Anche con il sacrificio di sé. Dal punto di vista religioso, come da sempre dicono per esempio i vescovi tedeschi, la reciprocità non vale.

Ma poi c’è il piano politico. Qui non ci sono dubbi che la migrazione deve essere governata, specialmente quella dei musulmani, per evidenti motivi, primo fra tutti una diffusa visione dei rapporti tra religione e politica estranea a quella occidentale dello Stato di diritto. Tra i principali criteri di questo governo delle migrazioni, anche nei loro risvolti religiosi, c’è il diritto a non essere invasi e a vedere garantita la continuità della propria cultura, della quale la religione è parte genetica ed integrante, come ecologia sociale in cui crescere. Quando queste condizioni non vengono garantite dalla politica, ecco che accadono le erezioni dei muri da parte della popolazione, come è avvenuto a seguito di questo referendum. Le previsioni davano i referendari per sconfitti, il risultato ha ribaltato i pronostici. Tutti irrazionalmente paurosi gli svizzeri? Tutti xenofobi? Tutti cristiani tradizionalisti? Il problema è piuttosto un altro: pur con il voto di frange socialmente e politicamente estremiste, il popolo svizzero ha detto che senza identità non si può vivere. E lo ha dovuto dire in questo modo perché, evidentemente, la politica ordinaria non se ne è fatta sufficientemente carico. La politica deve interessarsi del bene comune e il bene comune non è solo materiale, ma riguarda anche la qualità della vita comunitaria, che non può esser sciolta in qualunquismo.

E’ evidente che il minareto ha assunto agli occhi degli svizzeri un significato simbolico molto forte: rappresenta non una presenza composta e discreta di una religione diversa ma aperta, ma una sfida. Non è solo espressione della libertà di religione, ma rappresenta una provocazione anche politica. E’ stato percepito come qualcosa di analogo alla preghiera davanti al Duomo di Milano (dopo di che una legge ad hoc ha vietato simili manifestazioni davanti ai luoghi sacri cattolici, e senza referendum), come un demarcare il proprio territorio, una necessità di evidenziare e di dare corpo sociale e politico ad una presenza. I minareti sono stati visti come dei “fari” (ed infatti la parola vuol dire proprio questo) che demarcano un territorio e che ne indicano fin da lontano le caratteristiche religiose e culturali. Lo svizzero lo ha interpretato come cambiare il nome della targhetta sulla porta del suo appartamento.

La società europea – e non solo quella svizzera -  non può considerare tutto ciò solo con il criterio della generica categoria del diritto alla libertà religiosa e le osservazioni critiche al referendum svizzero denunciano un pensiero unico e di maniera disarmante. Anche il diritto alla libertà religiosa non è un diritto assoluto, come non lo è qualsiasi diritto soggettivo. Come lo svedese Bildt derubrica la questione a problema urbanistico, così si viene a sapere che il primo minareto svizzero è stato fatto costruire dall’industriale del cioccolato Philippe Suchard per uguali motivi estetici: egli era infatti appassionato di architettura orientale. Ma all’estetica postmoderna europea l’Islam contrappone ben altro. Non basta l’estetica, ci vuole la politica. Quando manca la politica nascono i referendum i quali hanno certamente il demerito della semplificazione ma anche il merito della chiarezza – sì, no.

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Commenti

lochagos

03/12/09 10:58

Baionette

A prescindere dal vecchio poema "freudianamente" citato da Erdoğan: "... i minareti sono le nostre baionette ...", concordo con quanti affermano che i minareti non hanno funzione principalmente religiosa. Tali costruzioni non sono infatti presenti alle origini della religione musulmana, ma vengono introdotti solo successivamente, ai tempi del califfato (istituzione insieme politica, religiosa e sociale) con lo scopo, al di là di quello meramente utilitario, di "marcare il territorio" e simbolizzare, visivamente ed auditivamente, l'onnipresenza del potere "misto" del Califfo e dell'Islam. Tuttora, tra le pretese degli islamisti, vi è, non troppo velatamente, quella che le zone in cui sorgono i loro edifici "religiosi" (e non solo) godano di una sorta di "extraterritorialità" dalle leggi del paese che gli ospita. Non dimentichiamo che nell'Islam religione e politica sono NECESSARIAMENTE un tutt'uno, e pertanto una moderna divisione tra la due sfere (date a Cesare...) non è assolutamente possibile, senza rinnegare i fondamenti stessi della dottrina di Maometto.

