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Putin rinvia il censimento: paura della bolla demografica...

Alla ricerca della verità sulla Russia

di Cesare Proserpio - l'Occidentale 26 Settembre 2009

 

Il mese scorso, quando la Russia aveva messo a segno il peggior trimestre della sua storia in fatto di arretramento del PIL (aprile-giugno),il primo ministro Vladimir Putin e i suoi colleghi dicevano che il peggio era ormai passato. Secondo loro l’economia aveva ormai toccato il fondo e si sarebbe avuto un deciso cambiamento nei mesi successivi. Insomma, anche se il secondo trimestre aveva visto una contrazione del 10%, la peggiore tra i paesi del G8 e tra quelli del “BRIC”, acronimo che indica le 4 “grandi economie emergenti”, ossia Brasile, Russia, India e Cina, la contrazione sarebbe radicalmente diminuita nella seconda parte dell’anno, facendo scendere il PIL “solo” dell’8% e con una modesta crescita nel 2010.

Ma le cose sembrano andare diversamente.

Anche se la contrazione in luglio (9,3%), è minore di quella del giugno di un anno fa (10,1%), i dati di agosto danno un -10,5%, il dato peggiore degli ultimi tre mesi. Le vendite al dettaglio di agosto sono ugualmente crollate rispetto allo scorso anno (-9,8%), con la peggiore caduta mensile rispetto al dato dell’anno precedente nell’ultimo decennio.

Il sistematico malgoverno dell’economia e della politica monetaria chiede ora il suo prezzo.

Il fallimento nell’affrontare i problemi dell’alta inflazione tra il 2005 e il 2008 e l’aver creato una massiccia dipendenza dall’esportazione di materie prime, ha creato un disastro che aspettava soltanto di accadere. Si attendeva solo la fine dell’inarrestabile crescita dei prezzi delle materie prime, cominciata nel 1999, e adesso è arrivata. Anche se il prezzo del petrolio, caduto alcuni mesi fa fino a poco più di 30 dollari al barile, ora supera i 70 dollari, non è sufficiente per risollevare con decisione il paese. Ci vorrebbero ancora anni di crescita inarrestabile dei prezzi, che non sembrano al momento all’orizzonte.

Ma se la realtà è scomoda basta cancellarla.

Lo devono avere pensato i governanti russi rispetto al censimento che doveva esserci nel 2010. Ne sarebbero usciti dati poco allegri, che avrebbero messo seriamente in dubbio la vulgata ufficiale del governo, secondo la quale il paese sta tornando una grande e temuta potenza (più temuta che grande).

Ecco allora la decisione di Putin: il censimento non si farà! O meglio, non si farà per alcuni anni ancora, fino a dopo le elezioni presidenziali e parlamentari. Quindi, tutto rimandato al 2013, ufficialmente a motivo della crisi economica. Ma come? La Russia non doveva essere il paese che avrebbe sofferto la crisi meno degli altri e ne sarebbe uscita prima degli altri e ancora più forte? Lo dicevano Putin e Medvedev l’anno scorso. Gli U.S.A. faranno regolarmente il loro censimento nel 2010 e la Russia no? Prevedono di essere così in crisi fino al 2013 da non potersi pagare un censimento? Mistero.

Ma quanto doveva costare ? Secondo le autorità russe 580 milioni di dollari di cui 60 sono già stati spesi, perché il ROSSTAT ha naturalmente cominciato già ora il lavoro. Lo stesso ROSSTAT, quando si è avuto sentore del rinvio, per asseriti motivi economici, ha detto che avrebbe potuto tagliare il costo del 30%, quindi un totale di 400 milioni di spesa di cui 60 già evaporati.

Mancano alla Russia poco più di 300 milioni di dollari? Non passa settimana senza che si legga che il Cremlino ipotizzi o conceda prestiti di uno o due miliardi di dollari a quello Stato tale piuttosto che a un altro e non li hanno per le necessità del proprio paese? In realtà, semplicemente, si preferisce che non si faccia. Ci sono almeno tre buoni e noti motivi per questo.

Il primo è quello di non rendere palese il continuo crollo demografico e il clamoroso fallimento dei piani per alzare la natalità, abbassare la mortalità e rimpatriare i russi etnici che vivono all’estero. Il confronto col precedente censimento costringerebbe a tirare le somme.

Il secondo è quello di potere allocare le risorse verso le regioni e disegnare i distretti elettorali, in base ai vecchi dati, ignorando i cambiamenti creati dai diversi tassi di natalità delle etnie e dai flussi migratori.

Il terzo è nascondere il drastico calo della percentuale dei russi etnici in tante regioni etnicamente miste e la crescita notevole delle minoranze nelle regioni tradizionalmente russe. Questo potrebbe alimentare reazioni xenofobe ancora più forti e conflitti interetnici, già in parte esistenti. Non è del resto colpa delle minoranze se l’etnia russa risulta essere la meno prolifica di tutte quelle censite, ad eccezione degli ebrei (perché gli ebrei giovani sono emigrati in massa all’estero).

In compenso la Russia ha finanziato il censimento della “repubblica indipendente dell’Abkhazia” che si terrà regolarmente nel febbraio 2010.

Si vede che l’Abkhazia sta meglio della Russia…

 

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