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Iran: arrestati otto impiegati dell'ambasciata britannica

Sono tutti iraniani

L'accusa: «Ruolo di rilievo nelle manifestazioni di protesta». Londra: «Un abuso, liberateli subito»

Corriere 28 giugno 2009

TEHERAN (IRAN) - La rezione del regime di Teheran alle «interferenze» dell'Occidente comincia a farsi sentire. Otto impiegati di nazionalità iraniana dell'ambasciata britannica a Teheran sono stati arrestati con l'accusa di «aver avuto un ruolo di rilievo» nelle manifestazioni di protesta per l'esito ufficiale del voto delle elezioni presidenziali del 12 giugno.

RITORSIONI - Soltanto ieri il presidente Ahmadinejad, rieletto appunto nelle contestate elezioni di questo mese, aveva personalmente minacciato i Paesi europei (la Gran Bretagna in particolare) e gli Stati Uniti. Oggi la notizia, comunicata dall'agenzia di stampa semiufficiale iraniana Fars, conferma che, una volta sedate con la forza le proteste di piazza, le ritorsioni sono cominciate.

LONDRA: «È INTIMIDAZIONE, SUBITO RILASCIO» - La risposta di Londra non si è fatta attendere. Gli arresti di funzionari iraniani dell'ambasciata britannica a Teheran sono «un'inaccettabile intimidazione e una vessazione», ha detto da Corfù il ministro degli Esteri britannico David Miliband, che ha chiesto l'immediata liberazione degli arrestati. * IRAN/ 8

FRATTINI - Il ministro degli Esteri Franco Frattini al termine della riunione ministeriale dei Ventisette a Corfù, ha detto che l’Unione Europea chiede alle autorità iraniane di «liberare immediatamente i funzionari dell’ambasciata britannica» arrestati a Teheran, assicurando che la richiesta è stata unanime, così come la solidarietà espressa al Regno Unito. «Non possiamo accettare l’arresto dei funzionari di un’ambasciata» ha commentato Frattini.

KHAMENEI - La guida suprema iraniana, l'ayatollah Ali Khamenei, ha condannato quelli che ha definito i «commenti assurdi» dei dirigenti occidentali sulle contestate elezioni presidenziali del 12 giugno. Lo riferisce la tv di stato iraniana. Khamenei ha sollecitato le parti coinvolte nella crisi sull'esito del voto alle elezioni presidenziali a ricomporsi in una unità e a «non alimentare le emozioni dei giovani e aizzare le persone l'una contro l'altra».

LARIJANI: «NON SIAMO L'IRAQ» - L'Iran «non è l'Iraq, e neanche l'Afghanistan», ha dichiarato il Presidente del Parlamento iraniano, Ali Larijani, uno degli esponenti conservatori che nei giorni scorsi avevano preso le distanze dai risultati ufficiali delle elezioni presidenziali, ad Algeri per una visita di quattro giorni. Chiedendo all'Occidente di «rispettare la vita democratica dell'Iran», l'ex capo dei negoziatori sul nucleare di Mahmoud Ahmadinejad sembra invece sostenere le accuse del presidente secondo cui è l'Occidente ad aver fomentato le manifestazioni di protesta contro l'esito ufficiale del voto. Intanto la Federazione internazionale dei diritti umani ha dichiarato che oltre duemila sono le persone arrestate in Iran e centinaia quelle scomparse nel corso delle manifestazioni contro i risultati delle elezioni presidenziali.

 

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