giambuca

02/12/09 21:05

Ovvio Massimo che la mia

Ovvio Massimo che la mia ipotesi di referendum sulla cancellazione dello stato di Israele non voleva essere un paragone proporzionato, bensì un'a accostamento provocatorio, il quale aveva lo scopo di evidenziare come spesso (troppo spesso) ci si appelli alla volontà del popolo per legittimare decisioni che la classe politica non si vuole assumere, senza considerare la frequenza con la quale le ragioni di questo popolo siano tutt'altro che "ragionevoli". Si è sempre lesti nel fare appello alla volontà popolare quando questa si concilia con la nostra personale (o di partito) o ci sollevi da sensi di colpa che ostacolerebbero l'espressione del nostro pensiero più profondo. Diverso è invece il caso quando il sentire popolare si esprime in scelte da noi non condivise -faccio il caso della leggittimità del governo di hamas a Gaza o quello di Chavez in Venezuela-. Quanto al fastidio prodotto dai minareti, ed il paragone con le ipotetiche "torri di Guardia dell'apocalisse" inalzate dai testimoni, beh, potrei convenire con te riguardo alle implicazioni sul quieto vivere urbano. A patto però che vengano promossi dei referendum analoghi ( e con le stesse motivazioni) sui campanili delle chiese che con il loro scampanare mi invitano a partecipare ai doveri di una comunità a cui non sento (ne voglio) appartenere ; sull'opportunità di spendere parte del bilancio comunale in allestimenti e spettacoli di carattere religioso durante le festività; sui mercati rionali all'aperto con il loro vociare sin dalle prime luci dell'alba e con il loro inquinamento "olfattivo"... Chiaramente continuo a muovermi sulla linea della provocatorietà, ma il nocciolo della questione, sulla quale non ho dubbi, è che l'esito del referendum non ha nulla a che vedere con l' inquinamento acustico, paesaggistico o di altro tipo, ma con una paura sempre più diffusa ed intensa nei confronti dell'ondata migratoria che sta investendo l'Europa. Una paura, che lungi dall'essere analizzata con specificità nelle sue cause primarie, viene imbracciata come una arma di persuasione da una classe politica che ormai, sprovvista di valori sui quali fare affidamento, non ha altri punti di appoggio.

mario

02/12/09 16:53

Referendum svizzera

Verrà anche per gli italiani il giorno in cui la balia andrà in pensione. ".........In una concezione democratica e non leninista o aristocratica o da "stato etico", le forze politiche sono lì per realizzare le scelte dell'elettorato, non per "elevarlo", "educarlo" o spiegargli la "linea giusta", cioè quella che piace ai giornali, ai vescovi o agli opinion leader. ......." Ugo Volli (capitooo)!

Massimo V.

02/12/09 10:21

Caro Gianluca, avere dubbi

Caro Gianluca, avere dubbi è sempre lecito, ma attenzione a non seguire l'esempio di certi pseudo intellettuali professionisti del dubbio, perchè per loro i dubbi sono fonte di notorietà e di guadagno, così come lo sono i loro simpatizzanti. La loro missione si limita a questo. Mi sembra che i tuoi dubbi siano abbastanza confusi e sconclusionati, dovresti cercare di fare un po' di ordine nelle tue ideee prima di esporle sotto forma di dubbio. Arrivi addirittura a comparare un referendum sui minareti con un referendum sull'esistenza di uno stato estero e qui la tua impresa si dimostra disperata. Le ragioni di chi è contrario ai minareti nascono dal buon senso e dal rispetto per gli altri prima ancora che da una avversione all'Islam, se anche tu partissi da questo presupposto molti dei tuoi dubbi sparirebbero. Cosa diresti se i Testimoni di Geova annunciassero la volontà di costruire delle "Torri di Guardia" dalle quali propagandare con megafoni la imminente fine del mondo anzichè andare in giro per le strade a fermare gente alla quale non interessa ascoltare? Sono sicuro che avresti qualcosa da ridire su questo "inquinamento acustico", e allora perchè volere a tutti i costi dare all'Islam diritti che ad altri verrebbero negati? Mi sono limitato all'aspetto tecnico del rumore, lesivo del diritto altrui a non essere disturbati e ritengo che questo sia già sufficiente, poi di cosa sia l'Islam e di perchè non puo fare parte della mia cultura ne parlero' un altro giorno.

