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Comunismo: il "doppio Stato" cinese e le analogie con quello nazionalsocialista

tratto da: Corrispondenza romana, 900/03 del 28/05/05

Il "doppio Stato" cinese è simile a quello nazionalsocialista? Sembra proprio di sì, stando a quanto scrive lo storico marxista Aurelio Lepre commentando, sul "Corriere della Sera" (15 maggio 2005) il saggio sul nazismo "The Dual State", pubblicato negli Stati Uniti nel 1941 dal tedesco Ernst Fraenkel e tradotto in Italia nel 1983.

"L'odierna struttura della Repubblica popolare cinese sembra uno scherzo della storia - scrive Lepre -: il governo è nelle salde mani di un forte partito comunista, ancorato alla tradizione e celebratore del pensiero di Mao Zedong, mentre l'economia segue le regole del neoliberismo". Molti dicono che non si è mai visto nulla di simile nella storia, ma, prosegue Lepre, "se riflettiamo più a fondo, dobbiamo arrivare a una conclusione diversa: per quanto concerne la sostanza, se non l'apparenza, non solo qualcosa di simile c'è già stato, ma la sua forma fu anche teorizzata sessantacinque anni fa".

Lo fece Ernst Fraenkel nel saggio sopra citato. "Lo Stato nazionalsocialista, notava Fraenkel, doveva risolvere il problema di conciliare un esercizio del potere politico estremamente arbitrario o discrezionale con l'ordinamento economico capitalistico, che deve reggersi invece su regole e norme". Per conciliare l'arbitrarietà della dimensione politica con la razionalità di quella economica, il "doppio Stato" aveva bisogno del sostegno di una "comunità di popolo". I valori comunitari offerti dall'ideologia comunista maoista hanno oggi perduto efficacia, perché sono entrati in contraddizione con l'introduzione di un'economia di tipo capitalista.

La Cina, secondo lo storico marxista, "deve perciò dare alla 'comunità di popolo' un significato diverso, simile a quello, fortemente improntato di nazionalismo, che Fraenkel riscontrava nel Terzo Reich" e, per mantenere la coesione, deve continuare a prospettare l'esistenza di un pericolo esterno. I dirigenti cinesi devono ricorrere, come facevano quelli nazisti, al "mito dello stato permanente di emergenza", che stanno ravvivando con le tensioni con Taiwan e il Giappone. Lepre si interroga, infine, sulla possibilità che queste analogie tra i due regimi conducano ad un medesimo drammatico esito, senza, però, dare una risposta. "Nella sua forma tedesca - conclude Lepre -, che tendeva, secondo Fraenkel, a salvare il capitalismo, il tentativo di costruire un 'doppio Stato' ebbe nel 1939 un tragico approdo, perché portò alla Seconda Guerra Mondiale. Nell'attuale forma cinese, che mira invece a salvare il potere politico del partito comunista, riuscirà ad avere uno sbocco differente?".

 

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