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Capitalcomunismo: le radici europee del «doppio Stato» cinese

Il tedesco Fraenkel nel 1941 pubblicò « The Dual State », un saggio sul nazismo utile per capire l' attuale situazione del Paese asiatico

Aurelio Lepre - Corriere della Sera 15 maggio 2005

L' odierna struttura della Repubblica popolare cinese sembra uno scherzo della storia: il governo è nelle salde mani di un forte partito comunista, ancorato alla tradizione e celebratore del pensiero di Mao Zedong, mentre l' economia segue le regole del neoliberismo. Mai visto niente di simile, scrivono di solito i commentatori, facendo molte riserve sulla riuscita di un esperimento così azzardato. E certo, se guardiamo alle premesse teoriche del comunismo, la conclusione è che in Cina è apparso un vero e proprio mostro, un capitalcomunismo o un comuncapitalismo, di una specie del tutto inimmaginabile in passato. Ma, se riflettiamo più a fondo, dobbiamo arrivare a una conclusione diversa: per quanto concerne la sostanza, se non l' apparenza, non solo qualcosa di simile c' è già stato, ma la sua forma fu anche teorizzata sessantacinque anni fa.

Lo fece il tedesco Ernst Fraenkel, in un' opera celebre, pubblicata nel 1941 con il titolo The Dual State negli Stati Uniti, dove si trovava in esilio ( la traduzione italiana uscì da Einaudi nel 1983, con un' introduzione di Norberto Bobbio), ma di cui forse non è stata rilevata a sufficienza l' importanza teorica, perché è stata riferita sempre e soltanto alla Germania nazionalsocialista. Ed è comprensibile, perché finora non ce n' erano stati altri esempi. Ma oggi se ne dovrebbe apprezzare in pieno la validità, in presenza di un « doppio Stato » - quello che si sta sviluppando in Cina - che, in quanto a duplicità, ha caratteri ancora più netti di quelli che aveva la Germania di Hitler.

Negli ultimi anni si è discusso spesso in Italia, e vivacemente, di « doppio Stato » . Ma in un' accezione molto più limitata di quella che gli dava Fraenkel. Con questa formula si è definita infatti una struttura clandestina, nata per iniziativa dello stesso governo o anche di forze economiche e politiche, che avrebbe operato occultamente per combattere l' opposizione con metodi illegali. Non m' interessa in questa sede tornare su una questione già aspramente dibattuta, ma soltanto rilevare che il « doppio Stato » di Fraenkel era tutt' altra cosa.

Lo studioso tedesco si trovava anche lui di fronte a uno Stato che aveva caratteri di assoluta novità. Lo Stato nazionalsocialista, notava Fraenkel, doveva risolvere il problema di conciliare un esercizio del potere politico estremamente arbitrario o discrezionale con l' ordinamento economico capitalistico, che deve reggersi invece su regole e norme. Si trattava proprio dello stesso problema che deve essere affrontato oggi dai dirigenti cinesi. Con una differenza sostanziale: per Fraenkel era il capitalismo tedesco ad avere necessità del « doppio Stato » ; in Cina è il potere politico ad averne bisogno, per non andare incontro a una gravissima crisi. Che poi ci riesca, è tutto da vedere.

Non è il caso di ricordare nei particolari l' analisi di Fraenkel. Quello che m' interessa sottolineare è la grande attualità della sua interpretazione e di alcune sue conclusioni. Il « doppio Stato » , arbitrario e irrazionale nella dimensione politica e, invece, razionale in quella economica, deve essere sostenuto da una « comunità di popolo » . La Cina di Mao fu costruita sui valori comunitari offerti dall' ideologia comunista, ma questo sostegno ha perduto oggi gran parte della sua efficacia, perché è entrato in contraddizione con una ideologia dello sviluppo alimentata esclusivamente dall' introduzione dell' economia capitalistica. Il gruppo dirigente di Pechino deve dare perciò alla « comunità di popolo » un significato diverso, simile a quello, fortemente improntato di nazionalismo, che Fraenkel riscontrava nel Terzo Reich. Inoltre, per mantenerne la coesione, deve continuare a prospettare l' esistenza, reale o immaginaria, di un pericolo esterno, che non può più essere rappresentato dall' economia di mercato. Una volta che essa è stata legittimata e interiorizzata, grazie alla costruzione di un « doppio Stato » , i dirigenti cinesi devono ricorrere, come facevano quelli nazisti, al « mito dello stato permanente d' emergenza » . Che stanno perciò ravvivando, grazie alle tensioni con Taiwan oppure, come è avvenuto di recente, a quelle con il Giappone.

Nella sua forma tedesca, che tendeva, secondo Fraenkel, a salvare il capitalismo, il tentativo di costruire un « doppio Stato » ebbe nel 1939 un tragico approdo, perché portò alla seconda guerra mondiale. Nell' attuale forma cinese, che mira invece a salvare il potere politico del partito comunista, riuscirà ad avere uno sbocco differente?

 

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