giambuca

01/12/09 17:57

dubbi

Diversi dubbi mi hanno assalito dopo aver appreso la notizia del divieto alla costruzione di minareti decretato per via referendaria ed in seguito alla lettura dei commenti apparsi tra ieri ed oggi. Innanzitutto, quando si fa appello alle istituzioni perché venga " garantita la continuità della propria cultura" [ Stefano Fontana ne “l’occidentale”] , mi chiedo cosa si intenda per "propria cultura". Quali sono i confini, geografici, cronologici di una cultura? coincidono con quelli nazionali?continentali? regionali? Cosa ce ne facciamo delle miriadi di contaminazioni di ogni provenienza, che la storia ed il caso hanno cementato, fino dare vita a quella che oggi è chiamata "nostra cultura"?L'islam non può farne parte? non ne ha mai fatto parte? Inoltre molta paura mi fanno le parole del nostro ministro degli interni, quando dichiara "quando il popolo decide bisogna tener conto della sua volontà" . Cosa dichiarerebbe in nostro se un referendum sulla legittimità dello stato di Israele venisse promosso nei territori palestinesi o nel democratico libano? Magari un referendum sulla costruzione di sinagoghe nella repubblica iraniana. Tutti referendum dall'esito quasi scontato ma certo non digeribile da uno stato democratico occidentale. Sarebbero anch’essi da assecondare? Inoltre, noto come molti trai nostri concittadini accostino questo divieto referendario, al pronunciamento da parte della corte europea sull'affissione dei crocefissi nelle aule scolastiche, con il fine di palesare l'ipocrisia di molti laicisti nostrani sconcertati dal primo. Non capisco come questi neo-crociati ( in senso letterale) non sentano lo stridere di forte contrasto tra un messaggio che dovrebbero rimanere confinato nell’ambito civile e religioso e delle istituzioni prettamente laiche come quelle della scuola pubblica. Contrasto presente nel caso del crocifisso ma non in quello svizzero.

giambuca

01/12/09 17:08

dubbi

diversi dubbi mi hanno assalito dopo aver appreso la notizia ed in seguito alla lettura dei commenti apparsi tra ieri ed oggi. innanzitutto, quando si fa appello alle istituzioni perché venga " garantita la continuità della propria cultura", mi chiedo cosa si intenda per "propria cultura". Quali sono i confini, geografici, cronologici di una cultura? coincidono con quelli nazionali?continentali? regionali? Cosa ce ne facciamo delle miriadi di contaminazioni di ogni provenienza, che la storia ed il caso hanno cementato, fino dare vita a quella che oggi è chiamata "nostra cultura"?L'islam non può farne parte? non ne ha mai fatto parte? Inoltre molta paura mi fanno le parole del nostro ministro degli interni, quando dichiara "quando il popolo decide bisogna tener conto della sua volontà". Cosa dichiarerebbe in nostro se un referendum sulla legittimità dello stato di Israele venisse promosso nei territori palestinesi o nel democratico libano? Magari un referendum sulla costruzione di sinagoghe nella repubblica iraniana. Tutti referendum dall'esito quasi scontato ma certo non digeribile da uno stato democratico occidentale. Sarebbero anch’essi da assecondare? Inoltre noto come molti lettori accostino questo divieto referendario, al pronunciamento da parte della corte europea sull'affissione dei crocefissi nelle aule scolastiche, con il fine di palesare l'ipocrisia di molti laicisti nostrani sconcertati dal primo. Non capisco come questi lettori non sentano lo stridere di forte contrasto tra un messaggio che dovrebbero rimanere confinato nell’ambito civile e religioso e delle istituzioni prettamente laiche come quelle della scuola pubblica. Contrasto presente nel caso del crocifisso ma non in quello svizzero.

