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Continuano le polemiche sulle sorti giudiziarie di Khalid Sheikh Mohammed

di Cristiano Bosco - Ragionpolitica mercoledì 18 novembre 2009

Mentre il presidente americano Barack Obama si avvia a concludere il suo tour asiatico, negli Stati Uniti ancora non si placano le polemiche relative alla decisione, annunciata nei giorni scorsi dal ministro della Giustizia Eric Holder, relativa alle sorti giudiziarie di Khalid Sheikh Mohammed, mente – per sua stessa ammissione – degli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001. Il quale, per volere dell'amministrazione Obama, sarà processato da un tribunale civile nella città di New York e non, come inizialmente previsto, da un tribunale militare. Nel dare la notizia, rilanciata in pochi minuti dalle agenzie di stampa di tutto il mondo, Eric Holder, già noto per le sue prese di posizione contro l'operato della Cia nella guerra al terrorismo (oggetto di una controversa inchiesta dal sicuro contraccolpo politico), ha affermato che il processo offrirà ai familiari delle vittime dell'11 settembre «l'opportunità di vedere i presunti cospiratori di tali attacchi venire perseguiti in tribunale», aggiungendo di essere «fiducioso» che il sistema legale americano si rivelerà «all'altezza della sfida».

Nonostante l'ottimismo di Holder, la scelta dell'amministrazione ha destato non poco stupore e, in alcuni casi, viva preoccupazione. Tra i più critici, nel commentare la notizia, l'ex sindaco di New York Rudolph Giuliani, primo cittadino della città al tempo degli attacchi, protagonista in positivo e simbolo della ripresa americana nel periodo immediatamente successivo. Per Giuliani processare Khalid Sheikh Mohammed e altri sospetti terroristi al pari di criminali comuni, nell'aula di un tribunale civile di New York, oltre a corrispondere a notevoli e non necessari costi in termini di sicurezza, creerebbe vantaggi legali per la difesa degli imputati e negherebbe, simbolicamente, che gli Stati Uniti sono impegnati in una battaglia al terrorismo su scala globale. «Non avremmo mai processato i responsabili di Pearl Harbor in un tribunale delle Hawaii», ha dichiarato l'ex sindaco ospite di Neil Cavuto su Fox News, facendo poi un paragone con quanto avvenuto in seguito agli attacchi al World Trade Center del 1993, prime avvisaglie di terrorismo islamico, allora sottovalutati e non considerati, a torto, come «atti di guerra». Le critiche di Giuliani sono state in brevissimo tempo rispedite al mittente dal consulente della Casa Bianca David Axelrod e da altri elementi dell'amministrazione, mentre l'attuale Sindaco di New York Michael Bloomberg, nelle scorse settimane rieletto per un terzo mandato, ha accolto la notizia affermando che la città è preparata ad accogliere il maxi processo. Di diverso avviso, invece, il governatore dello Stato di New York David Paterson, democratico, il quale non ha esitato a dichiarare che «Obama ha commesso un errore».

Giuliani e Paterson non sono i soli a nutrire dubbi sulla scelta del ministro della Giustizia di Obama. Come riportato da un recente sondaggio effettuato da Cnn/Opinion Research Corporation, due terzi degli americani sarebbero contrari alla decisione dell'amministrazione di processare Khalid Sheikh Mohammed e i suoi collaboratori in un tribunale civile. Il 64% degli intervistati vorrebbe infatti che il processo fosse effettuato in una corte militare, mentre sei su dieci sarebbero favorevoli a un procedimento legale all'interno dei confini degli Stati Uniti, piuttosto che all'estero. «La decisione di portare Khalid Sheikh Mohammed di fronte a una corte civile è universalmente impopolare – persino la maggioranza dei Democratici e dei liberal vorrebbero che fosse processato da autorità militari», ha affermato Keating Holland, sondaggista capo della Cnn, «e nel caso fosse giudicato colpevole, circa otto su 10 sono a favore della pena capitale, inclusi uno su cinque i quali normalmente affermano di essere contrari alla pena di morte, ma che la accetterebbero in questo caso».

L'opinionista conservatore Pat Buchanan, d'accordo con Giuliani nel giudicare «irresponsabile» e «molto pericolosa» la decisione dell'amministrazione Obama, si è chiesto per quale motivo a Mohammed siano state garantite protezioni costituzionali come se si trattasse di un normale cittadino americano. Nella peggiore delle ipotesi, per Buchanan, gli imputati potrebbero persino essere rilasciati per l'emergere di cavilli o artifici legali, magari in relazione alla loro detenzione straordinaria (in qualità di «nemici combattenti») avvenuta negli ultimi anni. Un possibile scenario da incubo, che fa crescere i dubbi sul modo in cui la Casa Bianca, già più volte accusata di aver abbassato – volutamente – la guardia, affronti la minaccia del terrorismo. «Sull'esito dei processi di New York», ha scritto Buchanan, «Obama ha scommesso la propria presidenza». Una scommessa che ben si inserisce nella volontà di staccarsi dalle scelte e dalla condotta del predecessore George W. Bush, una decisione senza dubbio più «politically correct», la quale però rischia di mettere in evidenza i limiti del sistema giudiziario americano, ma soprattutto di rappresentare un pericolo per la sicurezza dell'America. 

 

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