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Iran, caccia sul web alle camicie bianche

Sono agenti del governo di Teheran

Molti dei picchiatori e cecchini, secondo i manifestanti, sarebbero basiji, volontari che fanno il «lavoro sporco»

Viviana Mazza - Corriere 27 giugno 2009 (ultima modifica: 28 giugno 2009)

Caccia aperta alle «camicie bianche»: sono gli agenti del governo di Teheran che attaccano i manifestanti con manganelli, catene, coltelli e, secondo diverse testimonianze, hanno sparato sulla folla (così li chiamano alcuni iraniani, anche se non tutti indossano camicie bianche). I manifestanti iraniani e i loro simpatizzanti in tutto il mondo stanno pubblicando su internet le foto di questi agenti, allo scopo di identificarli. Quest’uomo (guarda la foto) con un Ak-47, appostato su un tetto avrebbe sparato il 15 giugno sulla folla davanti ad un palazzo di basiji, uccidendone alcuni: sarebbe stato identificato con nome e cognome (e c’è pure l’indirizzo). Quest’altro (guarda la foto) è stato fotografato in moto mentre estrae una pistola: accanto c’è un’altra foto in cui si troverebbe nel ben più rispettabile ruolo di amministratore delegato di una industria iraniana. E sarebbe stato identificato anche come il capo dei basiji della moschea di Al Hadi. Un altro ancora (guarda) è stato fotografato con una mazza di legno durante le proteste: qualcuno ha trovato un'altra foto che mostrerebbe lo stesso uomo (ma in realtà non è del tutto visibile) accanto ad Ahmadinejad.

         

                   

                  

         

          Molti dei picchiatori e cecchini, secondo i manifestanti, sarebbero basiji, ovvero volontari di una forza paramilitare usata spesso per il «lavoro sporco», controllata dai Guardiani della rivoluzione (o pasdaran), i quali a loro volta rispondono direttamente alla Guida Suprema Ali Khamenei. Altri, secondo il fondatore dei pasdaran Mohsen Sazegara, ora esule negli Stati Uniti, sarebbero membri dell’unità di intelligence degli stessi pasdaran. A segnalare i link a diversi di questi siti è il blogger «Medius Oriens», alias TM Law, ricercatore con un programma post-dottorato della British Academy presso la facoltà di studi orientali dell’Università di Oxford. Creare questi siti, dice, «è una scommessa forte dell’opposizione, che rischia la propria sicurezza nella speranza di vincere alla fine.

Mentre parte del sito Gerlab.ir, legato ai Guardiani della rivoluzione, viene usato per identificare i manifestanti per arrestarli (o peggio), questi siti web mirano a identificare i basiji per umiliarli pubblicamente. Nel lungo periodo, potrebbero rivelarsi utili a identificare coloro che meriterebbero di essere incriminati per le atrocità commesse contro i manifestanti. D’altro canto, se Ahmadinejad e Khamenei resistono, i responsabili di questi siti saranno in grave pericolo perché il regime molto probabilmente tenterà di punirli duramente». Come scrive, sul blog americano Huffington Post, Bob Osertag, docente di Studi Tecno-culturali e musica all’Università della California-Davis, le autorità iraniane non stanno infatti solo censurando ma anche sorvegliando la Rete. I manifestanti riescono a evadere la censura, e dunque a vincere nel breve periodo, ma nel lungo periodo devono cercare di non essere identificati. «Nella battaglia tra chi pubblica e chi censura, il primo vince se riesce a divulgare le notizie. Ma nella battaglia tra attivista e spia della polizia vince il secondo se l’identità e il luogo in cui si trova l’attivista viene rivelato».

Oltre ai link postati spesso su Twitter per identificare uno per uno i picchiatori, ci sono siti e blog dedicati interamente allo scopo. Questo è uno dei primi ad essere stati creati: http://lebasshakhsi.blogspot.com/ «Per favore, diffondete le immagini qui sopra tra la gente per riconoscere queste persone ed evitarle», dice in farsi una scritta sopra le foto dei presunti basiji su quest'altro sito (http://tinypic.com/view.php?pic=fbhs8m&s=5). Stesso scopo hanno il blog «Out the basij» , dove tra le repliche degli utenti c’è chi ha inserito una lista di nomi e di numeri di telefono di presunti picchiatori, questo sito su Flickr e «Id the basiji». «Sono determinato a trovare chi è coinvolto nel picchiare i propri concittadini - scrive l'autore - . Qui ci sono alcune immagini che non sono state mostrate in precedenza. Aiutate me e gli iraniani. Ricordate: non voglio violenza contro questi uomini. Voglio solo che sappiano che non sono anonimi e che le loro azioni non sono giustificabili». Una delle foto postata su molti dei siti mostra un «chagoo-kesh», che in farsi indica i teppisti di strada armati di coltelli. Ma l’uomo non è giovane: è un signore di mezza età con baffi grigi e camicia bianca a mezze maniche. I dettagli su di lui sono stati divulgati: nome, cellulare, indirizzo di casa, ruolo nei Guardiani della rivoluzione. Una fonte sostiene che si è spaventato: «Ha lasciato la città!» Medius Oriens segnala anche il blog Basij Hunt «diversamente dagli altri siti, non sembra volere soltanto umiliare i picchiatori». Uno dei messaggi sotto le foto dice: «Sappiamo chi sei e ti uccideremo».

 

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