Erasmo

01/12/09 15:11

Giusto notare che i minareti

Giusto notare che i minareti non sono moschee. Qui si prega. Dal minareto invece l’Islam si proietta nello spazio pubblico, dato che da esso il muezzin chiama rumorosamente alla preghiera l’intero pubblico. Per questo i laici dei paesi musulmani vedono nel minareto un’eccezione alla regola di confinare l’islam nelle moschee e nella sfera privata del culto. La decisione svizzera ricalca questa linea laica: sì alla preghiera in moschea; no alla pretesa musulmana di invadere la sfera pubblica, compreso lo Stato. Dovrebbero rifletterci i nostri laicisti che pretendono di precludere alla Chiesa cattolica ogni espansione nella sfera pubblica ed, invece, difendono la stessa espansione pubblica dell’Islam in Europa. Con la differenza che, come sanno bene i laici dei paesi musulmani, mentre il cristianesimo rispetta ormai la laicità dello Stato, l’Islam ha nei suoi geni esplicitamente la teocrazia.

paolo

01/12/09 14:48

mmmmmah

Costruiamo minareti e tantissimi, considerando gli ultimi dati sull'occupazione qualcuno potrà trovare lavoro. Non so come riesco ad ironizzare ma al popolo della lega dico solo di aprire gli occhi, siamo nella merda e non per colpa di qualche straniero presente in Italia. Volete la padania fatevela altrove l'Italia è unica e indivisibile e troppa gente ha dato la propria vita perchè ciò accada, e poi un minimo di coerenza l'onorevole Calderoli si è sposato con rito celtico per cui non capisco la sua proposta del tricolore con la croce.

MRP

01/12/09 13:11

http://www.sami-aldeeb.com/articles/view.php?id=407

salve a tutti, sono svizzero. Purtroppo chi ci chiama xenofobi non ha capito proprio nulla. Vi riporto uno scritto parso oggi su un giornale da una persona che era PRO Minareti ma che ha accettato la decisione e che parla in modo BRILLANTE, INTELLIGENTE e MIRATO: http://www.ticinonews.ch/articolo.aspx?id=177194&rubrica=21 Putroppo su cosa sia il Minareto in sè c'è stata una grande confusione e non erano i partiti CONTRO i MINARETI a documentare male, ma il contrario. Se leggete il Link di apertura, capirete di cosa sto parlando. Il minareto in se è una torre, un simbolo di conquista e di potere islamico. Qui da noi di Moschee ce ne sono, e non siamo contro le moschee. I musulmani hanno il diritto di pregare dove piu' gli piace, la libertà di culto è rispettata in maniera assoluta! La malinformazione sul argomento e una miriade di giornalisti, di media e di politici incompetenti, dovrebbero documentarsi un po' meglio prima di blaterare. Non ascoltate queste persone che sono vistosamente di posizione ma fatevi una vostra idea personale documentandovi. Invito ancora tutti quanti a prendere visione del sito del Sig. Aldeeb. Leggete anche il suo CV, non è il primo pazzo trovato per strada. Ringrazio per l'attenzione! Saluti a tutti http://www.sami-aldeeb.com/articles/view.php?id=407

Massimo V.

01/12/09 11:24

Calma ragazzi, hanno solo

Calma ragazzi, hanno solo deciso di vietare la costruzione dei minareti, non delle moschee. Niente di piu di quanto il buon senso porti a vietare in tanti altri Paesi civili, anche il nostro, senza necessità di referendum. Cerchiamo di ragionare, da una parte si ritiene lecito rimuovere il crocefisso come simbolo religioso dai locali pubblici e dall'altro si dovrebbe accettare che tutti indistintamente vengano disturbati dalle urla disumane dei muezzin, dall'alto dei minareti, in diversi orari della giornata? Ma quelli che si scandalizzano sanno di cosa stanno parlando o sono solo dei pappagalli?

