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L'ombra di Al-Qaeda dietro al massacro nello Yemen

Daniele Martino - Ragionpolitica 16/6/2009

L'atroce massacro di nove persone nello Yemen porta con buona probabilità la firma di Al-Qaeda. Ciò che colpisce e indigna maggiormente sono le modalità e la conclusione di questo sequestro, con i terroristi che hanno ucciso tre bambini e tre donne (queste ultime dopo averle orrendamente mutilate). Inoltre, le 6 vittime adulte erano cooperanti di una organizzazione di volontariato olandese, mentre i tre bimbi erano i figli di una coppia di essi. Tutto questo scenario rende evidente come nello Yemen sia cambiata in maniera netta l'emergenza rapimenti; si è passati dai sequestri da parte di ribelli tribali desiderosi di abbondanti riscatti alle azioni terroriste dei fondamentalisti di Al-Qaeda. Il terribile eccidio di Saada è da ricollegarsi sicuramente all'arresto di Hassan Hussein Bin Alwan, avvenuto giovedì scorso nella provincia centro-settentrionale del Ma'rib. Bin Alwan era il finanziatore diretto di Al-Qaeda nello Yemen e in Arabia Saudita: a detta del primo ministro yemenita Ali Mohammed Mujawar si è trattato di «un arresto importantissimo, dell'uomo più pericoloso dello Yemen». La ritorsione per questo arresto non si è fatta attendere, e si è concretizzata nell'uccisione dei cooperanti e delle loro famiglie.

La criticità della situazione nello Yemen, con l'accrescersi dei pericoli per tutti gli occidentali nel paese asiatico, è da inquadrare nei complessi mutamenti geografici che stanno interessando il terrorismo islamico. Infatti i combattenti fondamentalisti vedono precluso ormai da tempo il luogo simbolo della resistenza anti-occidentale, l'Iraq. L'azione delle truppe occidentali (la strategia Petraeus) in collaborazione con le forze dell'ordine locali ha portato ad una certa stabilità irachena: ciò è stato determinato dal fatto che i sensibili miglioramenti delle condizioni di vita di gran parte degli iracheni, con un graduale ritorno ad una situazione di normalità, hanno fatto mancare ai terroristi il tacito appoggio delle popolazioni locali. Oggi i civili in Iraq collaborano maggiormente che in passato con le forze dell'ordine, sia locali che straniere, creando una tenaglia che di fatto porta all'isolamento ideale e logistico dei terroristi.

Perciò l'attenzione di Al-Qaeda ora si concentra su due fronti: da una parte l'Asia Centrale, con le continue tensioni in Afghanistan e Pakistan, dall'altra la Penisola Arabica e il Corno d'Africa. Inoltre, non occorre dimenticare che la Penisola Arabica (gli odierni Stati di Arabia Saudita, Yemen, Oman, Qatar ed Emirati Arabi) corrisponde al luogo primigenio dell'islam, che agli occhi di un combattente mujaheddin deve essere totalmente puro e privo di infedeli, ancora più che qualsiasi altra terra musulmana. Tenendo presenti le situazioni interne degli Stati della Penisola Arabica è evidente che lo Yemen è l'unico campo d'azione per il terrorismo islamico: infatti le altre compagini statali presentano una notevole solidità e nessuna emergenza sociale, dati i grandi proventi che derivano dalle attività petrolifere (e anche turistico-finanziarie negli Emirati). Nello Yemen non è così: non c'è petrolio, se non in quantità modeste, e a livello di popolazione il paese ha ben 20 milioni di abitanti (poco meno dell'Arabia Saudita) ma su una superficie cinque volte inferiore, e senza le risorse di cui dispone Riyad. Il risultato è una situazione di povertà endemica, che ha prodotto sia i sequestri a scopo di riscatto sia l'infiltrazione terroristica che riscuote proseliti sempre maggiori.

La vicinanza dello Yemen alla Somalia rischia per di più di creare un'area di crisi estremamente importante per la stabilità ed il commercio internazionale. La vittoria dei fondamentalisti in Somalia, con l'imposizione della versione più intransigente della shari'a, e le attività piratesche contro i navigli nel Golfo di Aden sono in stretta connessione anche economica con le forze di Al-Qaeda nella penisola araba, di cui lo Yemen è il teatro di azione principale. Questo determina il rischio di una conflittualità alta e duratura nel paese, dove c'è il rischio di un'aggiunta in maniera permanente delle azioni fondamentaliste ai sequestri per denaro effettuati da tempo. Lo Yemen sarà un nuovo Afghanistan?

 

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