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Attaccare Teheran è rischioso, ma se Israele rinuncia sarà molto peggio

John R. Bolton - l'Occidentale 13/6/2009

A prescindere dall’esito delle elezioni di ieri in Iran, le trattative non riusciranno a porre fine alla sua minaccia nucleare nel breve periodo – se mai dovessero riuscirci. E vista la determinazione di Teheran ad ottenere armi nucleari, le speculazioni su un possibile attacco di Israele non solo continuano a circolare, ma aumentano ogni giorno di più.

Come potrebbe realizzarsi un attacco del  genere? Ovviamente, Israele dovrebbe prendere in considerazione diversi fattori – quali la tempistica e l’obiettivo, la difesa aerea iraniana in continua crescita, la dispersione e il consolidamento dei suoi impianti nucleari, i potenziali costi politici a livello internazionale, e “l’imprevedibilità” dell’Iran. La logica politico-militare iraniana, pur lontana dalla minacciosa irrazionalità della Corea del Nord, è difficilmente paragonabile a quella degli alleati NATO. Centrale in ogni decisione israeliana sarà la possibile risposta da parte dell’Iran.

L’alternativa per Israele è che i programmi nucleari e missilistici iraniani vengano portati a compimento, lasciando così che la sua stessa esistenza finisca in balia dei capricci del suo più grande avversario. Israele non può accettare in partenza di esporsi ad un rischio del genere. Ha già distrutto il reattore di Osirak nel 1981 in Iraq e un reattore costruito in Siria dai nordcoreani nel 2007. Un ulteriore elemento da considerare nei calcoli di Israele è rappresentato dalla crescente distanza dell’amministrazione Obama (soprattutto in contrasto con il suo predecessore).

Proviamo a considerare le risposte iraniane ipotizzate più di frequente in caso di attacco israeliano:

1) L’Iran chiuderà lo Stretto di Hormuz. Viene sovente indicata come una reazione automatica da parte iraniana – con il conseguente incremento astronomico del prezzo del petrolio causato dall’interruzione dei rifornimenti dai produttori del Golfo Persico –, ma in realtà si tratta di una opzione inopportuna e irrealizzabile per Teheran. Gli Stati Uniti  agirebbero rapidamente per sopraffare qualsiasi tentativo di chiudere lo Stretto, e l’Iran correrebbe il rischio di subire attacchi militari sul proprio territorio. Un conflitto militare diretto con Washington trasformerebbe una situazione critica per l’Iran – l’interruzione del suo programma nucleare – in una potenziale catastrofe per il regime. Una prudente copertura da parte dei commercianti di petrolio e dei paesi consumatori (sebbene non sia il loro punto di forza, storicamente) servirebbe a minimizzare qualsiasi impennata di prezzo.

2) L’Iran taglierà le proprie esportazioni di petrolio per accrescere i prezzi a livello mondiale. Un embargo iraniano delle proprie esportazioni di petrolio porterebbe alla completa rovina la già debole economia interna, facendo crollare il valore della moneta. Ciò sarebbe molto simile all’embargo di Thomas Jefferson nel 1807 sulle esportazioni americane per proteggere le spedizioni marittime statunitensi dalle interferenze britanniche e francesi. Quella decisione danneggiò gli Stati Uniti molto più che gli europei. Persino i mullah iraniani se ne rendono conto. Un’altra mossa senza senso.

3) L’Iran attaccherà le forze statunitensi in Iraq e Afghanistan. Alcuni estremisti a Teheran potrebbero sostenere questo approccio, o persino attacchi a basi statunitensi o a obiettivi arabi nel Golfo – ma agire in tal modo significherebbe rischiare una ritorsione diretta degli Stati Uniti contro l’Iran, come in passato diversi nostri comandanti in Iraq avevano già suggerito. Un incremento della violenza in Iraq o Afghanistan potrebbe in realtà prolungare la presenza militare  statunitense in Iraq, nonostante l’attuale piano di ritiro del presidente Barack Obama. Inoltre, affrontare l’esercito americano, seppur in maniera inizialmente limitata, comporta dei rischi enormi per l’Iran. Teheran può anche credere che l’atteggiamento in politica estera della nuova amministrazione Obama, improntato alle scuse generali, possa proteggere l’Iran da un’escalation statunitense, ma sarebbe estremamente pericoloso per gli iraniani scommettere sulla nostra maggiore debolezza di fronte ad un aumento delle vittime americane in Iraq o in Afghanistan.  

4) L’Iran aumenterà il proprio sostegno al terrorismo globale. E’ un’opzione sempre aperta, e comporta in particolare un aumento della possibilità di colpire obiettivi statunitensi con attacchi a livello mondiale. Supponendo, tuttavia, che Obama non intenda degradare ulteriormente le nostre capacità d’intelligence e che il nostro livello di guardia rimanga elevato, l’opzione del terrorismo al di fuori del Medio Oriente è estremamente rischiosa per l’Iran. Se Washington trovasse le prove di attività terroristiche iraniane dirette o indirette in America, ad esempio, persino l’amministrazione Obama dovrebbe considerare una ritorsione diretta verso l’Iran. Se da una parte, a Teheran cerca il  conflitto con gli Stati Uniti sul piano retorico, nella realtà preferisce mirare ad obiettivi al proprio livello o più piccoli.