Anonimo

01/12/09 10:02

Minareti e sopraffazione.

Finalmente qualcuno comincia a capire che esiste una "reciprocità di diritti" e non invece che gli islamici fanno quello che vogliono, si offendono se non si è d'accordo con loro, mentre si rifiutano di accettare che i cristiani manifestino la loro religione nei loro paesi. Oltre a tutto, gli svizzeri hanno negato il diritto di costruire minareti, ma hanno lasciato loro le moschee!

Anonimo

01/12/09 09:39

Per la precisione

Il referendum tenutosi in Svizzera non porta affatto al divieto di costruzione di nuove moschee, ma solo dei minareti. Trovo quindi assurdi sia gli allarmi circa una riduzione della libertà di culto, sia la fanfara dei leghisti e loro compagni di merende ad esaltare il popolo svizzero che ferma l'avanzata dei musulmani in europa

Franco Cazzaniga

01/12/09 09:37

Cuius regio, eius religio?

Mi stavo poi dimenticando di sottolineare questa terrificante perla (verso la fine dell'articolo):
....Anche il diritto alla libertà religiosa non è un diritto assoluto, come non lo è qualsiasi diritto soggettivo
Ovviamente, alla lettera è verissimo, ma solo se intendiamo dire che la religione non può essere una scusa per conculcare altri diritti umani.

Franco Cazzaniga

01/12/09 09:28

Niente di nuovo sotto il sole

Proprio nel Centro di Sofia c'è una bellissima chiesetta costruita al di sotto del livello stradale, perché i dominatori di allora - e cioè i turchi - avevano stabilito che nessuna chiesa potesse essere più alta di un uomo a cavallo.
Mutatis mutandis, la storia ritorna. Speriamo - incrociando le dita - che questa volta sia in farsa. I nostri vicini svizzeri hanno riscoperto qualcosa che i vari dominatori musulmani hanno inventato in prima persona, e cioè la Dhimma, il "patto di protezione" dei non credenti, questa volta con i musulmani stessi come vittime di turno.
La storia dovrebbe insegnare ai nostrani neo-entusiasti del cristianesimo come strumento identitario che giocare con le nazionalità è come scherzare - ma da piromani! - con il fuoco: la tragedia jugoslava, ovvero la mancata integrazione in un comune sentimento nazionale dovrebbe farci da ammonizione. Purtroppo il trend attuale è la chiusura e il referendum svizzero è un piccolo penoso passo in questa direzione.
Con questo non voglio sostenere che i valori dell'Occidente, fra i quali il cristianesimo gioca un ruolo fondamentale, non vadano difesi, ma per difenderli c'è modo e modo. La partita non è fra campanili e minareti, ma fra la capacità di insegnare la tolleranza, e con essa il riconoscimento dei valori degli altri, e la difesa delle proprie abitudini e della propria territorialità in un mondo in cui l'immigrato è, nel migliore dei casi, un intruso e un potenziale disturbatore.
In sostanza la partita si gioca fra chi sa che costruire steccati significa alimentare conflitti e gli illusi che pensano che gli steccati siano dighe insuperabili.
Poi, naturalmente, nessuno degli apprendisti stregoni pagherà di persona. Temo però che dovranno farlo i loro e i nostri figli.

Anonimo

30/11/09 19:59

referendum svizzera

Un plauso al popolo svizzero che, cotrariamente a tante persone che non sanno di cosa parlano, hanno compreso che vietare la costruzione indiscriminata di moschee non è un problema di carattere religioso ma politico.

Romano

30/11/09 19:32

Svizzera e Islam

Bravi Svizzeri! Diciamo no all' Eurabia! Referendum anche da noi !

stefano Quadrio

30/11/09 18:39

Poveri svizzeri

Per secoli sono stati famosi per gli orologi a cucù, dal secolo scorso per le banche e i conti cifrati e adesso per il no ai minareti. Solo la lega ne può fare un esempio.

 

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