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Consensi in calo per Obama

di Cristiano Bosco - Ragionpolitica giovedì 26 novembre 2009

Per la prima volta dal momento della sua elezione, ma anche dalla sua «discesa in campo», Barack Obama si è trovato, in questi giorni, al di sotto della soglia del cinquanta per cento nei sondaggi di popolarità. A rilevarlo è stata una recente indagine della società Gallup, la quale riporta la percentuale di approvazione dell'inquilino della Casa Bianca a 49 punti percentuali (addirittura 46 secondo Rasmussen), minimo storico per un personaggio politico che ha fatto dei consensi oceanici il proprio marchio di fabbrica e che ha conquistato la presidenza cavalcando un'ondata di entusiasmo popolare (e mediatico) a livello nazionale e internazionale. Un declino che, stando agli esperti, starebbe avvenendo con una velocità senza precedenti: dei dodici presidenti che si sono succeduti dopo la seconda guerra mondiale, solamente in tre hanno registrato un calo di popolarità più veloce dell'attuale comandante in capo.

A prima vista, tale notizia potrebbe considerarsi irrilevante, specialmente se paragonata alle infime cifre di cui godeva il predecessore George W. Bush sul finire del proprio secondo mandato. Tuttavia, i dati forniti dai sondaggi riguardo alla popolarità di Obama non sono da sottovalutare: come nota il commentatore David Paul Kuhn su The Politico, «la caduta sotto il 50% è una pietra miliare piena di significato per qualsiasi presidente: in termini legislativi, un presidente è forte quando è popolare. Il tasso di approvazione pubblica è la misura di tale popolarità. Sotto il 50 per cento - prosegue Kuhn - un presidente non può più sostenere di avere il sostegno della maggioranza. Il suo arsenale politico si riduce notevolmente. E la sua opposizione politica ha potenti, seppur indefinite, nuove munizioni». Per Obama il dato è particolarmente significativo, in quanto potrebbe avere immediato impatto sulle priorità del suo programma amministrativo, a cominciare dal difficile percorso della discussa riforma della sanità.

I commentatori americani e internazionali si interrogano sui motivi del crescente scontento popolare nei confronti del presidente. Di ritorno da un tour dell'Asia che ha ricevuto unanimi recensioni negative, anche dalla stampa solitamente vicina ai Democratici («Obama va in Asia, porta a casa una t-shirt», ha titolato provocatoriamente il quotidiano USA Today), Obama trova sulla propria scrivania alcuni dossier scottanti: oltre alla già citata battaglia sulla riforma del sistema sanitario, che ha fatto emergere grandi e apparentemente insanabili divisioni all'interno della stessa maggioranza, anche l'allarmante situazione dell'economia.

La crisi economica, tema principe delle ultime settimane di campagna elettorale nel 2008, secondo molti argomento determinante nel consegnare le chiavi della Casa Bianca al candidato democratico (che si è trovato a pari punti nei sondaggi con il rivale John McCain fin quando non è esplosa la crisi), si rivela ora la causa principale di preoccupazione per l'amministrazione Obama. L'ormai celeberrimo piano di stimolo economico, massiccio intervento governativo nell'economia che ha segnato i primi mesi di presidenza, ancora tarda a far sentire i propri effetti. E se da una parte la Borsa sembra aver iniziato a mostrare segni di ripresa, dall'altra la disoccupazione non accenna a diminuire, registrando la più alta percentuale degli ultimi ventisei anni. «Il disastro della disoccupazione sarà la Katrina di Obama?», si chiede in questi giorni la seguitissima firma liberal Arianna Huffington, sostenitrice dell'attuale amministrazione fin dalla prima ora, la quale paragona il problema a un uragano di categoria 5.

Le cosiddette «Obanomics», ovvero i rimedi escogitati dal team governativo di esperti in materia economica per contrastare la crisi, sono al centro delle critiche. A dispetto della grande attenzione rivolta nei confronti dei mercati, i lavoratori e i cittadini si sentono trascurati dal governo: «Lavoratori preoccupati, proprietari di piccole imprese in difficoltà e famiglie che tirano la cinghia si chiedono se qualcuno si stia occupando di loro», ha scritto il magazine Newsweek. Il popolo americano ha eletto Barack Obama con il mandato, urgente e improrogabile, di porre fine alla crisi finanziaria. Fin quando ciò non avverrà, è prevedibile che il trend nei sondaggi non accennerà a cambiare direzione. E il presidente si trova ora a dover governare, per la prima volta, senza il capitale politico generato dall'ampio consenso pubblico. Come ha notato David Paul Kuhn, «questi sono i periodi che mettono alla prova i presidenti».

 

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