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Teheran, doppia manifestazione. Il governo imbavaglia la stampa straniera

Mousavi annulla il corteo, ma un gruppo di sostenitori si raduna davanti alla tv di Stato. Folla pro-Ahamadinejad

Il consiglio dei Guardiani: ricontare i voti. Obama: «Turbato da violenze»

Corriere 16/6/2009

TEHERAN - Un'imponente folla di sostenitori del presidente Ahamadinejad è scesa in piazza a Teheran. La tv di Stato Iranian sta trasmettendo in diretta il grande raduno di manifestanti con bandiere tricolori nazionali che occupano la grande piazza di Vali Asr, nel nord della capitale. La tv, che trasmette non-stop la manifestazione, alterna immagini in diretta della piazza con altre che mostrano gli effetti delle distruzioni: auto incendiate, cabine telefoniche e punti bancomat distrutti.

NUOVO CORTEO DEI MODERATI - Non lontano, sul viale Vali Asr, i sostenitori di Mousavi si sono radunati davanti alla sede della televisione di Stato. Nessuno slogan, solo cartelli con scritto «Silenzio, calma» e fotografie dell'ex candidato riformista. Un chilometro più a nord, sull'incrocio Park Way, si sono concentrati in forze i reparti anti-sommossa della polizia. Poco prima il leader moderato aveva revocato una manifestazione in programma alle 14.30 nella stessa piazza dove si sono riuniti i sostenitori di Ahmadinejad. Mousavi ha spiegato di aver preso questa decisione per «salvare vite umane». La tv di Stato ha intanto riferito che il Consiglio dei Guardiani della Costituzione si dice «pronto» a ricontare i voti, ma che le elezioni non saranno annullate.

RESTRIZIONI A REPORTER - Il governo ha imposto nuove restrizioni alla stampa: a tutti i giornalisti (stranieri e iraniani che lavorano per media di altri Paesi) è stato impedito di scendere in strada per dare informazioni sulle manifestazioni in corso e scattare fotografie. I reporter, secondo la direttiva, possono lavorare solo dall'interno dei loro uffici, effettuare interviste telefoniche e seguire gli aggiornamenti dai media di Stato. È invece vietato «partecipare o coprire le manifestazioni che si tengono senza l'autorizzazione del ministero dell'Interno». Il Ministero della cultura, che rilascia gli accrediti ai giornalisti stranieri in Iran, ha reso noto che i corrispondenti possono continuare a lavorare dai loro uffici, ma «non possono coprire eventi senza il coordinamento o l'autorizzazione del ministero». Una fonte governativa ha detto alla France Presse che il provvedimento vuole garantire la sicurezza dei rappresentanti dei media stranieri a Teheran.

SETTE MORTI - Resta dunque incandescente la situazione in Iran, dopo le proteste scoppiate a seguito della proclamazione dei risultati elettorali delle presidenziali, che hanno visto la contestata rielezione di Mahmoud Ahmadinejad. Sette civili sono stati uccisi a Teheran nel corso della manifestazione di lunedì a sostegno dell'ex candidato alle presidenziali Mir Hossein Mousavi, dopo essere stati catturati da una unità militare. Lo hanno detto la radio ufficiale Payam e la tv iraniana in lingua inglese Press Tv. Secondo Radio Payam i sette facevano parte di «un gruppo di teppisti che voleva attaccare una postazione militare e danneggiare la proprietà pubblica nei pressi di piazza Azadi». Non solo: Mohammad Ali Abtahi, ex stretto collaboratore del presidente riformista Mohammad Khatami, sarebbe stato arrestato.

TENSIONI ISTITUZIONALI - Il precipitare degli eventi sta creando molte tensioni all'interno del Paese. Il presidente del Parlamento Ali Larijani ha attaccato il ministro dell'Interno per le violenze sui civili e gli studenti universitari. «Che cosa significa attaccare gli studenti nel mezzo della notte, nei loro dormitori, e i complessi residenziali dei civili? - ha detto Larijani in Parlamento -. Il ministro dell'Interno è responsabile dell'accaduto e dovrà rispondere».

OBAMA: «TURBATO» - Gli occhi di tutto il mondo sono puntati sull'Iran. Il presidente americano Obama si è detto «profondamente turbato» dalle violenze post-elettorali, ma ha confermato l'intenzione della Casa Bianca di proseguire «un dialogo duro e diretto» con le autorità di Teheran, di cui rispetta la sovranità. Obama, che per la prima volta ha preso direttamente la parola sulle vicende iraniane a margine dell'incontro con il premier Berlusconi, ha detto che bisogna continuare a indagare sullo scrutinio, visti i sospetti di brogli, ma che tutto cioè deve avvenire in maniera pacifica, senza violenze. Gli Usa mantengono una linea più prudente di quella scelta dagli europei, che auspicano un'inchiesta ufficiale per far luce sull'ipotesi dei brogli. Il portavoce di Obama, Robert Gibbs, ha sostanzialmente ripetuto quanto spiegato domenica dal vice presidente Usa Joe Biden in televisione, e cioè che ci sono dubbi sulla regolarità delle operazioni di voto. Al di là dei risultati, a Washington importa soprattutto che si ponga un termine ai programmi di arricchimento dell'uranio, per evitare che il regime dei mullah possa dotarsi dell'arma atomica, come ha ricordato Biden. Rispetto alle dichiarazioni di Gibbs, il Dipartimento di Stato ha avuto toni leggermente più duri. Uno dei portavoce, Ian Kelly, riferisce che gli Stati Uniti sono «estremamente preoccupati» dalla violenze in Iran. Anche la Francia, per bocca del primo ministro Francois Fillon, si dice «estremamente preoccupata dal peggioramento della situazione in Iran» e lancia un appello alle autorità iraniane «affinché facciano la scelta del dialogo, evitando il vicolo cieco di un irrigidimento».

AHMADINEJAD IN RUSSIA - Dal canto suo il presidente rieletto Mahmud Ahmadinejad è giunto a Iekaterinburg, negli Urali, per partecipare in qualità di osservatore alla giornata conclusiva del vertice del Gruppo di Shanghai (Russia, Cina, Kazakhstan, Uzbekistan, Tagikistan, Kirghizistan). Si tratta del primo viaggio all'estero del leader iraniano dopo la sua contesta rielezione. Ahmadinejad non ha fatto cenno alle proteste e agli scontri a Teheran, parlando della crisi mondiale e attaccando l'imperialismo e il capitalismo, uno dei suoi temi prediletti. «L'epoca degli imperi è finita e non rinascerà - ha detto -. L'ordine capitalista mondiale è ormai costretto a battere in ritirata». L'unico riferimento alla crisi iraniana è arrivato dal viceministro degli esteri russo, Serghiei Riabkov, secondo cui le elezioni presidenziali sono un «affare interno del popolo iraniano». Ahmadinejad, che ha avuto un incontro a quattr'occhi con il presidente russo Dmitri Medvedev, ha ricevuto le felicitazioni dei sei leader del Gruppo di Shanghai per la sua rielezione.

 

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