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Teheran, 170 riformisti arrestati Mousavi costretto ai domiciliari

Tafferugli per le strade della capitale dopo la vittoria di Ahmadinejad. Attacchi a banche e uffici in centro

FERMATO E POI RILASCIATO il fratello dell'ex presidente Mohammed Khatami

Corriere 14 giugno 2009

Uno dei manifestanti pro Mousavi (Afp)
MILANO
- Non si placano le proteste a Teheran, dove la polizia ha arrestato circa 170 dimostranti di cui 10 considerati le «menti» della rivolta dell'opposizione contro la rielezione di Ahmadinejad, altri 50 gli organizzatori. Lo ha reso noto il capo della polizia della capitale, secondo il quale i fermati «avevano programmato ieri i disordini nel loro quartier generale». Testimoni oculari hanno riportato che la polizia ha iniziato a sparare sui dimostranti a Motahari Street, con lo scopo di disperderli. Domenica mattina circa 200 persone si sono radunate in piazza Vali Asir, nella capitale iraniana, dove sono state affrontate dalla polizia in assetto antisommossa. Gli agenti hanno lanciato gas lacrimogeni per disperdere la folla. Alcune banche, un ufficio della compagnia pubblica delle telecomunicazioni e chioschi per la vendita di giornali sono stati attaccati dai manifestanti.

GLI ARRESTI - I violenti scontri tra polizia e manifestanti, scoppiati dopo la diffusione dei risultati elettorali che hanno sancito la vittoria di Mahmoud Ahmadinejad, hanno causato sabato tre morti e numerosi feriti. Fra gli arrestati nella notte anche il fratello dell'ex presidente Mohammed Khatami, che però in mattinata è stato rilasciato con altri due dirigenti, come ha riferito Rajab Ali Mazrui, un dirigente del Mosharekat, il principale partito riformista. Mazrui ha detto di non avere invece notizie sulla sorte di altri dirigenti arrestati, in particolare l'ex vice ministro dell'Interno Mostafa Tajzadeh, l'ex vice ministro degli Esteri Mohsen Aminzadeh e l'ex portavoce del governo Khatami, Abdollah Ramazanzadeh. Mazrui ha sottolineato che gli arresti sono avvenuti per impedire un incontro che il Mosharekat aveva ieri in programma con Mir Hossein Mousavi, il candidato moderato alle elezioni presidenziali di venerdì scorso, per decidere le prossime mosse dopo la proclamazione della vittoria del presidente in carica Mahmud Ahmadinejad. Un voto che secondo Mazrui «non ha alcuna legittimità».

CITTA' BLINDATA - Teheran è stata messa a ferro e fuoco: cassonetti sono stati dati alle fiamme dai dimostranti, mentre la polizia sta cercando di disperdere le manifestazioni (vietate dal regime) con il lancio di lacrimogeni e cariche. Diversi sono i feriti e le persone fermate dagli agenti in tenuta anti-sommossa. Teheran in serata è rimasta isoalata dal resto del paese, «con le linee interurbane di telefonia disattivate». Solo nella mattina di domenica i telefonini sono tornati a funzionare.

TENTATO LINCIAGGIO - Il nostro inviato a Teheran, Andrea Nicastro, ha documentato in diretta uno degli assalti dei poliziotti motociclisti, armati di manganello, contro la folla dei dimostranti. Nel video si assiste all'arrivo degli agenti, uno dei quali resta separato dai compagni e viene circondato dalla folla che tenta di linciarlo, mentre la sua motocicletta viene data alle fiamme.

MOUSAVI AGLI ARRESTI - Mir Hossein Mousavi, il candidato moderato, è «praticamente agli arresti domiciliari», perché gli è impedito di avere contatti con attivisti politici: così riferisce Rajab Ali Mazrui, dirigente del principale raggruppamento riformista, il Mosharekat, con cui ieri lo stesso Mussavi avrebbe dovuto avere domenica mattina una riunione, poi cancellata. L'ex premier moderato ha denunciato «numerose ed evidenti irregolarità» nel voto, annunciando che non si arrenderà alla «tirannia», e si è appellato con una lettera al supremo leader iraniano, Alì Khamenei.

AHAMADINEJAD: «ELEZIONI CORRETTE, PROTESTE NON IMPORTANTI» - Le proteste di chi ha messo in dubbio la correttezza delle elezioni in Iran «non sono importanti» e «non provocheranno alcun problema», ha detto il presidente rieletto Mahmud Ahmadinejad in una conferenza stampa. «In Iran - ha aggiunto Ahmadinejad - c'è assoluta libertà e le elezioni sono state pienamente corrette».

 

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