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Il medico amico di Coelho: «Così Neda mi è morta tra le mani»

«Il proiettile l’aveva colpita all’aorta e ai polmoni»

Il racconto di Arash Hejazi sul blog dello scrittore: «Lei aveva uno sguardo innocente. Non ho potuto fare nulla»

Corriere 28 giugno 2009
L'assassinio di Neda. A destra con la camicia bianca Arash Hejazi
MILANO
- «Ho premuto la ferita, per quel che ho visto il proiettile l’aveva colpita all’aorta e ai polmoni: in quel caso il dissanguamento impiega meno di un minuto. Non ho potuto fare nulla, lei non ha detto una parola, mi è morta fra le mani». Arash Hejazi, il medico iraniano diventato famoso per aver cercato di aiutare Neda Agha Soltan, racconta sul blog dello scrittore brasiliano Paulo Coelho proprio gli ultimi istanti di vita della giovane uccisa durante i disordini di Teheran e divenuta simbolo della protesta iraniana. Hejazi non esercita più, ma è ora editore e traduttore di numerosi autori tra cui appunto Coelho.

«LO SGUARDO INNOCENTE DI NEDA» - Come riportano diversi quotidiani, a contattare via mail il medico - che frequenta un master di dottorato a Oxford e che si trovava a Teheran per affari - è stato proprio Coelho, che credeva di averlo riconosciuto nelle immagini ma che non ne era sicuro. Dalle caute risposte, Hejazi ha fatto trapelare la paura di chi teme di essere identificato dalla polizia o dalle milizie basij, le stesse che dopo aver identificato Neda hanno fatto sgomberare la sua famiglia dalla propria abitazione impedendo che venisse celebrato il suo funerale. Coelho racconta sul suo blog la fuga dell'amico Hejazi e il medico, una volta giunto sano e salvo nella capitale britannica, offre la sua testimonianza su quanto avvenuto a Neda: la giovane scende dalla sua macchina a causa del blocco del traffico causato dalle manifestazioni, mentre il medico esce dal suo ufficio per vedere che cosa sta succedendo. Dopo qualche minuto di nervosa attesa, risuona quello che sembrava un colpo d’arma da fuoco: un amico tranquillizza Hejazi dicendogli che deve trattarsi di proiettili di gomma, ma il medico si volta giusto in tempo per vedere Neda crollare a terra: «Ha girato la testa per guardare la ferita, sulla sua faccia era dipinta la sorpresa». «Ho premuto al ferita, per quel che ho visto il proiettile l’aveva colpita all’aorta e ai polmoni: in quel caso il dissanguamento impiega meno di un minuto. Non ho potuto fare nulla, lei non ha detto una parola, mi è morta fra le mani», racconta Hejazi, che spiega di essere tornato in ufficio «triste e furioso per una morte ingiusta». «Pensai che il proiettile avrebbe potuto colpire me, che il responsabile era ancora lì e avrebbe potuto sparare ancora: ebbi paura della morte e mi sentii male perché io avevo paura ma lei era morta e mi sembrò sbagliato pensare a me in quel momento, provai un senso di colpa. Non potei dormire per tre notti di seguito, pensavo al suo sguardo, ai suoi occhi: non aveva avuto tempo di dire nulla, mi guardò come chiedendomi come gli era potuta accadere una cosa simile. Uno sguardo innocente».

 

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