5) L’Iran lancerà attacchi missilistici su Israele. Dato che tutte le opzioni finora considerate rischiano di portare ad un maggior coinvolgimento diretto da parte degli Stati Uniti, Teheran deciderà di reagire, con tutta probabilità, contro il suo effettivo aggressore: Israele. Servendosi delle sue capacità missilistiche, e forse delle sue forze aeree, l’Iran potrebbe infliggere pesanti danni ad Israele, specialmente agli obiettivi civili. Di certo, si può solo immaginare cosa sarebbe in grado di fare Teheran una volta in possesso delle armi nucleari, e questo fa parte dell’analisi dei costi e dei benefici che Israele dovrebbe effettuare prima di lanciare un attacco per prima. Un’azione militare diretta da parte dell’Iran contro Israele, tuttavia, provocherebbe una reazione israeliana ancora più estesa, che ad un certo punto potrebbe arrivare a coinvolgere le stesse capacità nucleari di Israele. Di conseguenza, le Guardie Rivoluzionarie iraniane dovrebbero riflettere attentamente e a lungo prima di scatenare i propri mezzi contro Israele.

6) L'Iran scaglierà Hamas e Hezbollah contro Israele. Andando per eliminazione, ma applicando anche una logica strategica, l'opzione più probabile per l'Iran è quella di reagire attraverso Hamas e Hezbollah. Un aumento degli attacchi terroristici nel territorio di Israele, incursioni militari da parte di Hezbollah attraverso la Linea Blu, e, soprattutto, salve di missili sia dal Libano che dalla Striscia di Gaza, sono tutte possibilità da prendere in considerazione. In piena violazione della Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, non solo l'Iran ha riarmato completamente Hezbollah dopo la guerra con Israele nel 2006, ma i missili di Hezbollah a più lungo raggio oggi mettono a repentaglio le vite dell'intera popolazione civile israeliana. Inoltre, la capacità missilistica di Hamas può essere facilmente rafforzata, così da raggiungere un più ampio raggio e una maggiore carica esplosiva per colpire Israele, creando una sfida su due fronti.      

Qualsiasi decisione da parte di Israele che implichi l'uso della forza comporterà dei pesanti rischi per la  sua popolazione civile, e lo stesso vale per gli attacchi simultanei e preventivi contro Hezbollah e Hamas, collegati ad un attacco contro gli impianti nucleari iraniani. Naturalmente, Israele dovrà ponderare gli attuali rischi per la propria sicurezza e la propria sopravvivenza, mettendoli a confronto con i rischi a lungo termine che rappresenteranno una minaccia alla sua stessa esistenza una volta che l'Iran avrà acquisito le armi nucleari.

Questo breve resoconto dimostra perché un'opzione militare di Israele contro il programma nucleare dell'Iran non sia molto allettante, ma anche perché decidere di non agire sarebbe la scelta peggiore. Tutti questi scenari diventeranno infinitamente più pericolosi una volta che l'Iran avrà a disposizione armi nucleari. E lo stesso vale per la vita quotidiana in Israele, così come in ogni altra parte della regione e nel mondo intero. In molti sostengono che un'azione militare israeliana spingerà gli iraniani a correre in supporto del regime dei mullah, gettando la regione nel caos politico. Al contrario, un attacco accompagnato da una efficace campagna di propaganda politica pubblica potrebbe indurre la popolazione iraniana a ribellarsi a quel regime oppressivo. La maggior parte dei leader del mondo arabo accoglierebbe positivamente una soluzione del problema nucleare iraniano da parte di Israele, sebbene di certo non possano ammetterlo pubblicamente e continuino a garantire retoricamente il proprio appoggio all'Iran in caso di un attacco israeliano. Ma la retorica da parte dei suoi vicini arabi sarà la sola consolazione che l'Iran riuscirà ad avere.

D’altro canto, la maggiore pressione dell'amministrazione Obama nei confronti di Israele sulla soluzione dei due stati e gli insediamenti nel West Bank, dimostra la crescente distanza tra Israele e Washington. Sebbene non sia di alcuna utilità lamentarsi per il fatto che Israele avrebbe dovuto lanciare il suo attacco durante gli anni di Bush, l'occasione persa è davanti agli occhi di tutti. Per il resto del mandato di Obama, l'incertezza nel sostegno ad Israele da parte dell’amministrazione americana continuerà a perseguitare i governi israeliani e a complicare i loro calcoli. Anche l'Iran se ne renderà conto e cercherà di trarne vantaggio. E' questa un'altra ragione ancora per cui i rischi e i dilemmi di Israele, già tanto complicati, non faranno altro che aumentare nel tempo.

© The Wall Street Journal
Traduzione Benedetta Mangano

 

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